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Indebita ingerenza
L’Unità, organo del partito di D’Alema, confessa: “Per convincere Pallaro è arrivata anche una telefonata di Kirchner, presidente dell’Argentina”
di Luigi Todini

02.03.07 - Totò Riina telefona a Taldeitali e gli dice: “Il capomafia di Corleone vuole che tu faccia come dice lui, altrimenti sono guai seri. Non parlare con nessuno di questa telefonata sennò….”. Il mattino dopo la Gazzetta di Corleone, edita dalla Cupola, riporta in bella evidenza: Per convincere Taldeitali è arrivata una telefonata di Totò Riina.

Assurdo vero?

Oggi sull’ Unità, l’ organo del partito del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli esteri onorevole Massimo D’ Alema (che ne è anche stato direttore) è apparso a grandi caratteri la scritta: E per convincere Pallaro è arrivata anche una telefonata di Kirchner, presidente dell’ Argentina.

Incredibile: è il mandante che confessa pubblicamente.

Nell’ articolo leggiamo: Una “moral suasion” sul senatore eletto come rappresentante degli italiani all’estero sarebbe venuta anche dal presidente argentino Kirchner. Un lavoro politico-diplomatico, insomma, sull’ indeciso Pallaro.

Ma quelli dell’ Unità si rendono conto della gravità estrema di quello che scrivono? “Un lavoro politico-diplomatico” le pressioni di un capo di stato straniero su un parlamentare della Repubblica Italiana?

E noi che ieri ci preoccupavamo di dire e non dire, ci contorcevamo in sfumature, facevamo appello ad una lettura fra le righe.

In altri tempi sarebbe scoppiata una guerra per molto meno.

Il Ministro degli esteri di un Paese normale avrebbe già convocato l’ ambasciatore argentino per chiarimenti. Ma in Italia il Ministro degli esteri è D’ Alema.

Hanno la faccia tosta di chiamare “moral suasion” (persuasione) ciò che è “immoral blackmail” (ricatto).

Se in Italia il Presidente della Repubblica, per assurdo, mi chiamasse e mi dicesse: “Ci terrei molto a che lei facesse questa cosa”, se ciò che mi viene prospettato non mi garba non mi preoccupo più di tanto e gli rispondo che non posso, non mi va o qualcosa del genere e tutto finisce lì.

Se avessi famiglia, beni, aziende in un Paese del Sud America e il Capo della nazione mi chiamasse per dirmi che avrebbe molto, ma molto piacere, che io facessi questo o quello, ebbene in questo caso mi preoccuperei, eccome. Non credo ci sia bisogno di dare molte spiegazioni.

Io spero che in molti, a sinistra come a destra, provino la mia stessa indignazione e la mia stessa ripugnanza. Non possiamo, non vogliamo permettere ad un governante di uno Stato estero di interferire sugli affari interni italiani così pesantemente, così sfacciatamente.

E ancora più forte la condanna per chi questa interferenza l’ ha richiesta.

Sulla vicenda ha già presentato un’ interrogazione parlamentare il senatore Eufemi dell’ Udc. Ecco perché Prodi & C. si sono sempre mostrati tranquillissimi anche quando Pallaro diceva che questa volta avrebbe votato no ad un governo che non teneva, non poteva tenere prima, e non tiene, non può tenere adesso, ad un governo prigioniero delle sinistre, che ha troppi interessi, e per giunta si tratta di interessi molto, molto distanti.

Il povero Pallaro è una vittima. Ormai ha perso definitivamente il suo libero arbitrio politico, non può più definirsi indipendente. Da oggi lo chiameremo Pallarò, perché come Ballarò è cosa loro, un docile strumento utile alla sinistra.

Non credo che gli stia bene. La scappatoia c’è: si dimetta da Senatore e ritorni alla sua tranquillità.

L’Italiano www.litaliano.it