Cossiga
difende i 7 senatori a vita
Lettera a
Berlusconi: Voto non immorale
Dopo
le pesanti critiche della Cdl ai sette senatori
a vita, rei di aver votato la fiducia al governo
di Romano Prodi, Francesco Cossiga ha scritto
una lettera a Silvio Berlusconi.
"Quella inscenata dai gruppi parlamentari
del centrodestra è stata un'indegna gazzarra
- ha replicato - Ma la politica e il servizio
dello Stato sono stati per me cosa troppo seria,
perché io possa accettare accuse di immoralità".
"Romano Prodi - ha commentato Piero Fassino
- ha ottenuto la fiducia con 10 voti di vantaggio.
Ma ieri non abbiamo visto un'opposizione forte,
ma maleducata che non ha voluto rispettare neanche
personalita' eminenti del Paese, ex presidenti
della Repubblica tra i piu' amati dai cittadini
italiani". Anche Alfonso Pecoraro Scanio
ha definito "vergognose" le contestazioni.
Nella lettera, il Presidente emerito della Repubblica
Cossiga ha stigmatizzato senza mezzi termini
"l'indegna gazzarra inscenata dai gruppi
parlamentari della Casa delle Liberta' mentre
esprimevano il loro voto a favore della mozione
di fiducia al Governo Prodi i senatori a vita,
di diritto e di nomina presidenziale".
tanto piu' che la contestazione ha coinvolto
"non solo me, Andreotti e Scalfaro, "ragazzotti"
che da oltre mezzo secolo "battono"
le strade della politica e che a ben piu' violenti
tipi di scontro e di colluttazione, di insulti
e di imprecazioni, e da pulpiti politicamente
ben piu' solenni del vostro, dalla destra di
Giorgio Almirante alla sinistra di Giancarlo
Paietta, ma con minore astio, maleducazione
e cattiveria, sono adusi, ma per i due nuovi
senatori a vita che per l'ambiente finora professionalmente
frequentato, le severe stanze della Banca d'Italia
e gli alacri studi di progettazione d'alto livello,
pensavano di trovarsi nel "salotto buono"
della politica italiana, tra l'altro architettonicamente
copia della Camera dei Deputati del Regno di
Sardegna, a Palazzo Carignano, in Torino, e
si sono trovati per colpa vostra sbalzati in
un ambiente da suburra di quartiere malfamato
della Roma della decadenza!".
"Ben diversa -ammonisce Cossiga- e' l'accusa
di 'immoralita" che tu, con molta avventatezza
e leggerezza, hai rivolto ai senatori a vita
che hanno votato la fiducia per il governo Prodi,
me compreso Si fosse trattato di una accusa
per qualche mio normale ma irregolare "rapporto"
per cosi' dire?. sentimentale con qualche bella
ragazza venezuelana o napoletana da te presentatami,
passi! Ma la "politica" ed il servizio
dello Stato sono stati per me e per la mia famiglia
cosa troppo seria, perche' io possa accettare
accuse di immoralita' da un, anche se simpatico
ed abile, "Paperon dei Paperoni" prestato
alla politica, e non senza utile personale!".
Cossiga ricorda all'ex premier: "Avevo
proposto, il giorno che furono indette le elezioni,
che i senatori a vita, di diritto e di nomina
presidenziale, qualora nel voto per la fiducia
al nuovo governo il loro singolo voto dovesse
essere determinante in un senso o nell'altro,
al fine di non alterare il risultato elettorale,
espressione della volonta' popolare, si dovessero
astenere dal voto, pur dichiarando la loro preferenza
politica. Ma questa mia tesi e proposta non
e' stata accolta da nessuno".
"Se fossi stato moralmente certo che il
mio solo voto sarebbe stato determinante a favore
della fiducia al Governo Prodi, avrei dichiarato
la mia preferenza politica per esso, ma non
avrei partecipato al voto -continua Cossiga-
Ma poiche' il mio voto non avrebbe avuto questo
effetto, ho votato tra i vostri lazzi ed insulti.
Premetto che nella mia vita politica, nelle
elezioni cui ho preso parte e con leggi elettorali
ben piu' serie, ho raccolto centinaia di migliaia
di voti individuali di preferenza e che ho ricoperto
non poche cariche pubbliche: consigliere comunale,
deputato, senatore, piu' volte sottosegretario
di stato, anche con deleghe delicate, piu' volte
ministro, presidente del Senato ed infine presidente
della Repubblica (di qualche legittimazione
politica ed istituzionale saro' pure dotato,
pur non avendo costruito Milano II, e non essendo
proprietario di Fininvest, Publitalia, Mediaset
e Mediolanum e di, pare, sedici tra ville e
palazzi?.)".
Infine, Cossiga ricorda il precedente del 18
maggio 1994, data della formazione del primo
Governo Berlusconi: "Fui autorevolmente
incaricato (io, che non avevo alcuna intenzione
di votare a suo favore) di "organizzargliene"
una (di fiducia)! I senatori erano trecentoventisei,
di cui undici erano senatori a vita, presenti
in Aula furono trecentoquindici e trecentoquattordici
i votanti; centocinquantotto voti era la maggioranza
richiesta. Votarono "si" centocinquatanove
senatori, centocinquantatre furono i contrari
e due gli astenuti, che al Senato valgono per
voto contrario. Il Governo Berlusconi ottenne
la fiducia per un solo voto, a garantirla tre
senatori a vita: Giovanni Agnelli, Francesco
Cossiga e Giovanni Leone. Nessuna accusa di
"immoralita"' ci fu rivolta ne' dalla
sinistra ne'? da te!".