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Politica

Basile: dalla CGIL a Forza Nuova


Basile

09.10.2011 - L ’uomo che gridava alla luna da sinistra, oggi grida alla luna dall’estrema destra. Gioacchino Basile ha compiuto il sentiero della sua ostinata direzione contraria. Dalla Cgil a Forza Nuova per la sindacatura.
Chi è Basile: è un pazzo, un visionario? E’ un militante dell’impossibile veramente onesto? In Sicilia, è lecito indossare entrambe le maschere. Il suo calvario è noto. La militanza da sindacalista ai Cantieri navali, l’esposto contro la mafia negli anni Ottanta, i contrasti e l’espulsione dal sindacato. Lunghi giorni di rabbiosa solitudine scontati uno per uno. Basile non propone mezze misure. Mai.
Il suo volto affilato è una detonazione continua anti-sistema. La ragione e il torto sono sfuggenti. Nella narrazione dei fatti dell’ex sindacalista colpisce il mondo sottosopra. In una lettera critica e urticante ad Antonio Ingroia, l’operaio dei Cantieri scrive: “Egregio dottor Antonio Ingroia, dopo l’assassinio di Pio La Torre -30 aprile 1982 – e del Generale Dalla Chiesa – 3 settembre 1982- nella nostra città frustata dal dolore e dalla vergogna, molti lavoratori, cittadini e militanti comunisti, da tempo stanchi e disillusi dalle miserabili ipocrisie della Cgil e del PCI – vedi le vili infamie consumate contro Peppino Impastato nei tuguri delle sezioni del PCI, che andavano in scena in sintonia con quelle di pezzi inquietanti della Magistratura – c’interrogammo su quale responsabilità pesava nelle nostre coscienze, in ordine a quegli omicidi ed a quelli che li avevano preceduti, vedi il compagno Cesare Terranova massacrato insieme a Lenin Mancuso – 25 settembre 1979 – ed il Procuratore della Repubblica Gaetano Costa – 6 agosto 1980 -. (…) Dal Generale Dalla Chiesa a Paolo Borsellino c’è una lunga scia di lacrime e sangue che vede la mia storia tradita dall’antimafia e dagli sciacalli politici”. In una lettera al prefetto sulla sicurezza personale si legge: “la segreteria regionale di Forza Nuova mi ha di recente rivolto pubblicamente una rivoluzionaria proposta politica, da me altrettanto pubblicamente accettata, che, allargata a tutti i palermitani di buona volontà, mi vuole quale candidato sindaco alla testa di una costituenda Lista Civica. Quest’ultima, abbandonando gli steccati ideologici, si propone di incarnare la forza dirompente dei valori, autenticamente democratici, dettati dal sangue di Paolo Borsellino e dei nostri Eroi caduti prima di Lui, a Palermo, per mano della manovalanza mafiosa e del tradimento istituzionale”. L’interrogativo si rafforza. Il proscenio della Sicilia è suddiviso tra mafia e antimafia. Non c’è spazio per altre forme di vita che non appartengano all’eterna dicotomia. O sei dell’una o appartieni all’altra. Nella sacra rappresentazione le figure sovrabbondano. Chi è Basile? E’ uno fuori di testa? E’ un millantatore? E’ una voce nel deserto? E’ un ex operaio che ha pagato di tasca e di cuore propri. E che potrebbe vivere di rendita, se solo fosse più comodo da maneggiare. Gioacchino l’ostinato non si è mai accucciato sul palco della legalità presenzialista che offre uno strapuntino a tutti, purché nessuno rompa le scatole. Non siamo in grado di valutare la sostanza della sua eresia. Ci appare degna di menzione la tendenza iconoclasta che sovverte e discute la casta dei buoni di carriera e di complemento. Il compagno Basile, intanto, è diventato camerata, alla corte di uno schieramento con idee esecrabili, con bandiere orribili (a parere di chi scrive), ma con un movimentismo sul territorio che sa di vecchia politica nel senso migliore. E se c’è una voce che grida nel deserto, per lucidità o per follia, vuol dire che c’è un deserto, una desolazione, contro cui gridare.

 

Fonte: http://www.livesicilia.it/2011/10/07/il-camerata-gioacchino-basile/




 

 
 

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