Forza
Italia la vorrei così
di
Paolo Guzzanti
Il Giornale del 3/9/2006 - Io spero che
Berlusconi legga questo articolo gettato giù
di furia. Scriverò in modo ruvido e sincero.
A me non piace affatto come stanno andando le
cose. Non mi piace come ci siamo accodati alla
guerra di capitan D'Alema, anche perché
già ci accodammo all' altra sua guerra,
quella contro la Serbia. I nostri lettori ed
elettori sono infuriati e chiedono: dov'è
il partito? Dov' è il cosiddetto centrodestra?
Che fa e che dice Berlusconi?
Io ho risposto su queste colonne (e anche su
quelle del New York Times) che sono contrarissimo
a questo intervento militare antisraeliano,
un ridicolo show muscolare di un' Europa delle
steppe e del foie gras che non ha mai saputo
badare a se stessa, non disarma Hezbollah e
non sbatte la canna della pistola sotto il naso
dell' Hitler di Teheran. Qualcuno dirà:
che c' entra tutto questo con il partito? C'
entra e come.
Punto primo: dobbiamo guidare l'opposizione
e dunque far vedere che ci opponiamo non che
siamo tanto carini, costruttivi e responsabili.
Io sono per una opposizione irresponsabile e
distruttiva perché la nostra gente sente
puzza di inciucio, anche se non c'è.
Secondo: la gente di Forza Italia è
furibonda perché nessuno l'ha chiamata
in piazza.
Terzo: il presidente di Forza Italia
deve rendersi conto che ha inventato il partito,
ha inventato il nome e il logo, le bandiere
e l' inno, ha inventato uno stile vincente (quando
vince), ma non ha inventato il suo elettorato
che, come notava Baget Bozzo, non è di
centro e non è di destra e dunque non
è di centrodestra. E questo Berlusconi
lo sa. O noi accettiamo di proporci come una
forza rivoluzionaria democratica (dove rivoluzione
non vuol dire violenza ma riforme radicali)
o siamo cotti.
-
Destra e centro sono già occupati da
tribù politiche stanziali, mentre noi
di Forza Italia siamo tutti nomadi e tuttavia
la pensiamo nello stesso modo: ma è importante
ricordarsi che come popolo esistiamo da prima
che Forza Italia esistesse, e che però
siamo insieme soltanto perché Berlusconi
ha creato Forza Italia, casa comune senza la
quale avrebbe vinto la lugubre macchina da guerra
comunista. A livello locale il partito è
in genere un disastro e credo che su questo
poco si possa fare, salvo cacciare i comitati
d' affari a calci nel sedere. Molti nostri elettori
se ne sono andati, e questo è un fatto
da analizzare con animo chirurgico, come è
un fatto che siamo e restiamo il primo partito
d' Italia, strutturalmente incapaci però
di contare nelle grandi scelte anche quando
governiamo.
-
Quanto all' identità, dovremmo schiodarci
dal sistema tolemaico della destra e della sinistra:
noi siamo futuro, mentre la sinistra è
il passato conservatore, ma che sa stare al
tavolo da gioco e si porta via il piatto anche
quando perde. Siamo un disastro come comunicazione
di massa, in televisione si vedono sempre le
stesse facce e non ho alcun ritegno ad indicare
me stesso come esempio. La Rai mi ha messo al
bando e Mediaset pure. I giornali e televisioni
che dovrebbero esserci vicini non hanno mai
imparato la lezione di Repubblica quando faceva
squadra con Espresso, RaiTre di Angelo Guglielmi
e Tg3 di Sandro Curzi. La struttura del partito
va rifatta e lasciamo perdere le idiozie generazionali.
A dirigere ci deve andare chi ha idee chiare
e distinte, chi ha polso fermo, voce chiara,
capacità di convincere e vincere. Il
nostro è un partito di ideali. Il minimo
comun moltiplicatore è l' anticomunismo
democratico liberale e di sinistra. Ciò
che unisce la sinistra italiana è il
filocomunismo, non importa in quale salsa. La
questione impronunciabile, l' eredità
del comunismo (e del fascismo) spacca ancora
l' Italia in due. Noi abbiamo bisogno di dare
spazio a gente che sappia interpretare questa
alleanza fra gente libera.
-
Io sono ammirato dallo show televisivo che questo
governo fa dei propri sbarchi militari. Noi
abbiamo difeso la libertà e combattuto
il terrorismo con la coda fra le gambe. È
stato un errore devastante aver ignorato ciò
che il Parlamento della Repubblica italiana
ha prodotto attraverso la Commissione Mitrokhin
e ora c' è bisogno di uno scossone ideologico,
di traumi e di gente che nella schiena abbia
un filo di ferro e non di lana. La minaccia
di far fuori il leader dell' opposizione attraverso
una legge ad personam per il conflitto di interessi
richiede, non soltanto per la persona di Berlusconi,
una mobilitazione di massa, visibile sulle piazze.
Altrimenti sarà inutile baloccarci con
il birignao sulla forma partito e la scialba
sociologia delle chiacchiere, perché
saremo già spacciati. E invece abbiamo
tutti, ma proprio tutti i numeri per vincere
e far vedere che la forma del partito è
quella di una lancia che butta giù un
governo dalla maggioranza taroccata, per riportare
gli italiani alle urne, senza mediazioni.