"Integrazione
vuol dire innanzitutto garantire agli immigrati
dei diritti"
Fini: "Sì
alle lezioni di Corano a scuola"
Il leader di An a Panorama: "Potrebbe essere
una materia facoltativa". Freddezza fra gli
alleati del centrodestra
ROMA,
17.11.06 - E se un bambino musulmano volesse studiare
il Corano a scuola? "Penso - dice Gianfranco
Fini - che avrebbe tutto il diritto di farlo, come
materia facoltativa". È la frase chiave
di un'intervista del presidente di An a Panorama,
in edicola questa mattina. Fini raccoglie consensi
nel suo partito e nel centrosinistra. Freddezza
fra gli alleati del centrodestra, con l'eccezione,
significativa, di Rocco Buttiglione. Fini precisa:
"Abbiamo bisogno di immigrati, che sono un'opportunità,
non un rischio. Integrazione vuol dire innanzitutto
garantire agli immigrati dei diritti, il diritto
di credere nel loro Dio e di professare il loro
culto. Al tempo stesso, si deve pretendere che accettino
la nostra cultura e adempiano precisi doveri".
Quali valori devono rispettare gli immigrati in
Italia? "Quello della separazione tra la sfera
religiosa e la sfera pubblica".
Nuovo
strappo dopo quelli sul referendum sulla fecondazione,
sui Pacs, sul voto agli immigrati? No, stavolta,
in An la maggioranza sapeva, anzi: "Se ne era
discusso qualche giorno fa al "Forum delle
idee", convegno di intellettuali di area",
testimonia Ignazio la Russa. Spiega Andrea Ronchi,
portavoce di An: "Le dichiarazioni a Panorama
vanno intese all'interno della nostra linea per
l'integrazione degli immigrati regolari. Linea che
passa attraverso la battaglia contro le scuole coraniche
di Milano e per la reciprocità di diritti
e doveri, anche nei Paesi musulmani. Quindi, sì
al Corano per i bimbi musulmani che lo richiedano,
ma rigorosamente nelle scuole italiane". Spiega
Ronchi che la proposta è anche un messaggio
agli islamici moderati: "Battete un colpo,
dateci una mano. La reciprocità non è
un ricatto, andremo avanti lo stesso. Ma vinciamo
insieme la battaglia contro il fondamentalismo".
D'accordo
Gasparri e d'accordo La Russa. D'accordo Daniela
Santanché, al centro di polemiche (costretta
alla scorta), dopo aver definito il velo islamico
"strumento di sottomissione": "Mio
figlio a scuola studia catechismo fuori dall'orario
scolastico, giusto prevedere che un bimbo musulmano
studi il Corano. Basta che non lo faccia nelle loro
scuole". E d'accordo anche Riccardo Pedrizzi,
presidente della consulta etico-religiosa di An:
"Non dobbiamo avere paura delle altrui identità,
dobbiamo invece riscoprire e riaffermare la nostra,
tornare a essere cristiani".
Buttiglione
sostiene che "Fini ha ragione". Ma aggiunge:
"Bisogna pretendere la garanzia che gli insegnanti
abbiano un titolo riconosciuto dallo Stato italiano,
in modo che il loro insegnamento non sia strumento
per combattere contro il mondo cristiano, ebreo
o occidentale". Altri toni da Maurizio Lupi,
Forza Italia: "Con tutto l'affetto e la stima
verso Fini, ritengo che abbia detto un'enorme stupidata.
Sarei a favore solo se le stesse cose fossero possibili
anche nel mondo musulmano". E Calderoli, Lega:
"Il principio che deve valere sempre è
quello della reciprocità".
Dall'altra parte, mostra interesse Andrea Ranieri,
responsabile dei Ds per "Sapere e innovazione":
"La proposta di Fini è un passo avanti.
Ma non deve essere in contrapposizione con la scuola
araba (non "coranica") di Milano, la quale
contribuisce all'integrazione e andrebbe considerata
come le scuole svizzere o tedesche. In realtà,
in molte scuole italiane già si fa intercultura,
già cioè si studiano le diverse culture
e si confrontano. Strada alternativa sia al multiculturalismo
inglese che affianca le diverse culture e all'assimilazionismo
francese, tentativi che non hanno dato i risultati
sperati". E Angelo Bonelli, capogruppo dei
Verdi alla Camera, propone a Fini di lavorare assieme
a una mozione parlamentare per introdurre subito
a scuola un'ora facoltativa di religione islamica.
Andrea Garibaldi - Corriere.it
RISPOSTA A FINI
di Andrea Gibelli*
17.11.06
La Lega Nord è contraria all'idea di insegnare
nelle scuole il Corano per favorire, a detta di
Gianfranco Fini in una intervista a Panorama, l'integrazione.
È un errore strategico, che non deve banalizzare
quel principio di reciprocità tra Islam e
Occidente e confonderlo con la laicità dello
Stato.
La prima questione da sottolineare è che
le comunità islamiche non si vogliono integrare.
Il tentativo che gli si offre, non è quello
di un'integrazione attraverso la... ...scuola pubblica,
ma quello di conservare la propria cultura all'interno
delle nostre istituzioni scolastiche. Non si tratta
solo dell'ora di religione, ma in questo modo viene
data cittadinanza ad una cultura che è antitetica
all'Occidente. Con l'Islam nelle nostre scuole andrebbero
riscritti i libri di testo e andrebbero demoliti
il concetto di metodo scientifico e quello di progresso,
che sono estranei al Corano e fanno affidamento
a tutta la tradizione giudaico-cristiana, che Maometto
ha rifiutato in radice.
Seconda questione: in questo modo verrebbe negata
la storia dell'Occidente. Come spiegheremmo Poitiers
nel 732 con Carlo Martello e il suo esercito di
Franchi? I Longobardi di Liutprando ad Arles meno
di dieci anni dopo? El Cid Campeador in Spagna,
Santiago Matamoros o il Generale Venier a Lepanto?
Padre Marco d'Aviano a Vienna o il Conte di Montecuccolo
sul Raab?
Tutto questo, per il principio di "culturalmente
corretto", verrebbe spazzato via. La ricetta
è una sola: in Occidente c'è una cultura
di riferimento ed una memoria storica; chi viene
in Occidente o diventa occidentale o non può
venire a casa nostra, né tantomeno nelle
nostre scuole, a queste condizioni.
* Parlamentare Lega Nord