Berlusconi
attacca il governoe chiude il dialogo sulle commissioni
Napolitano smentisce la Cdl
"Improprie polemiche
su ministri" premier promette un' opposizione
senza sconti e rivela: "Clima di odio, temo
per la mia persona".
ROMA,
22.05.06 - Una opposizione senza sconti, la richiesta
della verifica del voto di aprile, il timore che
l' "odio" della sinistra possa fomentare
qualche squilibrato, la convinzione che il governo
Prodi non durerà. E l' intenzione di ritirare
i parlamentari del centrodestra, nel caso in cui
il Capo dello Stato dovesse negare lo scioglimento
anticipato delle Camere se dalla verifica delle
schede venisse fuori una maggioranza diversa da
quella attuale. Questi i temi con cui, dal salotto
di Porta a Porta, Silvio Berlusconi è tornato
ad alzare i toni del confronto politico.
No
a negoziati su presidenze commissioni.
Berlusconi ribadisce il no a qualsiasi negoziato
sulla presidenza delle commissioni parlamentari.
Perfino l' ipotesi di Gianfranco Fini a capo di
quella degli Esteri viene giudicata "poco dignitosa".
Chiede che la maggioranza conceda la presidenza
delle giunte parlamentari per le elezioni all' opposizione,
ma al contempo denuncia il "blitz" di
Franco Marini al Senato con l' attribuzione di 13
senatori del centrosinistra contro i 10 della Cdl.
I
nuovi sondaggi.
Il Cavaliere rende noto l' ultimo sondaggio dell'
agenzia americana - l' unica che prima di aprile
si avvicinò all' esito reale del voto - secondo
il quale il centrodestra è in vantaggio sul
centrosinistra con il 52,8% contro il 46,7. Il che
dimostra, secondo Berlusconi, come molti italiani
abbiano cambiato idea dopo "l' occupazione
indegna del potere" da parte del centrosinistra.
La
verifica dei voti.
"La Cassazione ha deciso senza un controllo
approfondito" attacca Berlusconi, sottolineando
che, in molti casi, nello spoglio delle schede "si
sono violate le regole". Boccia la squadra
del governo Prodi, salva solo il responsabile dell'
Economia, Tommaso Padoa Schioppa ("Ha qualche
competenza specifica") e il ministro dell'
Interno, Giuliano Amato.
Verifica
voto e ritiro parlamentari.
A proposito della verifica del voto di aprile, Berlusconi
minaccia il ritiro di tutti i parlamentari della
CDL, ma solo come estrema ratio: nel caso in cui,
una volta verificato che la maggioranza vera non
è quella attuale, il Capo dello Stato si
rifiutasse di sciogliere le Camere.
"Scorretti"
i fischi a Ciampi.
Parla anche dell' ex Presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi: ricorda che ha "il cuore
a sinistra", ma condanna i fischi a lui indirizzati
"principalmente dai banchi di An" in Senato,
definendo "scorrette" quelle manifestazioni
che pure erano "istintive".
Niente
sconti alla maggioranza.
Su un tema importante come quello della politica
internazionale, spiega Berlusconi, non andremo in
aiuto della maggioranza se avesse difficoltà
a far passare i provvedimenti. Su questi temi, "se
il governo non ha una posizione unitaria, non è
degno di essere maggioranza". Nonostante ciò,
se su altri questioni vi saranno proposte "nell'
interesse dei cittadini", aggiunge, la Cdl
sarà pronta a votarli. Cita in particolare
i temi della legge Biagi ("E' perfettibile
e potremo migliorarla insieme") e l' amnistia
("Dopo tanti anni è positiva").
Ce
n' è anche per gli alleati.
Il Cavaliere definisce un "errore capitale"
la decisione di modificare la legge elettorale e
in particolare di introdurre il premio di maggioranza.
Spiega, però, di aver sempre privilegiato
la coesione del governo.
"La
sinistra ha occupato tutto".
E' contro la "concentrazione del potere della
sinistra" che Berlusconi focalizza il suo intervento:
parla di "preoccupazione sincera sentita dai
cittadini" ma precisa di non aver mai parlato
di "regime". Tuttavia, denunciando "l'
odio" di certi signori della sinistra, ammette:
"Ho qualche timore a stare tra le gente perché
qualche esaltato si può sempre trovare".
Il
referendum. Tornando
a parlare di politica, Berlusconi sottolinea l'
importanza del referendum costituzionale ("Sarà
la prova di chi è la vera maggioranza del
Paese") e del partito unico (potrebbe iniziare
"come federazione di partiti"), fermo
restando che "al cento per cento" la leadership
sarà sua.