L'ex
premier interviene alla Camera: "Parlamento
esautorato"
Poi si appella all'Unione: "Così
non si va avanti, riannodare dialogo"
Manovra,
Berlusconi: "Stato di polizia"
Bersani: "Incita all'infedeltà
fiscale"
La replica del ministro per lo Sviluppo economico:
"Una vergogna"
ROMA,
02.08.06 - "Sorvegliare e punire".
Questa secondo Silvio Berlusconi la filosofia
che ispira la manovra bis del governo. Il decreto,
sul quale si vota la fiducia, introduce "una
sorta di stato di polizia" ma soprattutto
un "principio di tracciabilità del
contribuente" e riduce lo Stato a "grande
inquisitore" dei cittadini con una "schedatura
totale come mai s'è visto in una democrazia
liberale". Replica il ministro dello Sviluppo
economico Pierluigi Bersani: "Berlusconi
istiga all'infedeltà fiscale". E
il viceministro dell'Economia, Vincenzo Visco:
"L'ex premier mente sapendo di mentire".
Intervento
lancia in resta quello di Berlusconi alla Camera,
ma se da un lato giudica l'operato del governo
"preoccupante e pericoloso" e paventa
"il rischio di esautorare il Parlamento",
dall'altro auspica che venga ripreso "il
filo del dialogo" e fa appello alle "persone
di buon senso e buona volontà",
così le chiama, rispondendo a chi gli
chiede se non abbia già individuato,
magari fra gli ex Dc della Margherita, un interlocutore.
Alla fine, standing ovation: lui seduto, gli
alleati dell'opposizione in piedi, lungo applauso
e cori: "Po-po-po...".
Gabelle, insprimenti fiscali, controllo dei
contribuenti. Questi, osserva l'ex premier,
gli elementi introdotti dal decreto: "Chi
paga è naturalmente un malfattore costretto
a provare la sua innocenza". Poi difende
la politica fiscale del suo governo e "l'aumento
delle entrate dell'erario" degli ultimi
5 anni, mentre le nuove disposizioni "comprimono
riservatezza e libertà del singolo":
"Un modo di operare preoccupante e pericoloso"
dove "il furore ideologico prevale sul
senso di responsabilità".
Non
si fa attendere la replica di Visco: "Da
presidente del Consiglio faceva l'apologia degli
evasori, da capo dell'opposizione lancia una
campagna di propaganda per far apparire straordinaria
l'introduzione in Italia di norme fiscali molto
più garantiste di quelle che esistono
in Paesi civilissimi. La verità è
che Berlusconi non vuole la libertà di
impresa nelle regole, ma la libertà di
infrangere le regole".
Gli
fa eco Bersani, che giudica "una vergogna"
che ci sia "un'istigazione così
violenta a una disabitudine alla fedeltà
fiscale. Trovo anche che al presidente Berlusconi
sia sfuggito un particolare: se stiamo incassando
soldi in più per il fisco, non è
per le misure di Tremonti, ma perché
abbiamo detto mai più un condono".
Quanto alle liberalizzazioni, "lui ha avuto
5 anni per fare liberalizzazioni a cominciare
da quelle del sistema radiotelevisivo, e si
è dimenticato di farle.
Comunque le faremo noi".
Ma
l'ex premier insiste. "Un programma di
liberalizzazioni serie prevede la rottura del
monopolio sindacale, l'eliminazione dei privilegi
delle cooperative e la privatizzazione delle
utilities pubbliche". E' "una sorta
di vendetta sociale spacciata come un provvedimento
di liberalizzazione spuria, la cui parte più
rilevante è dedicata alla tassazione.
Le liberalizzazioni che toccano i settori strategici
non sono state neppure immaginate".
E
qui l'"apertura al dialogo", che lascia
capire come l'ex premier non abbia rinunciato
affatto alle larghe intese. Su "un decreto
legge che blinda una maggioranza in decomposizione
varrebbe la pena di un confronto serio, ampio
e approfondito, perché gli italiani si
chiedono: quanto si può andare avanti
così?".
E
avverte: se governo e maggioranza continueranno
a "esautorare il Parlamento" i cittadini
"esprimeranno il loro dissenso in piazza.
Siamo stati sollecitati dai nostri elettori
a portare la protesta nel Paese". Per questo,
insiste, "ci auguriamo che il filo di un
dialogo sulle emergenze del Paese possa essere
ripreso. Gli appelli del capo dello Stato vanno
in questa direzione. Se ci sono persone di buon
senso e buona volontà, si facciano avanti".