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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Gli errori si pagano
Dario Rivolta

10.04.07 - "Valeva di più lo straniero infedele e, se non proprio spia, almeno informatore per il mondo; valevano di più i loro compagni tagliagole, ma certo valeva di più vincere il braccio di ferro con Karzai"

L' hanno ammazzato a tradimento, senza nemmeno aspettare la scadenza dell' ultimatum, senza nemmeno inventare una sua possibile colpa a giustificare l' orrore: giovane, come loro; afghano, come loro; musulmano, come loro.

Valeva di più lo straniero infedele e, se non proprio spia, almeno informatore per il mondo; valevano di più i loro compagni tagliagole, ma certo valeva di più vincere il braccio di ferro con Karzai. Aveva ceduto, il Presidente afghano, aveva mostrato la sua prima debolezza, e bisognava stringerlo in una morsa. C' era da aspettarselo. Perchè in Afghanistan è in atto una guerra, non una partita a scacchi. E Karzai deve proteggere il suo popolo e il suo ruolo, non imitare i dottorucoli da strapazzo che si fregiano di aver fatto da tramite e poi piangono il collaboratore arrestato.

Gli italiani lo avevano capito subito, che non era quella la strategia da seguire; nonostante la paura per la vita del nostro giornalista, molti esperti si erano interrogati sui giornali e in tivù alla ricerca di un felice esito che non costringesse a venire a patti con i terroristi: avevano paventato la possibilità di conseguenze pericolose non solo per chi rischia la vita sul terreno, ma per gli stessi afghani.
Per Prodi, però, l' essenziale era portare a casa l' uomo e la continuità del suo governo, che, di fibrillazione in fibrillazione, poteva crollare da un momento all' altro; e allora eccolo seguire la sua strada, l' unica che può conoscere il pacifista imbelle, codardo, falsamente solidale e in realtà preoccupato solo della pace in casa sua. Da una parte la proposta indecente di un tavolo coi talebani; dall' altra la supplica segreta e umiliante al governo Karzai; il poveretto, che non riesce a vedere più in là del suo naso, non ha pensato nemmeno per un attimo agli odiati servizi segreti, forse per non rischiare di ripetere l' esperienza Calipari che ha segnato l' opinione popolare più intransigente sul tema della pace a senso unico e dell' antiamericanismo.

Qualche riflessione ci tocca farla: non solo sugli orridi talebani, autoproclamatisi studenti di un dio inventato a loro immagine e somiglianza; ma soprattutto sui cosiddetti pacifisti dell' ultim' ora, così sensibili da riempire le piazze per quelli che stanno loro a cuore, così indifferenti alla sorte di due poveri cristi diventati capri espiatori di una politica sbagliata.

Come ha potuto pensare il caro Professore che il precedente dello scambio di prigionieri ottenuto per Mastrogiacomo non avrebbe indotto i terroristi a ripetere le azioni criminali a danno di altri? Per la maggior parte dei politici di sinistra i giochi saranno finiti tra qualche giorno; riempiranno i loro giornali di attacchi a chi strumentalizza una vicenda infelice e smentiranno qualsiasi dichiarazione dei servizi americani o afghani: tutti bugiardi, tutti fascisti, tutti guerrafondai. Sul tavolo premono altri interessi che necessitano di riscontri immediati e non possono attendere: le amministrative, la riforma elettorale in salita, la pensione dei parlamentari a rischio. L' eroe è stato portato a casa e la sorte degli aiutanti non deve essere scritta nella storia, nè tantomeno nella Storia.

Ma, pur volendo dimenticare non potendo cambiare le cose, non possiamo fare a meno di chiederci come deve sentirsi Mastrogiacomo in questo momento; lui, sceso dalla scaletta come un Lawrence d' Arabia fiero e vittorioso; lui, che nella sua cronaca dei fatti ha mantenuto la maschera di cittadino del mondo e di pacifista convinto ( ci ha risparmiato però l' oltraggio del rimpianto per la missione incompiuta, cosa che le due Simone e la signora Sgrena ci hanno regalato!) ; lui, nel suo comodo letto di una comoda stanza di un comodo appartamento, si interrogherà sulla guerra? sui talebani? sui nostri soldati? penserà alla farsa della sceneggiata vissuta, con i talebani rispettosi con il prezioso prigioniero e feroci con la loro gente? inneggerà ancora al disarmo unilaterale, avendo provato sulla sua pelle la follia degli uomini?

La guerra non la vuole nessuno, caro Mastrogiacomo e caro Prodi: ma dinanzi agli assassini, nessuno può tirarsi indietro e chiamarsi fuori. Se bisogna fermarli, non bastano le parole o le cerbottane.

On. Dario Rivolta - Italia chiama Italia
www.italiachiamaitalia.com

*resp.esteri di Forza Italia, Vicepresidente Vicario Azzurri nel Mondo