Gli
errori si pagano
Dario Rivolta
10.04.07 - "Valeva
di più lo straniero infedele e, se non proprio
spia, almeno informatore per il mondo; valevano
di più i loro compagni tagliagole, ma certo
valeva di più vincere il braccio di ferro
con Karzai"
L'
hanno ammazzato a tradimento, senza nemmeno aspettare
la scadenza dell' ultimatum, senza nemmeno inventare
una sua possibile colpa a giustificare l' orrore:
giovane, come loro; afghano, come loro; musulmano,
come loro.
Valeva di più lo straniero infedele e, se
non proprio spia, almeno informatore per il mondo;
valevano di più i loro compagni tagliagole,
ma certo valeva di più vincere il braccio
di ferro con Karzai. Aveva ceduto, il Presidente
afghano, aveva mostrato la sua prima debolezza,
e bisognava stringerlo in una morsa. C' era da aspettarselo.
Perchè in Afghanistan è in atto una
guerra, non una partita a scacchi. E Karzai deve
proteggere il suo popolo e il suo ruolo, non imitare
i dottorucoli da strapazzo che si fregiano di aver
fatto da tramite e poi piangono il collaboratore
arrestato.
Gli
italiani lo avevano capito subito, che non era quella
la strategia da seguire; nonostante la paura per
la vita del nostro giornalista, molti esperti si
erano interrogati sui giornali e in tivù
alla ricerca di un felice esito che non costringesse
a venire a patti con i terroristi: avevano paventato
la possibilità di conseguenze pericolose
non solo per chi rischia la vita sul terreno, ma
per gli stessi afghani.
Per Prodi, però, l' essenziale era portare
a casa l' uomo e la continuità del suo governo,
che, di fibrillazione in fibrillazione, poteva crollare
da un momento all' altro; e allora eccolo seguire
la sua strada, l' unica che può conoscere
il pacifista imbelle, codardo, falsamente solidale
e in realtà preoccupato solo della pace in
casa sua. Da una parte la proposta indecente di
un tavolo coi talebani; dall' altra la supplica
segreta e umiliante al governo Karzai; il poveretto,
che non riesce a vedere più in là
del suo naso, non ha pensato nemmeno per un attimo
agli odiati servizi segreti, forse per non rischiare
di ripetere l' esperienza Calipari che ha segnato
l' opinione popolare più intransigente sul
tema della pace a senso unico e dell' antiamericanismo.
Qualche riflessione ci tocca farla: non solo sugli
orridi talebani, autoproclamatisi studenti di un
dio inventato a loro immagine e somiglianza; ma
soprattutto sui cosiddetti pacifisti dell' ultim'
ora, così sensibili da riempire le piazze
per quelli che stanno loro a cuore, così
indifferenti alla sorte di due poveri cristi diventati
capri espiatori di una politica sbagliata.
Come ha potuto pensare il caro Professore che il
precedente dello scambio di prigionieri ottenuto
per Mastrogiacomo non avrebbe indotto i terroristi
a ripetere le azioni criminali a danno di altri?
Per la maggior parte dei politici di sinistra i
giochi saranno finiti tra qualche giorno; riempiranno
i loro giornali di attacchi a chi strumentalizza
una vicenda infelice e smentiranno qualsiasi dichiarazione
dei servizi americani o afghani: tutti bugiardi,
tutti fascisti, tutti guerrafondai. Sul tavolo premono
altri interessi che necessitano di riscontri immediati
e non possono attendere: le amministrative, la riforma
elettorale in salita, la pensione dei parlamentari
a rischio. L' eroe è stato portato a casa
e la sorte degli aiutanti non deve essere scritta
nella storia, nè tantomeno nella Storia.
Ma, pur volendo dimenticare non potendo cambiare
le cose, non possiamo fare a meno di chiederci come
deve sentirsi Mastrogiacomo in questo momento; lui,
sceso dalla scaletta come un Lawrence d' Arabia
fiero e vittorioso; lui, che nella sua cronaca dei
fatti ha mantenuto la maschera di cittadino del
mondo e di pacifista convinto ( ci ha risparmiato
però l' oltraggio del rimpianto per la missione
incompiuta, cosa che le due Simone e la signora
Sgrena ci hanno regalato!) ; lui, nel suo comodo
letto di una comoda stanza di un comodo appartamento,
si interrogherà sulla guerra? sui talebani?
sui nostri soldati? penserà alla farsa della
sceneggiata vissuta, con i talebani rispettosi con
il prezioso prigioniero e feroci con la loro gente?
inneggerà ancora al disarmo unilaterale,
avendo provato sulla sua pelle la follia degli uomini?
La guerra non la vuole nessuno, caro Mastrogiacomo
e caro Prodi: ma dinanzi agli assassini, nessuno
può tirarsi indietro e chiamarsi fuori. Se
bisogna fermarli, non bastano le parole o le cerbottane.
On.
Dario Rivolta - Italia chiama Italia
www.italiachiamaitalia.com
*resp.esteri di Forza Italia, Vicepresidente Vicario
Azzurri nel Mondo