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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Missione in Libano Uno sbarco-reality
di SIMONE GIRARDIN


03.09.06 - Le unità della squadra navale italiana sono comparse «nella rada di Tiro, il porto 85 chilometri a sud di Beirut, alle 6.40». Nelle prossime ore sbarcheranno «i primi 880 soldati di rinforzo» alla missione Unifil-2.
E ancora: «A causa del mare mosso la San Giorgio ha modificato la rotta verso Naqura: i fucilieri di marina del Reggimento San Marco sono sbarcati in un’insenatura protetta». Anche «i mezzi cingolati e i blindati del contingente hanno toccato terra a Naqura e si sono diretti verso Tiro». Si prevede che l’intera operazione di sbarco «durerà tra le 16 e le 20 ore».
Storie di dirette, tv e radio; o meglio di eccessi per descrivere lo sbarco dei nostri cingolati in terra libanese. Di eccessi perché ti saresti aspettato un minimo di silenzio su un’operazione militare così delicata. Vuoi per l’incolumità dei militari, vuoi perchè la guerra è sempre la guerra. E invece niente di tutto questo. Agenzie di stampa e televisioni fanno a gara nel seguire lo sbarco delle truppe italiane in Libano.
È una cronaca minuziosa, infarcita di particolari, che poche volte si è letta o sentita.
Si conosce tutto, perfino dove dormirà il nostro contingente: sarà alloggiato provvisoriamente «a Jebel Marun, 35 chilometri ad est di Tiro, in una caserma dell’esercito libanese». E via di immagini, foto, dirette.
Prima ancora uno stillicidio di notizie: «Sbarcati cinque AAV7 dei Lagunari del reggimento Serenissima dell’esercito». «Alle 8.30 un C-130J decollerà per Beirut dopo aver imbarcato 55 uomini, armamenti e materiale logistico di varia natura». E ancora: «A bordo verrà imbarcato anche un particolare macchinario, il “Ground power unit”, utile a garantire l’alimentazione elettrica agli elicotteri...».
Nulla è lasciato al caso. Anzi, si descrive tutto minuziosamente: «ore 13.09, è iniziato lo sbarco vero e proprio sulla spiaggia di Tiro. Al momento cinque mezzi anfibi dei lagunari della Serenissima si trovano sulla spiaggia di Tiro e hanno già preso posizione sulla spiaggia. Un’altra decina di cingolati si stanno avvicinando...». La “chicca”: si conosce persino il nome in codice dei nostri anfibi sbarcati nella spiaggia a sud di Tiro: “Green beach”. Sappiamo addirittura l’ora in cui l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, è atterrato nella spiaggia dove era previsto lo sbarco dei nostri militari a Tiro: sono le 12.28 italiane. Con lo stesso ammiraglio che, pochi minuti dopo, annuncerà: «Ora si può sbarcare» facendo capire l’imminente inizio delle operazioni «dopo il venir meno della risacca che le aveva ostacolate al mattino». Addirittura si entra anche nel privato con le telefonate dei militari che chiamano le famiglie: “Stiamo bene, la situazione è calma”. Alcuni si lamentano pe il clima: “Fa caldo”.
Insomma, di tutto di più. Flash, immagini, stralci di telefonate private, scaletta al secondo dei movimenti del contingente italiano. Altro che sobrietà, come richiederebbe una missione del genere.
Roba da farsa mediatica. Quasi che la missione in Libano si sia improvvisamente trasformata in un reality, dove al posto di Pappalardo e Dj Francesco ci sono lagunari, sommozzatori e colonnelli. Ma la sostanza non cambia: conosciamo e vediamo ogni loro minimo spostamento; a breve anche dove, quando e cosa mangeranno. Una coreografia da grande evento mediatico come è diventata la guerra. Che come ogni reality costa, e non poco. Si parla di una missione da 1 milione di euro al giorno tra stipendi, manutenzione mezzi, derrate alimentari, armi e via dicendo. E come in ogni show che si rispetti non mancano neppure i commenti dei politici. Perfettamente in linea quello del ministro degli Esteri sulla velocità di sbarco dei nostri soldati. Leggere per credere. Massimo D’Alema: «Siamo i primi come nella coppa del mondo di calcio... Ma i francesi stanno arrivando, secondi, credo molto a breve...».
Giusto così per un governo che è andato a letto paladino del pacifismo (“campioni di pace”, campeggiava sulla maglietta tenuta tra le mani da Prodi) e si è svegliato in guerra. O pensano anche loro di stare in un reality?

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