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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

VISTI DAGLI ALTRI
L' talia?. Ha un “ governino”.

Di Ermanno Filosa

28 mag 2006 – Al Quirinale un presidente, con un passato politico da comunista doc: Napolitano giudicò positica la invasione ungherese del ‘56 da parte della Russia; di piu’: affermò, che la Russia con la sua invasione difendevala libertà dei popoli.Veramnete incredibile .Il nostro presidente della Repubblica non merita sconti e in Ungheria non PUÒ andare. Soprattutto in quei giorni, nel prossimo autunno, in cui a Budapest si ricorderanno i 50 anni dell' invasione sovietica. A lanciare il diktat è un gruppetto sparuto ma autorevole di magiari, quelli raccolti intorno a «56 Alapitvany» (Fondazione '56). Sono in diciannove, tutti accomunati dallo stesso destino: essersi ribellati agli occupanti venuti da Mosca e aver pagato per questo con duri anni di galera. Ma quale credibilità possiamo avere quindi sul piano storico-politico?.

"Gli italiani hanno finalmente il loro governo di centrosinistra, ma forse bisognerebbe parlare di 'governino', un esecutivo debole e di incerta durata", dice El Pais. Dopo aver lamentato la scarsa presenza femminile e gli interminabili negoziati tra i partiti, El País ancora scrive che nel governo spiccano i nomi di D'Alema agli esteri, di Amato all' interno e soprattutto dell' ex dirigente della Bce Padoa-Schioppa: "Quest' ultimo dovrà fare miracoli per curare il malato italiano, sottoposto a forti pressioni da parte della Commissione europea e del Fondo monetario internazionale".

Il New York Times, poi , torna sullo scandalo che ha sconvolto il calcio italiano a poche settimane dai mondiali: "Fino a poco tempo fa Moggi, l' ex direttore generale della Juventus, aveva un potere superiore a quello dei ministri e di poco inferiore a quello del papa. Non a caso i ministri gli chiedevano favori, come nel caso degli ex responsabili dell' interno Pisanu e dell' economia Siniscalco. Nel giro di poche settimane, l' Italia ha assistito al crollo di Moggi e Berlusconi, due personaggi potenti ma di modeste origini".

Il Washington Post si sofferma sulla decisione del governo Prodi di ritirare le truppe dall' Iraq: "Prodi ha detto che la guerra in Iraq è stata un "grave errore" che rischia di infiammare il Medio Oriente, e ha confermato che l' Italia ritirerà i suoi 2.700 solati dal paese. Il premier abbandona dunque la linea di sostegno incondizionato agli Stati Uniti portata avanti da Berlusconi".

"Prodi può finalmente cominciare a governare", scrive il Financial Times. "Nel suo discorso al senato, il Professore ha usato i toni giusti, sottolineando la necessità di dare uno scossone al paese per interrompere il declino morale ed economico che ha caratterizzato l'era Berlusconi. Ma non sarà un' impresa facile, perché oggi la situazione italiana è molto peggiore di quella che Prodi affrontò dieci anni fa. E i partiti di sinistra potrebbero vanificare la ripresa del paese costringendo Prodi ad abrogare la legge Biagi sulla flessibilità del lavoro".

Le Figaro preferisce descrivere la politica estera del nuovo governo nel suo insieme: "Oltre ad annunciare il ritiro dall' Iraq, nel suo discorso programmatico Prodi ha riaffermato la vocazione europeista dell'Italia e ha auspicato l' adozione di una nuova costituzione europea entro il 2009".