«Grande
fratello» fiscale, Fini: porteremo la gente
in piazza.
03.08.06
- Il governo ottiene la fiducia sulla manovra bis.
Il voto finale sul provvedimento che comprende la
minicorrezione dei conti, le liberalizzazioni di
Pier Luigi Bersani e il giro di vite fiscale di
Vincenzo Visco arriverà oggi, al termine
di una seduta fiume sui 194 ordini del giorno presentati
da maggioranza e opposizione. Un via libera ottenuto
senza troppi problemi, visto il vantaggio dell'Unione
alla Camera dei deputati, ma non indolore. Pesa
ancora il continuo ricorso al voto di fiducia. E
aumentano d'intensità le polemiche sul merito,
in particolare sul pacchetto fiscale.
La diagnosi politica la fa il leader di Alleanza
nazionale Gianfranco Fini: chiedere la fiducia sette
volte in 75 giorni di governo «è una
degenerazione patologica di una ipotesi che la Costituzione
prevede». La dimostrazione, secondo l'ex ministro
degli Esteri, è che il governo di centrosinistra
è «debole più di quanto non
si potesse pensare». Ma dalla Casa delle libertà
non arriverà nessun aiuto. Anzi, se il governo
metterà la fiducia anche sulla finanziaria,
«si assumerà una grossa responsabilità»
perché lo scontro «non si svolgerà
in Parlamento, ma nelle piazze».
Il termometro degli umori del centrodestra lo danno
gli applausi prolungati che i deputati della Cdl
(compreso Fini e il leader dell'Udc Pier Ferdinando
Casini) hanno dedicato al discorso di Silvio Berlusconi.
Un modo, ha spiegato il capogruppo di An Ignazio
La Russa, «per dimostrare la coesione del
centrodestra». E anche per «innervorsirli».
Quando Fini si è alzato per stringere la
mano a Berlusconi, e sono partiti i coretti «Silvio
- Silvio» e i «po-po-po» calcistico,
il centrosinistra ha chiesto al presidente della
Camera Fausto Bertinotti di fermare i battimani.
Bertinotti ha lasciato applaudire i deputati di
centrodestra e si è innervosito solo quando
è stato interrotto: «Penso - ha detto
Bertinotti - che chiunque abbia il diritto di applaudire
e di fischiare nel modo più contenuto possibile.
Chiedo solo di manifestare consenso e dissenso con
una sobrietà che renda gli spazi pubblici
agibili per tutti». Nessun incidente dopo
la protesta dei deputati leghisti, che hanno mostrato
il loro dissenso esponendo uno striscione con su
scritto «Prodi = indulto + tasse + clandestini»,
mentre Roberto Cota si augurava un rinvio alle camere
del decreto da parte di Napolitano.
Quando
è arrivato il voto a favore della fiducia,
nell'aula di Montecitorio ancora riecheggiavano
le accuse di Silvio Berlusconi e di Fini alla maggioranza
di centrosinistra. E l'ex premier è tornato
a essere il bersaglio dell'Unione per le sue frasi
contro il «grande fratello fiscale».
«È una vergogna un'istigazione così
violenta alla disabitudine alla fedeltà fiscale.
Trovo incredibile sentire Berlusconi inneggiare
all'evasione», ha protestato un insolitamente
aspro ministro allo Sviluppo economico Bersani,
irritato anche dal passaggio del leader della Cdl
sulle «liberalizzazioni spurie». «Berlusconi
- è stata la replica dell'esponente Ds -
ha avuto cinque anni per fare le liberalizzazioni
e ha dimenticato di farle. Le faremo noi, a partire
dall'informazione». Visco ha difeso le sue
norme.