«Ecco
perché lantifascismo non è
un valore»
Mirko Tremaglia su
"Il Giornale"
23.09.08
- L' inviato de Il Giornale, Paolo
Bracalini, si è recato a Bergamo,
per intervistare Mirko Tremaglia sulle recenti
affermazioni di Gianfranco Fini riguardo i valori
dell' "antifascismo"
«Con
quelle parole è Fini ad essersi messo
fuori dal partito». Mirko Tremaglia
è la memoria storica di Alleanza nazionale.
Sul tavolo della sala di casa, accanto alle
foto di Giorgio Almirante e dell adorato
figlio Marzio, tragicamente scomparso a 42 anni,
ci sono quelle con Gianfranco Fini, a cui è
legato da un rapporto profondo di amicizia e
affetto. Ma qualcosa, stavolta, sembra essersi
spezzato definitivamente. «Non può
negare i valori che hanno ispirato la sua azione
per tanti anni. È un grave errore il
suo, vorrei capire meglio le ragioni di questo
gesto».
M
a
lantifascismo non è un valore da
difendere?
«No,
lantifascismo non è un valore.
Bisogna pensare al clima in cui è nato
lantifascismo, un contesto di contrapposizione
e di odio tra italiani. Da quellodio non
può nascere qualcosa che rappresenti
un valore».
Allora
lei è daccordo con i giovani di
An che hanno rifiutato la linea Fini?
«Certamente,
ho molta fiducia in loro per il futuro della
destra in Italia. Una volta si chiamava in modo
sprezzante manovalanza fascista,
che non contava niente. Ma loro sono intelligenti,
preparati e organizzati. Vorrei che questo moto
dorgoglio non finisse massacrato e oscurato,
come accade sempre».
Ma
il partito è con Fini o contro di lui?
«Dopo
quello che ha detto penso che la maggioranza
dentra An sia contro di lui. Il principio che
ci ha ispirato, fin dalle origini del Msi, era
riassunto in una frase: Non rinnegare,
non restaurare. Era un impegno per
costruire la nazione dopo una guerra civile
che aveva messo contro tra di loro gli italiani,
un periodo estremamente complesso che è
ancora tutto da interpretare».
E
Fini ha rinnegato?
«Sta
negando limpegno che lo aveva contraddistinto.
Ma non può farlo. Mi ricordo il nostro
primo viaggio ufficiale negli Stati Uniti, nellottobre
2005. Riuscimmo a farci portare al cimitero
di Arlington, sulle tombe dei caduti, e con
i marines sullattenti Fini mi disse, commosso:
Vedi Mirko, anche i marines rendono
onore a un combattente di Salò.
Cosa è cambiato da allora?».
Sarà
ancora Fini il leader di An?
«Penso
che a questo punto non possa più ricoprire
quel ruolo. Ora cè bisogno di unintesa
tra i gruppi giovanili rappresentati da Giorgia
Meloni, e poi La Russa e Alemanno».
Per
una nuova leadership?
«Solo
così può avere un senso la destra
in Italia»
E
Fini?
«Bella
domanda... ».
Senza
risposta. Ha assistito alle polemiche su Salò?
«Sono
ferite aperte. Con La Russa avevamo pensato
a una celebrazione per i caduti di Salò,
poi non se ne è fatto più niente.
Non ci sono morti di serie A e serie B, è
giusto portare rispetto per i morti partigiani
e per quelli della Rsi».
Lei
era ufficiale della Repubblica sociale.
«Ci
presentammo subito volontari io e i miei due
fratelli. Mia madre capì... Vivevamo
già in questa casa. Volevamo difendere
lItalia, combattere. Ci animavano degli
ideali. I ragazzi di Salò hanno rappresentato
una parte viva e eccezionale della gioventù
italiana. Ho rivisto qualcosa di quello spirito
recentemente».
Dove?
«Quel
ragazzo che ha vinto il gran premio di Monza,
quel Vettel».
Ma
è tedesco.
«Sì
ma quando ha vinto poi ha cantato linno
italiano, ha salutato lItalia perché
la sua macchina è italiana. In quel ragazzo
ardito e coraggioso ho rivisto quei nostri valori».
Torniamo a lei. Dopo il 45?
«Io
ero iscritto a legge, allUniversità
cattolica di Milano. Venni cacciato quando si
seppe che ero stato nella Rsi. Eppure padre
Gemelli (Agostino Gemelli, fondatore dellateneo
milanese, ndr) era fascista».
Altri
problemi?
«Qui
a Bergamo ci fu un periodo molto difficile per
noi. Era pericoloso girare per la città.
Subimmo molte aggressioni. I giovani missini
pagarono di persona la loro scelta, molti sono
stati ammazzati».
Lei
fu anche prigioniero in un campo di prigionia
americano.
«A
Coltano. Fu durissimo. Una volta ci trasferirono
da Aversa a Pisa. Ci lasciarono tre giorni in
un vagone di un treno, senza cibo, con lacqua
nei bidoni della benzina, imbevibile, con condizioni
igieniche spaventose. Ricordi tremendi».
Si
sente tradito da Fini?
«Non
sono convinto che pensi davvero quello che ha
detto. Forse ci sono altre ragioni che lo hanno
spinto a dire quelle frasi. Ma adesso il partito
deve trarre le giuste conclusioni».
Mirko
Tremaglia su "Il Giornale":
«Ecco perché lantifascismo
non è un valore»
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