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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Lettera aperta al Segretario del Cgie Carozza
Tieni conto del pensiero altrui se non vuoi essere responsabile della morte del Consiglio Generale
di Carlo Consiglio (Toronto)


23.02.07 - Caro Elio, sento nel profondo di me stesso di dover intervenire nell’epistolario tra te e l’amico Valter, per esternarsi il mio pensiero.

Valter dice delle cose giustissime che mi sento di sottoscrivere in pieno, e per sua fortuna riesce ad avere un tono pacato e piacevole, che purtroppo a me spesso manca.

Debbo riconoscerti di riuscire ad avere la stessa pacatezza e briosità nel rispondere.

Noto però tra l’esposizione tua e quella del tuo interlocutore la differenza che c’è tra il fumo e l’arrosto.

Valter ti sottopone problematiche serie cui tu sistematicamente, senza rancore, non dai risposta, nel senso che pur muovendoti con maestria nel pittoresco mondo delle parole, eviti di rispondere a precise domande.

Valter, mi è sembrato di capire, ti chiedeva se non fosse politicamente corretto e se non ritenevi giusto che quella che è stata una consuetudine che va avanti almeno da 8 anni, (io a differenza Sua ho partecipato all’altra legislatura e posso allungare il periodo di osservazione) venisse modificata dopo che tutti i Consiglieri riuniti in plenaria prendessero conoscenza della tua proposta.

Tu rispondi che il tuo nuovo modo di gestire dovrebbe “permettere a tutte e tutti i Consiglieri di essere più partecipi e disporre di maggior energie, agibilità,visibilità e tempo”.

Non è la prima volta che lo dici, e sono certo che la prossima volta che ci incontreremo potrò constatare che hai il naso un po’ più lungo.

Quello che affermi non è affatto vero. E sono convinto, (non voglio assolutamente essere offensivo in quello che sto per dire) che stai mentendo sapendo di mentire. E sai perchè ho questa convinzione: perchè sono sicuro che sei una persona che ha materia grigia nel cervello, e che hai trovato il sistema di farla funzionare, a differenza mia, che pur avendola, spesso non la so usare.

Con il tuo nuovo sistema appovato dal tuo Comitato di presidenza nulla cambia per le Assemblee continentali. Quattro erano prima e quattro sono adesso. Anzi a pensarci bene, quando vi è una plenaria straordinaria, per il passato ci si incontrava anche come assemblea continentale, e quindi ulteriore possibilità di confrontarsi sui problemi d’area.

Le commissioni tematiche si riuniranno una volta in più. Orbene quei 10 o 15 consiglieri potranno discutere in modo settoriale su certe problematiche, ma non avranno la possibilità di affrontare il dibattito che altri 10 o 15 consiglieri affrontano nella loro commissione, non potranno, e questo ritengo sia importante, dare il proprio contributo a quel dibattito. E tu sai quanto è stato importante il contributo dato nel dibattito avuto nella terza commissione, lo scorso gennaio, dal prof. Lombardi da Nazzareno Mollicone e da te stesso. Il risultato di quel dibattito è stato, a mio parere, ottimo anche e soprattutto per quel contributo. Quel contributo, mi rispondi, sarebbe comunque venuto, e comunque verrà in occasione della sintesi che sarà fatta nell’Assemblea plenaria.

E questo, a mio parere, è il nocciolo della questione. Con il tuo nuovo modo di gestire, questo contributo degli altri Consiglieri può venire solo due volte l’anno. Prima, con il sistema che ha fino ad oggi governato il Cgie avveniva tre volte l’anno.

Potrai sostenere, come sostieni, che se le commissioni tematiche si riuniscono a margine della Plenaria, i Consiglieri non posso valutare e documentarsi con la dovuta calma sulle proposte delle commissioni tematiche. Se questo è vero, è anche vero che varrebbe una volta su tre.

Se il tuo asserto ha un fondamento, allora non cambiamo il numero e il modo di gestione delle plenarie, ma ristrutturiamo completamente il sistema delle tematiche. Non riuniamole più a margine delle plenarie, ma in periodi diversi, magari con tele o video conferenze il cui costo potrebbe essere assorbito dal giorno di diaria pagato in meno.

Ma tutto ciò, caro Segretario, non va deciso tra te e me, o come avviene tra te e il tuo Comitato di presidenza, ma va deciso, a mio modo di vedere, dopo un dibattito del plenum (cortesia nei tuoi riguardi) come avviene in tutti gli organismi democratici.

Dopo aver detto ciò, ho trovato in me anche una spiegazione al mio sentire dentro la necessità di intervenire nel vostro epistolario.

Ho comunque partecipato ad una discussione a distanza, e ho elaborato alcune idée che valgono solo per me, chiaramente, ma che mi hanno reso più chiara la situazione e convinto sulla giustezza delle mie posizioni e di alcuni amici.

Caro Elio, consentimi un’ultima riflessione. Hai sostenuto di voler essere uomo di mediazione per tentare di recuperare sia una unità che non c’è e difficilmente ci potrà essere, che un modus vivendi che consenta al Cgie di operare, essere un propulsore per le politiche dell’emigrazione. Essere un organismo di rappresentanza degli italiani nel mondo.

Se vuoi davvero tentare di raggiungere un risultato in tale direzione, tieni conto anche del pensiero altrui, media e trova una sintesi. Purtroppo hai a che fare con chi potrebbe anche pensare di far spezzare la corda. E, Dio non voglia, ciò dovesse accadere, passeremmo dall’attuale Cgie che purtroppo sta morendo, e ancora in vita perchè sottoposto ad un accanimento terapeutico, ad un Cgie sepolto sotto metri e metri di terra.

Carlo Consiglio