Il
Professore: "L'alleanza è solida, l'ho
detto a Napolitano"
L'incarico a Prodi:
"Pronta la lista"
Il leader dell'Unione: "Sarà un governo
equilibrato e solido". Rientra la minaccia
del Pcdi, resta il nodo della Bonino
ROMA
- Ci siamo, o quasi. Ricevuto l' incarico per formare
il nuovo governo, Romano Prodi scioglierà
la riserva "al più presto", e cioè
presenterà mercoledì la lista dei
ministri. Forse già in mattinata. "È
pronta", aveva anticipato il leader dell' Unione
prima di recarsi al Quirinale per le consultazioni
con Giorgio Napolitano (prima di lui ci era andato
Berlusconi). Poi, uscito dal Colle, ha fissato per
mercoledì la dead line per la presentazione
della squadra di governo senza però fornire
anticipazioni ("l'avrete dopo il presidente,
non prima..."). Quindi ha illustrato il contenuto
del colloquio con Napolitano, passo propedeutico
al conferimento dell'incarico ottenuto alle 19 e
qualche minuto: "Ho rassicurato il presidente
della Repubblica che la nostra coalizione è
salda; ha affrontato delle prove complesse in questi
giorni come l'elezione dei presidenti della Camere
e del Capo dello Stato, ma ha la forza e la coesione
per costruire ora una squadra di governo".
Governo che, assicura Prodi, sarà "equilibrato
e solido".
LA LISTA - Ci siamo dunque, ma la strada
non è tutta in discesa. La conferma arriva
da Piero Fassino, lasciando l'ufficio del leader
dell'Unione dopo un lungo vertice dell'Ulivo che
proseguirà in serata. "La squadra sarà
pronta, mancano solo delle rifiniture", spiega
il segretario dei Ds. Le prossime ore serviranno
per cercare di mettere a posto gli ultimi tasselli
del puzzle della compagine governativa. Per Fassino
"gran parte dei problemi sono risolti, ora
si tratta di un'opera di completamento e rifinitura
individuando i viceministri e i sottosegretari".
La spina è quella della Rosa nel pugno che
ha mostrato insoddisfazione per lo stato della discussione
con il Professore, mentre è rientrata la
minaccia del Pdci.
IL PDCI NEL GOVERNO - "Faremo parte
del governo", ha annunciato Diliberto al termine
della segreteria dei Comunisti italiani convocata
anche per discutere dell'appoggio esterno al governo,
ipotesi estrema poi messa da parte. Spiega il segretario
del Pdci: "Abbiamo confermato la scelta già
presa di far parte a tutti gli effetti del governo
Prodi. Ribadiamo a lui che abbiamo fatto una rosa
di nomi autorevolissimi. Scelga all'interno di essa
e decida". Il Pdci ha indicato sei nomi: Alberto
Asor Rosa, il rettore dell'università di
Viterbo Marco Mancini, il giornalista Gianni Minà,
il presidente del tribunale di Roma Luigi Scotti,
il medico palestinese e presidente dell'Associazione
medici stranieri in Italia Fouad Aoudi ed il sindacalista
della Cgil Giampaolo Patta.
IL NODO BONINO - Resta aperta invece la trattativa
con la Rosa nel pugno. La Bonino ha accettato il
posto da ministro delle Politiche comunitarie con
la delega del commercio estero che le ha offerto
Prodi. Ma ha fissato certe condizioni. "A scanso
di equivoci, dico che, per quanto mi riguarda, sono
pronta ad accettare il compito ministeriale che
mi venisse prospettato, se giungessero due elementi
di chiarezza. Il primo è un impegno esplicito
e serio sulla grave vicenda che vede esclusi da
Palazzo Madama otto senatori regolarmente votati
ed eletti dal popolo italiano", spiega la Bonino
in una nota. "È una grave ferita - sottolinea
- alla legalità costituzionale. Chiedo ufficialmente
all'Unione e al suo leader di pronunziare al riguardo
parole chiare ed impegnative". "Il secondo
è un elemento di chiarezza sulla presenza
complessiva della Rosa nel pugno nella compagine
di governo", conclude la leader radicale.