Il
dibattito a Montecitorio dopo la relazione
di Prodi
Tremonti:
«Non può continuare a governare»
L'accusa del deputato di Forza Italia:
«Non ha detto la verità».
Fassino:
«Insinuaxzioni e accuse al limite
della calunnia»
ROMA,
28.09.06 - Giulio Tremonti, intervenuto
per il Gruppo di Forza a Montecitorio
sul caso Telecom, ha attaccato Prodi frontalmente,
sostenendo che il suo discorso in aula
non ha affrontato i nodi della questione.
«Lei in quest' aula non ha detto
la verità e per questo non può
continuare a governare. È stato
un piacere vederla entrare, ma non è
stato un piacere sentirla. Lei non ci
ha parlato dell' ssenziale, della ragione
per la quale è stata convocato.
È lei che ha messo la Telecom sul
mercato dei capitali senza che ci fossero
i capitalisti - ha detto Tremonti - ora
lei ci dice che bisogna correggere questo
errore». Di più: Tremonti
ha attaccto duramente Prodi indicandolo
come parte in causa di una strategia politca
e affaristica su telecom. Quello preparato
da Angelo Rovati, ex consigliere
economico del premier Romano Prodi, su
Telecom, ha detto, «non è
un piano artigianale, è un piano
industriale, anzi, istituzionale; un vasto
piano da cui tutti avrebbero guadagnato»
e fra questi «la sua ditta politica,
con le mani in pasta perchè regista
della ristrutturazione di un settore-chiave,
come quello delle telecomunicazioni»,
e ci «avrebbe perso uno solo: il
contribuente italiano». E ancora:
«A Palazzo Chigi si concentra una
idea storta della politica: la confusione
tra affari e politica. Lei ha l' idea
che la politica serve per fare gli affari
e che gli affari servono per fare la politica.
Questo il paese non lo può accettare».
GIORDANO:
«PENSARE AI LAVORATORI PIU' CHE
ALL'AZIENDA» - La vicenda Telecom
insegna che bisogna «volgere lo
sguardo non all'impresa, ma alle lavoratrici
e ai lavoratori, così ci accorgeremmo
di fare gli interessi del Paese».
Franco Giordano è intervenuto alla
Camera nel dibattito su Telecom spiegando
che con tutto ciò che è
accaduto «siamo al saldo delle modalitá
della politica delle privatizzazioni italiane».
Per questo il segretario di Rifondazione
ha spiegato che quella degli ultimi giorni
è stata una «discussione
surreale».
FINI:
«PRODI NON È CREDIBILE»
- «Prodi non è credibile
quando dice "non sapevo". Sapeva
e agiva e contemporamentamente negava.
Ed è questa la ragione per cui
lo sdegno dell' opposizione è lo
stesso della maggioranza degli italiani».
Così il Presidente di An, Gianfranco
Fini nel corso della sua replica all'intervento
di Romano Prodi a Montecitorio sul caso
Telecom. Fini ha anche sostenuto che Prodi
ha agito "per organizzare una scalata"
a Telecom guidata dalle banche, cioè
«i centri di potere impegnati a
sostenerlo in campagna elettorale».
CASINI:
«NON HA CHIARITO NULLA»
- Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando
Casini nella sua replica ha sostenuto
che «il presidente ci ha ripetuto
quello che già sapevamo - ha detto
Casini - ma purtroppo questi chiarimenti
non hanno aggiunto nulla e nulla hanno
chiarito. Anzi hanno accresciuto la nostra
curiosità».
FASSINO:
«ACCUSE STATALISMO SENZA FONDAMENTO»
- Le accuse al governo «di una mentalità
statalista, dirigista, di voler nazionalizzare
le telecomunicazioni non hanno fondamento»,
ha replicato il segretario Ds Piero Fassino.
«Il governo Prodi non vuole statalizzare
alcunché, ma rafforzare iniziative
trasparenti di mercato e la Finanziaria
dimostrerà che vogliamo mettere
in campo una politica industriale perché
gli operatori siano più competitivi
di quanto siano ora. Se invece qualcuno
pensa di continuare a imbastire aggressioni,
troverà pane per i suoi denti.
Non ho sentito interventi che consentano
il confronto, ma una sequenza di osservazioni
e considerazioni maligne, insinuanti,
qualche volta al limite della calunnia
e con considerazioni che sono facilmente
ritorcibili verso di voi se dovessimo
adottare il vostro stesso stile polemico.
Sarebbe troppo facile di fronte a insinuazioni
al limite della calunnia sugli interessi
personali del presidente del consiglio
in carica, ricordare che l'unico governo
nella vita repubblicana, minato per 5
anni dal conflitto di interesse è
il vostro».
DILIBERTO:
«IL GOVERNO DEVE INTERVENIRE»
- «È venuto il momento
di dire con chiarezza una parola di verità.
Il governo non solo ha il diritto, ma
ha il dovere di intervenire quando si
tratta di settori strategici per l'economia
e del futuro di aziende con 90.000 posti
di lavoro». Lo ha detto il leader
dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto,
intervenendo alla Camera nel dibattito
sul caso Telecom. Soprattutto, ha aggiunto,
quando il gruppo dirigente di Telecom
ha intenzione di «separare la rete
fissa dalla telefonia mobile, mentre per
anni il medesimo gruppo dirigente aveva
sostenuto che il futuro del settore sarebbe
stato rappresentato dalla connessione»