Politica
/

Regresar
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Il dibattito a Montecitorio dopo la relazione di Prodi

Tremonti: «Non può continuare a governare»
L'accusa del deputato di Forza Italia: «Non ha detto la verità».
Fassino: «Insinuaxzioni e accuse al limite della calunnia»

ROMA, 28.09.06 - Giulio Tremonti, intervenuto per il Gruppo di Forza a Montecitorio sul caso Telecom, ha attaccato Prodi frontalmente, sostenendo che il suo discorso in aula non ha affrontato i nodi della questione. «Lei in quest' aula non ha detto la verità e per questo non può continuare a governare. È stato un piacere vederla entrare, ma non è stato un piacere sentirla. Lei non ci ha parlato dell' ssenziale, della ragione per la quale è stata convocato. È lei che ha messo la Telecom sul mercato dei capitali senza che ci fossero i capitalisti - ha detto Tremonti - ora lei ci dice che bisogna correggere questo errore». Di più: Tremonti ha attaccto duramente Prodi indicandolo come parte in causa di una strategia politca e affaristica su telecom. Quello preparato da Angelo Rovati, ex consigliere economico del premier Romano Prodi, su Telecom, ha detto, «non è un piano artigianale, è un piano industriale, anzi, istituzionale; un vasto piano da cui tutti avrebbero guadagnato» e fra questi «la sua ditta politica, con le mani in pasta perchè regista della ristrutturazione di un settore-chiave, come quello delle telecomunicazioni», e ci «avrebbe perso uno solo: il contribuente italiano». E ancora: «A Palazzo Chigi si concentra una idea storta della politica: la confusione tra affari e politica. Lei ha l' idea che la politica serve per fare gli affari e che gli affari servono per fare la politica. Questo il paese non lo può accettare».

GIORDANO: «PENSARE AI LAVORATORI PIU' CHE ALL'AZIENDA» - La vicenda Telecom insegna che bisogna «volgere lo sguardo non all'impresa, ma alle lavoratrici e ai lavoratori, così ci accorgeremmo di fare gli interessi del Paese». Franco Giordano è intervenuto alla Camera nel dibattito su Telecom spiegando che con tutto ciò che è accaduto «siamo al saldo delle modalitá della politica delle privatizzazioni italiane». Per questo il segretario di Rifondazione ha spiegato che quella degli ultimi giorni è stata una «discussione surreale».

FINI: «PRODI NON È CREDIBILE» - «Prodi non è credibile quando dice "non sapevo". Sapeva e agiva e contemporamentamente negava. Ed è questa la ragione per cui lo sdegno dell' opposizione è lo stesso della maggioranza degli italiani». Così il Presidente di An, Gianfranco Fini nel corso della sua replica all'intervento di Romano Prodi a Montecitorio sul caso Telecom. Fini ha anche sostenuto che Prodi ha agito "per organizzare una scalata" a Telecom guidata dalle banche, cioè «i centri di potere impegnati a sostenerlo in campagna elettorale».

CASINI: «NON HA CHIARITO NULLA» - Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini nella sua replica ha sostenuto che «il presidente ci ha ripetuto quello che già sapevamo - ha detto Casini - ma purtroppo questi chiarimenti non hanno aggiunto nulla e nulla hanno chiarito. Anzi hanno accresciuto la nostra curiosità».

FASSINO: «ACCUSE STATALISMO SENZA FONDAMENTO» - Le accuse al governo «di una mentalità statalista, dirigista, di voler nazionalizzare le telecomunicazioni non hanno fondamento», ha replicato il segretario Ds Piero Fassino. «Il governo Prodi non vuole statalizzare alcunché, ma rafforzare iniziative trasparenti di mercato e la Finanziaria dimostrerà che vogliamo mettere in campo una politica industriale perché gli operatori siano più competitivi di quanto siano ora. Se invece qualcuno pensa di continuare a imbastire aggressioni, troverà pane per i suoi denti. Non ho sentito interventi che consentano il confronto, ma una sequenza di osservazioni e considerazioni maligne, insinuanti, qualche volta al limite della calunnia e con considerazioni che sono facilmente ritorcibili verso di voi se dovessimo adottare il vostro stesso stile polemico. Sarebbe troppo facile di fronte a insinuazioni al limite della calunnia sugli interessi personali del presidente del consiglio in carica, ricordare che l'unico governo nella vita repubblicana, minato per 5 anni dal conflitto di interesse è il vostro».

DILIBERTO: «IL GOVERNO DEVE INTERVENIRE» - «È venuto il momento di dire con chiarezza una parola di verità. Il governo non solo ha il diritto, ma ha il dovere di intervenire quando si tratta di settori strategici per l'economia e del futuro di aziende con 90.000 posti di lavoro». Lo ha detto il leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, intervenendo alla Camera nel dibattito sul caso Telecom. Soprattutto, ha aggiunto, quando il gruppo dirigente di Telecom ha intenzione di «separare la rete fissa dalla telefonia mobile, mentre per anni il medesimo gruppo dirigente aveva sostenuto che il futuro del settore sarebbe stato rappresentato dalla connessione»