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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

IL PUNTO DI MARCO ZACCHERA
Servizi segreti e rispetto della legalita´.

Come comportarsi davanti a casi come il rapimento nel 2003 a Milano di un leader islamico gravemente sospettato di terrorismo da parte di agenti americani operanti sul nostro territorio?

Penso occorra una seria riflessione che vada al di là delle polemiche politiche. E' indubbio infatti che siamo in uno stato di diritto dove è impensabile che si vada in giro alla James Bond sequestrando le persone, così come preferisco che sul nostro territorio nazionale operino i nostri servizi piuttosto che la CIA (o chi per essa) come se fosse a casa prorpia e non in un altro (il nostro) stato sovrano.
E' però evidente che in certi casi non si possono usare gli stessi strumenti propri delle indagini normali di polizia: IN QUESTI ANNI SE IL NOSTRO PAESE E' RIMASTO FUORI DA GRAVI ATTENTATI E' STATO ANCHE PERCHE' C'E' STATA UNA EVIDENTE, VALIDA E GIUSTA POLITICA DI INTELLIGENCE , DI PREVENZIONE E DI CONTROLLO CHE HA SAPUTO PRESERVARE L'ITALIA. QUESTO BISOGNEREBBE RICONOSCERLO, PER ESEMPIO, AI CINQUE ANNI DEL GOVERNO BERLUSCONI.

Tornando al caso milanese, non sempre nelle operazioni antiterroristiche si possono osservare tutti i crismi della legalità e i tempi imposti dalle leggi per tutelare i comuni cittadini, o addio indagini e ti saluto terroristi.
E' difficile trovare insomma un modo "standard" di comportamento, così come è ipocrita far finta di nulla.
Credo quindi che si debba operare in una misura giusta ed equilibrata che si concretizzi da una parte nel non abusare e non esagerare, ma dall'altra che - entro certi limiti ben controllati dall'autorità politica e parlamentare, affinchè tutto resti inquadrato in uno sfondo di legalita' - si debba e si possa però eccezionalmente intervenire a prescindere dal diritto internazionale e non mi scandalizzo per questo.
I terroristi non usano i guanti bianchi e se è necessario intervenire per prevenire questo fenomeno è giusto farlo senza per questo che i nostri agenti rischino la galera.

Lo dico con fermezza: le indagini ed i metodi devono stare "nei limiti", è chiaro, e soprattutto devono seguire gli ordini ed essere controllati anche "a posteriori", ma ci possono essere specifici casi in cui i servizi siano autorizzati ad operare "out border" quando e' in gioco seriamente la libertà delle istituzioni e la sicurezza dei cittadini.
Altro aspetto: attenti ai "depistaggi" , alla demagogia, alla sottile polemica politica perchè c'è chi vuole destabilizare i vertici dei nostri servizi di sicurezza, metterci le mani sopra e renderli il piu' possibile inefficienti. Tanto per essere chiari sono molto preoccupato quando penso che alcune persone che fanno parte della maggioranza di governo sono apertamente schierate con chi è fin troppo "comprensivo" con zone grigie dove i terroristi sono considerati più "resistenti" che assassini .

Il potere politico sembra aver scambiato poi troppo spesso, almeno in passato, queste vicende di intelligence estremamente serie mischiando la sicurezza nazionale con le storielle rosa. L'indipendenza e l'autorevolezza dei nostri servizi deve essere garantita in modo forte, deciso, perchè altrimenti si mette veramente in dubbio la sicurezza di tutti.

Anche su questi temi è aperto il dibattito, mentre non mi stupirei che dietro alle indagini di Milano ci sia la strada per una sostituzione prossima proprio dei vertici dei servizi, magari per scegliersi capi politicamente più vicini lala sinistra od usi a "navigare" su rotte diverse. Una ipotesi sulla quale sarà opportuno tenere gli occhi molto aperti.