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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Silvio Berlusconi un leader senza alternative, indispensabile al Paese.

28.11.06 - Berlusconi è un combattente generoso, ha puntato molto sui circoli per imprimere una spinta decisiva verso il grande partito del centrodestra e non ha voluto, ancora una volta, tradire la sua gente. Ha parlato per quaranta minuti, il Cavaliere, dipanando un ragionamento lucidissimo sulla libertà che la sinistra sta affievolendo pericolosamente, e quando c'è meno libertà non c'è libertà perché Dio ha voluto l'uomo libero senza aggettivi. E sul partito unico dei moderati, che costituisce l'ancoraggio di libertà in un Paese percorso ancora dai fremiti del comunismo totalizzante che tira le redini del governo Prodi.
Lo Stato di polizia fiscale che Visco sta costruendo mattone su mattone è l'antitesi stessa della libertà, e di fronte a questa sinistra che ha vinto le elezioni per 24mila voti nella notte degli spogli e dei brogli c'è bisogno di unità, di coerenza e di forza morale.
Il partito della libertà è la grande eredità, il valore aggiunto che Berlusconi vuol lasciare al Paese dopo essere già riuscito a modernizzare la politica e a indirizzare l'Italia verso l'approdo bipolare che è il segno distintivo delle democrazie occidentali compiute.
Quando si è sentito male, Berlusconi stava parlando proprio del partito della libertà, "l'eredità politica che vi lascio". Un'eredità, evidentemente, troppo prematura, fuori dal tempo e dalla logica. Perché se Berlusconi uscisse di scena l'opposizione perderebbe non solo il suo leader, ma il suo unico, insostituibile collante politico.
La politica non è solo sangue e sterco, come diceva metaforicamente Rino Formica, o meglio è anche questo, ma è soprattutto l'esercizio della leadership e la sua pratica applicazione nei gesti, nelle parole e nelle azioni conseguenti. La prodigiosa rimonta elettorale di aprile lo dimostra: molti, nel centrodestra, remavano contro, rassegnati a una sconfitta ineluttabile, e solo la caparbietà di Berlusconi ha prodotto un miracolo non riuscito per uno zero virgola, un nonnulla sul quale peraltro gravano ancora le ombre dei brogli.
A Berlusconi non ci sono alternative, come non c'è alternativa - se si vuol davvero contrastare l'egemonia dell'Unione - a una ricomposizione unitaria del centrodestra, almeno attraverso una federazione di partiti con gli stessi valori e gli stessi obiettivi.
L'esperienza dei giovani, in questo senso, è una delle risorse per dare linfa a quel tessuto connettivo costituito dai militanti di base e dai segmenti sociali del popolo moderato che, in quanto a spirito unitario, sono spesso più avanti dei gruppi dirigenti. E ancora una volta, vince Berlusconi, la sua capacità di guardare lontano, la sua intelligenza, la sua passione politica, la sua caparbietà. E riflettendo ci sono volte in cui pochi istanti danno il senso di una vita: esattamente ciò che è successo ieri vedendo le immagini del malore di Berlusconi, la sensazione è stata di smarrimento e ciò che più ha impressionato è che tale smarrimento non ha coinvolto specificamente il centrodestra o Forza Italia ma l'intero sistema politico. È come se, per un istante, tutti abbiano temuto di perdere qualcosa di molto importante. Chi ha temuto di perdere il proprio leader, chi non tanto il leader ma una sorta di padre putativo, per altri l'uomo a cui è dovuto il proprio impegno ed il proprio successo politico, altri ancora - per lo più gli alleati - la sponda che ha consentito loro di avere con pochi voti tanto prestigio e tanto potere. Infine, e questa per tanti è stata una sorpresa, la sinistra ha temuto di perdere l'avversario. Già, proprio così. La sinistra degli insulti a Berlusconi, dell'aggressione violenta al leader di Forza Italia, ha temuto di perdere il rivale. Come in quei duelli romani che non finiscono mai ed in cui alla fine vi è un intimo, non rivelabile ma profondo rispetto nei confronti dell'indomito duellante. Gli istanti della paura sono stati rivelatori: schiudono una prospettiva mai immaginata e sempre esorcizzata: che ne sarà del sistema politico italiano senza Berlusconi? Il centrosinistra perde immediatamente ragion d'essere e si avvia verso un inesorabile big bang. E noi, noi che facciamo senza il nostro leader?

Non riusciamo proprio ad immaginarci guidati da altri…

Amedeo Gentile
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