Rossi,
il Lanzichenecco
Ugo
Gaudenzi
03.04.07,
ROMA - Il 6 maggio 1527 le truppe mercenarie
- in gran parte Landsknechte, lanzichenecchi
- dell imperatore Carlo V entravano
a Roma, per punire il papa Clemente VII per
il suo tradimento della parola data.
Venivano uccise seimila persone, saccheggiate
le case, depredati palazzi e chiese, incendiata
buona parte della città. L orda
di soldati affamati, senza paga e senza comandante
(il conestabile di Borbone era stato ucciso
dal Cellini con un tiro di colubrina da Castel
Sant Angelo) trasformarono Campo de
Fiori in un mercato a cielo aperto del bottino
raccolto nel sacco di Roma.
480 anni dopo il saccheggio è di nuovo
servito. Oggi come allora perché chi
comanda a Roma, il governo, è spergiuro,
non è affatto sociale,
non fa gli interessi del popolo, ma quello
della banda di oligarchi liberaldemocratici
che rappresenta, legati alle leggi del profitto
e dell usura. Per di più è
lo stesso governo che ha assoldato per l
assalto di quello che resta di Roma dei nuovi
lanzichenecchi, fornendo loro come interlocutore
il compagno-complice comunista
Guido Rossi.
Si vuole un sacco senza spargimento di sangue,
è vero... Ma con tante vittime: almeno
58 milioni di italiani.
E sul Mercato, come grida felice
il liberal-liberista Capezzone, vanno
gli ultimi residui della sovranità
economica nazionale, dopo Autostrade e con
lAlitalia il pezzo più pregiato:
Telecom. Le rimostranze di un Di Pietro
- burbere nella forma, acquiescenti nella
sostanza - sono il solito pannicello caldo
offerto ai sudditi-elettori. Se volesse fermare
quest ultima rapina, basterebbe, per
Di Pietro, uscire dal governo e dalla coalizione.
Ma non lo farà. Come non lo faranno
nemmeno i comunisti d.o.c. - quelli di Rifondazione
o quelli che si fregiano di italiani
- né i Verdi, né tantomeno i
post-comunisti Ds, compagni di partito e di
merende del Lanzichenecco.
Un Lanzichenecco, Rossi, molto caro a Prodi
e quella banda bassotti - Andreatta,
Prodi, Ciampi, Amato, Draghi - che dal
1993 ad oggi ha liberalizzato
e privatizzato - in una parola
svenduto - ogni impresa pubblica italiana,
rapinando beni e patrimonii strategici di
tutti noi per fare cassa, e cioè
per mantenersi al potere. Era stato questo
signore (immesso da Andreatta nel 1981 al
controllo della Consob, poi senatore del Pci
fino al 1992, quindi legale di Geronzi
per i crack Cirio e Parmalat, infine sia consulente
Abn Amro per la scalata allAntonveneta
e, in quanto amico di Moratti,
commissario del calcio italiano
dopo lo scandalo Moggi) già nel 1997
a realizzare la svendita di Telecom (la quinta
più grande holding di telecomunicazioni
al mondo) prima ad Agnelli e quindi, di fatto,
all illustre sconosciuto signor Colaninno,
che riuscì a comprarla - come nelle
migliori tradizioni italiane, vedi Alfa Romeo
- facendone uno spezzatino e pagandola di
fatto con i soldi stessi dell azienda
acquistata.
Ed è questo, ora, il signore - alleato
di Tronchetti Provera - chiamato a
vendere al mercato di Campo de Fiori
quel che resta delle telecomunicazioni italiane.
480 anni fa, al sacco di Roma seguì
la peste.
Questa volta vacciniamoci e... indirizziamola
bene.