"Essere
o Avere"
Caro Direttore, cari amici del
Corriere d' Italia,
da qualche giorno, durante i momenti di libertà,
ho iniziato a leggere il libro " Essere o Avere"
, di Erich Fromm.
Io, che sono un giovane di 28 anni, spesso ho sotto
gli occhi l' evidenza delle cose. Tuttavia, sono talmente
parte del sistema del mondo attuale che il più
delle volte sono solo un povero cieco.
Il libro non l' ho ancora finito, ma sento già
il bisogno di consigliarlo a chi ancora non avesse
avuto l' opportunità di leggerlo, anche se
sono sicuro che la maggior parte di voi lo conosce
già. A questi ultimi, suggerisco comunque di
riprenderlo in mano e rileggerlo. Certe cose, forse,
si dimenticano troppo in fretta.
Molte affermazioni e molte analisi psico-sociali che
fa l' autore, sono estremamente attuali.
Mi sia permesso riportare qui dei brevi brani tratti
dal libro: spero che questi servano ad invogliarvi
a leggerlo, ma anche come provocazione per indurvi
a una seria riflessione.
Grazie, salutissimi da Roma
Ricky Filosa
da " Essere o Avere" di Erich Fromm
" La modalità esistenziale dell' avere,
incentrata sulla brama di possesso
di oggetti e di potere, sull' egoismo, lo spreco,
l' avidità e la violenza - opposta alla
modalità esistenziale dell' essere,
basata sull' amore, la gioia di condividere, l' attività
autenticamente produttiva e creativa, della
quale hanno parlato i grandi maestri di vita e di
pensiero, da Gesù a Buddha, da Tomaso d' Aquino
a Spinoza e Maestro Eckhart, a Marx e Albert Schweitzer
-, domina nel mondo contemporaneo, e sta portando
l' umanità alla catastrofe.
La grande illusione che il progresso industriale e
tecnologico illimitato portasse la felicità
per tutti, attraverso la soddisfazione di tutti i
desideri, e ristabilisse la pace sociale e l' armonia
dell' uomo con la natura,è ormai incontestabilmente
fallita. L' uomo contemporaneo
è diventato un ingranaggio dell' immensa macchina
burocratica, alienato, manipolato dall' industria,
dai mass media, dai governi, esposto a pericoli ecologici
e al rischio di conflitti nucleari, psicologicamente
depresso, angosciato, preda di impulsi distruttivi..."
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" ... essere egoista
è qualcosa che si riferisce non soltanto al
mio comportamento, ma anche al mio carattere.
Il suo significato è: voglio tutto quanto per
me stesso; a darmi piacere è il possedere,
non il condividere; non posso fare a meno di mostrarmi
avido, perchè il mio scopo è di avere,
e io sono tanto più
quanto più ho;
devo provare antagonismo nei confronti di tutti gli
altri: i miei clienti che voglio truffare, i miei
concorrenti che voglio distruggere, i miei prestatori
d' opera che voglio sfruttare. Non
posso mai essere soddisfatto, poichè
i miei desideri non hanno mai fine; devo provare invidia
per coloro che hanno più di me, e mi devo guardare
da coloro che hanno meno. D' altro canto, tutti questi
sentimenti devo reprimerli
se voglio apparire ( agli occhi degli altri come dei
miei) quell' uomo sorridente, razionale, sincero,
gentile, che ognuno finge di essere..."
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" ...Ma si verifica un fatto quasi incredibile,
ed è che nessun serio
sforzo viene intrapreso per scansare quello che sembra
un decreto senza appello del destino (la catastrofe,
ndr). Mentre a livello personale nessuno, a meno che
non sia un pazzo, può rimanere indifferente
testimone di una minaccia all' esistenza di tutti
noi, coloro che sono investiti
della responsabilità della pubblica amministrazione
in pratica non muovono un dito, e quanti hanno affidato
il proprio destino alle loro mani continuano a loro
volta a non far nulla.
Come si spiega che il più forte tra tutti gli
istinti, quello della sopravvivenza, abbia cessato
di fungere da incentivo? Una delle spiegazioni più
ovvie è che i leaders
intraprendono molte iniziative che rendono loro possibile
di fingere di operare efficacemente
per evitare una catastrofe: conferenze senza fine,
risoluzioni, trattative per il disarmo, son tutte
cose che concorrono a dare l' impressione che i problemi
sono presi in considerazione e che si fa qualcosa
per risolverli. Non accade nulla
che abbia un' effettiva incidenza, ma ciò
non toglie che i leaders
e coloro che ne sono guidati anestetizzino
le loro coscienze e la propria aspirazione alla sopravvivenza
facendo credere di conoscere la strada e di
procedere nella giusta direzione.
Un' altra spiegazione è che l' egoismo generato
dal sistema induce i leaders
ad apprezzare di più il successo personale
che non la responsabilità sociale. Ormai non
ci meravigliamo piò di vedere uomini politici
e dirigenti economici formulare decisioni che a prima
vista sono a loro esclusivo vantaggio, ma che risultano
insieme dannose e pericolose per l' intera comunità.
In effetti, se è vero che l' egoismo è
uno dei pilastri dell' etica pratica del giorno d'
oggi, perchè costoro dovrebbero comportarsi
diversamente?
Essi sembrano ignorare che
l' avidità - al pari della sottomissione -
rimbecillisce gli individui, rendendoli incapaci persino
di perseguire i loro veri interessi, come ad esempio
la preservazione delle loro stesse esistenze e delle
vite di mogli e figli...