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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

I comunisti non sono più quelli di una volta
Non solo non mangiano più i bambini, ma litigano persino tra di loro.
Scontro furibondo Lombardi-Ricci

di Stefano Andrini

Lombardi
Ricci

21.11.06 - La settimana scorsa è stata la settimana dei litigi pubblici. Casini ha litigato con Berlusconi. Storace ha litigato con Fini. E fin qui nulla di orribile. Fra gente normale può capitare di trovarsi in disaccordo, persino di avere diverbi.

Persino durante l’ultima assemblea del Cgie abbiamo assistito ad un plateale battibecco fra due esponenti di Forza Italia, Lizzola e Romagnoli. Mollicone, rappresentante dell’Ugl al Cgie è in disaccordo con Ferretti, consigliere di An, sul ruolo dei patronati all’estero.

Ma il litigio fra Norberto Lombardi, rappresentante Ds al Cgie, e Rodolfo Ricci, segretario della Fiei (area Cgil), mi ha lasciato attonito. Loro no. Loro non possono scornarsi in pubblico.

E’ dal giorno in cui scoprii che la Befana non esisteva che non ci rimanevo tanto male.

Quelli di destra della mia generazione sono cresciuti col mito dell’organizzazione dei comunisti, della loro disciplina, della loro ubbidienza “pronta, cieca ed assoluta” per dirla con Giovannino Guareschi.

“Eh, se fossimo disciplinati come i comunisti…” - si sospirava nelle sedi della Giovane Italia e del MSI – “…mangiano i bambini, ma lo fanno in buon ordine e rispettando le gerarchie”

Ma, per quanto ci sforzassimo, noi non ci riuscivamo proprio ad imitarli. Intanto non ce la facevamo a parlare in comunist-politichese con tutta una serie di frasi fatte, ognuna buona per una particolare situazione. Ad esempio se il partito affermava che il sole girava intorno alla terra o che i carri armati russi entravano in Ungheria per liberare quel Paese dai fascisti, chi tentava di esprimere un’opinione differente venia tacciato automaticamente di “provocatore”.

Loro erano una setta. Loro erano pronti ad ogni sacrificio.

Per molti anni questa fu la loro immagine, peraltro corrispondente alla realtà.

Lo era ancora nel 1993, quando scoppiò Tangentopoli. Allora il pool di Mani Pulite non faceva in tempo ad arrestare i vari personaggi che quelli subito cantavano ed incastravano partiti, dirigenti, parlamentari. Finché Di Pietro arrestò il funzionario del PCI-PDS Primo Greganti, il famoso compagno G.

Messo davanti alle prove inequivocabili di aver ricevuto un miliardo e 246 milioni dalla Calcestruzzi e accusato di averlo fatto “per la direzione centrale del Pds”, Greganti, pur di tenere fuori il partito, si autoaccusa. “I soldi li ho presi per me” insiste a ripetere. Tenuto in carcere per quasi 5 mesi, viene poi processato e condannato in via definitiva a 3 anni per corruzione. Entra in carcere sorridente e sorridente ne esce. Come i protomartiri cristiani, che cantavano mentre venivano sbranati dalle belve.

Il mondo è davvero cambiato. Vai a vedere che davvero i comunisti non mangiano più i bambini. Senza dubbio non sono più quelli di una volta.

Intendiamoci, quando due comunisti litigano, lo fanno pur sempre in politichese, con frasi involute che, tradotte ed interpretate, sono più cattive dei peggiori insulti volgari.

Qual è stato l’effetto scatenante di questo scontro epocale? Ce lo spiega Lombardi nella sua replica a Ricci: “Nell’ultima assemblea plenaria ci siamo trovati di fronte ad una lunga ed impegnata “controrelazione” di Gian Luigi Ferretti alle comunicazioni del governo, incentrata prevalentemente sui dati della finanziaria, in quel momento ancora incerti. Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Ferretti è stato la citazione di una vera e propria requisitoria contro le politiche per gli italiani all’estero impostate dall’attuale governo, che poi è risultata essere stata scritta e firmata da Rodolfo Ricci”.

Capito? Il fatto che Ferretti abbia citato alcune giuste, oneste ed intelligenti osservazioni di Ricci non è piaciuto al suo compagno.

Così, non appena Ricci si è azzardato a pubblicare una sua, invero ragionata e garbata, analisi del Cgie, Lombardi gli è saltato al collo con una feroce requisitoria (in cui si trova la frase citata sulla citazione di Ricci da parte di Ferretti) che comincia con la frase acida: “nemmeno questa volta Rodolfo Ricci riesce a vincere il vizietto di “dettare la linea” sulle questioni che volta a volta interessano gli italiani all’estero” . Qualche riga più in giù ed ecco l’ accusa riguardante la “continenza grafica, in verità sconosciuta a Rodolfo”.

Ricci si guarda bene dal porgere l’altra guancia e nella sua replica (Ricci 2, la vendetta) sparge veleno a piene mani: “questo Norberto un po’incattivito, che io la sinistra la frequento praticamente da quando sono nato; poi, da quasi venti anni sono iscritti al suo stesso partito, di cui, nei 15 anni vissuti in emigrazione, sono stato anche, come si diceva una volta, parte dirigente”.

Vogliamo tradurre? A Lombardi che gli intima: “Taci, coglione, smettila di farti strumentalizzare dal nemico ”, Ricci risponde: “Brutta bestia, non mi fai paura. Tu non sai chi sono io nel partito”.

Mentre scrivo arriva la terza puntata di Ricci: “forse tra Norberto e il sottoscritto è quasi inevitabile che scatti questa automatica idiosincrasia come accade tra gli elementi in natura; fa parte dei cicli vitali e si attiva quando la noia raggiunge i livelli di soglia”

Con immediata risposta di Lombardi: “La replica di Ricci alla mia replica mi conferma nell’idea che il diritto ad essere lasciati in pace non è tra quelli meglio tutelati dalla nostra Costituzione”.

Traduzione di Riccio: “Non ti sopporto proprio”. Traduzione di Lombardi: “Non mi seccare più”.