Silvio
Berlusconi un leader senza alternative, indispensabile
al Paese.
28.11.06
- Berlusconi è un combattente generoso,
ha puntato molto sui circoli per imprimere una
spinta decisiva verso il grande partito del
centrodestra e non ha voluto, ancora una volta,
tradire la sua gente. Ha parlato per quaranta
minuti, il Cavaliere, dipanando un ragionamento
lucidissimo sulla libertà che la sinistra
sta affievolendo pericolosamente, e quando c'è
meno libertà non c'è libertà
perché Dio ha voluto l'uomo libero senza
aggettivi. E sul partito unico dei moderati,
che costituisce l'ancoraggio di libertà
in un Paese percorso ancora dai fremiti del
comunismo totalizzante che tira le redini del
governo Prodi.
Lo Stato di polizia fiscale che Visco sta costruendo
mattone su mattone è l'antitesi stessa
della libertà, e di fronte a questa sinistra
che ha vinto le elezioni per 24mila voti nella
notte degli spogli e dei brogli c'è bisogno
di unità, di coerenza e di forza morale.
Il partito della libertà è la
grande eredità, il valore aggiunto che
Berlusconi vuol lasciare al Paese dopo essere
già riuscito a modernizzare la politica
e a indirizzare l'Italia verso l'approdo bipolare
che è il segno distintivo delle democrazie
occidentali compiute.
Quando si è sentito male, Berlusconi
stava parlando proprio del partito della libertà,
"l'eredità politica che vi lascio".
Un'eredità, evidentemente, troppo prematura,
fuori dal tempo e dalla logica. Perché
se Berlusconi uscisse di scena l'opposizione
perderebbe non solo il suo leader, ma il suo
unico, insostituibile collante politico.
La politica non è solo sangue e sterco,
come diceva metaforicamente Rino Formica, o
meglio è anche questo, ma è soprattutto
l'esercizio della leadership e la sua pratica
applicazione nei gesti, nelle parole e nelle
azioni conseguenti. La prodigiosa rimonta elettorale
di aprile lo dimostra: molti, nel centrodestra,
remavano contro, rassegnati a una sconfitta
ineluttabile, e solo la caparbietà di
Berlusconi ha prodotto un miracolo non riuscito
per uno zero virgola, un nonnulla sul quale
peraltro gravano ancora le ombre dei brogli.
A Berlusconi non ci sono alternative, come non
c'è alternativa - se si vuol davvero
contrastare l'egemonia dell'Unione - a una ricomposizione
unitaria del centrodestra, almeno attraverso
una federazione di partiti con gli stessi valori
e gli stessi obiettivi.
L'esperienza dei giovani, in questo senso, è
una delle risorse per dare linfa a quel tessuto
connettivo costituito dai militanti di base
e dai segmenti sociali del popolo moderato che,
in quanto a spirito unitario, sono spesso più
avanti dei gruppi dirigenti. E ancora una volta,
vince Berlusconi, la sua capacità di
guardare lontano, la sua intelligenza, la sua
passione politica, la sua caparbietà.
E riflettendo ci sono volte in cui pochi istanti
danno il senso di una vita: esattamente ciò
che è successo ieri vedendo le immagini
del malore di Berlusconi, la sensazione è
stata di smarrimento e ciò che più
ha impressionato è che tale smarrimento
non ha coinvolto specificamente il centrodestra
o Forza Italia ma l'intero sistema politico.
È come se, per un istante, tutti abbiano
temuto di perdere qualcosa di molto importante.
Chi ha temuto di perdere il proprio leader,
chi non tanto il leader ma una sorta di padre
putativo, per altri l'uomo a cui è dovuto
il proprio impegno ed il proprio successo politico,
altri ancora - per lo più gli alleati
- la sponda che ha consentito loro di avere
con pochi voti tanto prestigio e tanto potere.
Infine, e questa per tanti è stata una
sorpresa, la sinistra ha temuto di perdere l'avversario.
Già, proprio così. La sinistra
degli insulti a Berlusconi, dell'aggressione
violenta al leader di Forza Italia, ha temuto
di perdere il rivale. Come in quei duelli romani
che non finiscono mai ed in cui alla fine vi
è un intimo, non rivelabile ma profondo
rispetto nei confronti dell'indomito duellante.
Gli istanti della paura sono stati rivelatori:
schiudono una prospettiva mai immaginata e sempre
esorcizzata: che ne sarà del sistema
politico italiano senza Berlusconi? Il centrosinistra
perde immediatamente ragion d'essere e si avvia
verso un inesorabile big bang. E noi, noi che
facciamo senza il nostro leader?
Non
riusciamo proprio ad immaginarci guidati da
altri
Amedeo
Gentile
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