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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Stanno tentando di nuovo ad annientare Berlusconi
di Amedeo Gentile

18.09.06 - Se qualcuno ancora crede che la battaglia sia sul terreno della politica, che i fucili puntati siano contro Forza Italia, che le forze in campo stiano cercando di cannibalizzare o eliminare dalla scena il partito di maggioranza relativa del Paese, si sbaglia di grosso. Il quadro è un altro, ancor meno consolante. L’obiettivo è Berlusconi, lui e lui solo. Certo, poi a cascata verrebbe trascinato nel burrone tutto il resto, Forza Italia compresa, ma nel mirino c’ è l’ex premier, il fondatore di Mediaset, l’ uomo che da 12 anni a questa parte scombussola i piani di potere della sinistra. L’ aria che tira è da redde rationem, da resa dei conti finale.

Non c’ è argomento politico di questi giorni che non abbia come risultato finale quello di colpire Berlusconi: il conflitto d’ interesse (usato come una clava oggi e come la pistola per il colpo di grazia domani, quando sarà modificato a colpi di maggioranza, sempre che non si schieri per la revisione anche l’ Udc), la presa della Rai, la riforma della legge elettorale (che con la scusa di voler rendere più stabile la governabilità punta ad essere ritagliata per impedire a Berlusconi un ritorno a palazzo Chigi e al centrodestra la riconquista del potere), la questione giustizia (non solo la riapertura del processo spagnolo, ma anche Lodo Mondadori e Sme-Ariosto), la rivoluzione della legge Gasparri (con conseguente tentativo di distruzione di Mediaset, che comincerà spedendo sul satellite Rete4). Siamo in attesa delle altre perle che la maggioranza scoverà per coprirsi le spalle ed essere ancor più certa di riuscire a cancellare il nome di Berlusconi dal vocabolario della politica e dalla vita imprenditoriale del Paese.

Poi, continuiamo pure a parlare di riforma del partito, di circoli della libertà, di maggiore democrazia interna. Chissà a cosa servirà tutto questo una volta che la sinistra dovesse riuscire ad abbattere, annientare, rendere inoffensivo il fenomeno Berlusconi…

Lo scandalo Telecom è uno scandalo politico. Ecco perché.

Palazzo Chigi ha commissionato a una banca d’ affari un piano di ristrutturazione di Telecom e l’ ha spedita a Tronchetti Provera. Ora c’ è la prova provata di questa gravissima ingerenza del Governo nelle sorti di un’ impresa privata. Il Sole 24 Ore pubblica anche il biglietto autografo di Angelo Rovati, consigliere economico di Prodi (“Grazie per la disponibilità e a presto”), che accompagnava quel progetto.

La vicenda Telecom assume così i contorni di un vero e proprio scandalo politico. Non contano i più i minuetti dei comunicati, delle dichiarazioni, delle precisazioni. Non conta neppure se Prodi sapesse o meno dello scorporo di Tim.

Il problema vero è che esiste ormai la prova provata che Palazzo Chigi agisce come una merchant bank. Come ai tempi di D’Alema, ma anche peggio. Siamo passati dall’ unica “merchant bank a non parlare inglese” a una “merchant bank” che l’ inglese lo parla tanto bene da affidare a una banca d’ affari straniera un vero e proprio progetto di ristrutturazione di un’ azienda che, fino a prova contraria, è in mano ad azionisti privati, ha una sua dirigenza, è quotata in Borsa.

Ai tempi di D’ Alema, almeno, il Tesoro era detentore di una quota di azioni: non presentandosi in assemblea, rese vano ogni tentativo di difesa di Bernabè, consentendo la scalata dei cosiddetti “capitani coraggiosi”. Oggi lo Stato non possiede neppure un’ azione di Telecom e non si comprende a quale titolo e con quale diritto Palazzo Chigi abbia commissionato quello studio.

Ai tempi di D’ Alema si trattava, bene o male, di una privatizzazione. L’ operazione di Prodi mirava a una “nazionalizzazione”. Non c’ è modo di interpretare diversamente il “consiglio” a Tronchetti Provera di scorporo della rete “con quotazione e partecipazione rilevante (di controllo) della Cassa Depositi e Prestiti”.

Appare risibile che Angelo Rovati abbia agito “all’insaputa di Prodi”, come sostenuto con i dirigenti Telecom dal capo dell’ ufficio di presidenza del consiglio Daniele De Giovanni. In tal caso, Prodi prenda le distanze e licenzi Rovati. Appare altrettanto risibile il contenuto di una nota con la quale Palazzo Chigi, il 9 settembre, faceva conoscere la volontà del governo di non interferire sulle decisioni di una società privata. Il comunicato era frutto di una telefonata tra Tronchetti e Rovati, nel corso della quale il patron di Telecom obiettava sui contenuti di quel piano e otteneva (fonti Telecom) il sostanziale via libera allo scorporo di Tim. In che altro modo interpretare la nota di Palazzo Chigi? Nessuna interferenza dopo aver spedito a Tronchetti un vero e proprio piano di ristrutturazione?

Lo ripetiamo per chiarezza: in una sana democrazia liberale, l’ intervento a piedi uniti di Palazzo Chigi nelle libere decisioni dei manager di un’ impresa ad azionariato totalmente privato è inconcepibile e scandalosa. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Bruxelles.

Qualche domanda ancora, per finire: è vero che il progetto di Rovati (in Prodi) è stato redatto dalla Goldman Sachs di Costamagna, consulente di Murdoch e del Governo? Non è per caso la stessa Goldman Sachs della quale era consulente Prodi? E, di grazia, a quanto ammontano i costi di questo studio e chi li pagherà? La presidenza del consiglio (cioè tutti i contribuenti) oppure il banchiere d’ affari Prodi, di tasca sua?

Alle ore 5,00 di stamattina il fido Rovati ha dato le dimissioni dai suoi incarichi, addossandosi le colpe di tutto l’ accaduto.

Ricordiamo questo cognome: ROVATI

….scomettiamo che tra qualche tempo lo ritroveremo di nuovo in sella ed a capo di qualche importante struttura ? Quanto scommettiamo?

Cav. Amedeo Gentile
cel. +39 346.0175657