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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


America Latina



Prospettive e timori degli italiani del Venezuela

CARACAS- Mentre fervono i preparativi per il viaggio in Italia del Presidente Hugo Chávez la nostra collettività è pervasa da paure di diverso tipo, alcune più fondate altre meno, ma comunque tutte ugualmente angoscianti per chi, ormai da una vita, ha scelto il Venezuela a seconda patria. Artefice principale della visita di Chávez in Italia è stato il nostro Ambasciatore Gerardo Carante ed è a lui che chiediamo di illustrarci le prospettive che essa apre anche in funzione di un diverso interesse dell’ Italia verso i connazionali del Venezuela.

- Il Presidente Chávez sarà in Italia il prossimo 16 ottobre. È previsto un incontro sia con il Capo di Stato Ciampi che con il premier Berlusconi. Forse parteciperà anche alla riunione delle Camere di Commercio italiane all’ estero che si terrà a Pescara.

- È prevista la firma di qualche accordo in particolare?

- Il Presidente sarà accompagnato dai suoi Ministri di economia e contiamo firmare un accordo di cooperazione energetica sul tipo di quello fatto con il governo di Zapatero.

- In pratica cosa significherebbe?

- La creazione di un accordo quadro che faciliterebbe gli investimenti italiani nel settore. I governi creano le basi per agevolare il lavoro delle imprese, siano esse di stato o no.

- E negli altri settori?

- Contiamo di firmare lettere di intenti per il settore dell’ infrastruttura. Speriamo innanzi tutto che sia concesso alle nostre multinazionali il completamento della linea ferroviaria tra Caracas e Puerto Cabello. Inoltre puntiamo ad ottenere per l’ Anas un contratto di manutenzione di alcuni ponti tra cui quello di Maracaibo. Nel settore navale ci auguriamo di firmare un accordo che preveda la costruzione di navi dedicate al trasporto civile.

L’Ambasciatore Carante aggiunge che a questi accordi di particolare rilievo economico vanno aggiunti altri in settori diversi. Per esempio il riconoscimento dei titoli di studio e quello della patente di guida. Sarà analizzata anche la situazione dei detenuti italiani nelle carceri del Venezuela che sono una quarantina, quasi tutti arrestati per consumo o traffico di stupefacenti.

- In generale – puntualizza Gerardo Carante – cercheremo di far comprendere al Presidente Chávez che l’ Italia è un paese con cui si possono fare affari seri.

Naturalmente, e lo abbiamo detto più volte, è motivo di soddisfazione per tutti se aumentano le relazioni economiche tra l’ Italia e il Venezuela. Però senza mai dimenticare che la nostra collettività deve confrontarsi oggi con molti problemi e soprattutto molte paure. Incominciamo dalla minaccia dei sequestri. L’ Italia ascolterà la nostra pressante richiesta di una Missione antisequestro permanente?

- L’Ambasciata ha più volte fatto presente a Roma la gravità di questo problema anche se nel contesto dei sequestri in Venezuela (nell’ ultimo anno pare siano stati circa mille) gli italiani non sono quelli maggiormente colpiti.

- Oggi sette italiani sono nelle mani di rapitori.

- Si, e siamo coscienti che sono tanti. Però avere un esperto antisequestro permanente non è facile. Gli esperti nel mondo sono circa una sessantina e praticamente tutti già assegnati. Esistono esperti in agricoltura, in egittologia ecc. Per averne uno in Venezuela bisognerebbe toglierlo ad un’ altra ambasciata e naturalmente ci sono molte resistenze.

- La logica dovrebbe indicare che un esperto in antisequestro in un paese, come il Venezuela, in cui le cifre di sequestrati sono allucinanti e vi risiede una grande collettività italiana, sia da considerare più importante di altri.

- Giá, dovrebbe. Ma non è facile perchè ogni ambasciata conta con il lavoro dei suoi esperti. Per l’ antidroga è diverso perchè per loro è stata fatta una legge a parte.

- E non si potrebbe pensare ad una legge per esperti che dovrebbero intervenire in situazioni di grande pericolo come questa dei sequestri?

- Certo, si potrebbe, ma l’ iter sarebbe lungo.

- Insomma cosa si può fare?

- Continuare nel lavoro di sensibilizzazione che stiamo svolgendo.

- Altra paura che toglie il sonno ai nostri connazionali è quella connessa all’ esproprio di proprietà private. Al giornale arrivano ogni giorno telefonate di persone molto preoccupate per il futuro del paese in questo senso. Se venisse espropriato un bene ad un italo-venezuelano cosa farebbe l’ Ambasciata e cosa farebbe l’ Italia?

- Non credo che il Presidente Chávez abbia intenzione di espropriare beni a piccoli e medi imprenditori o allevatori e agricoltori, fascia nella quale in gran maggioranza si colloca la nostra collettività. E comunque esiste una Costituzione e ci sono leggi che offrono garanzie a tutti e non soltanto agli italiani. Lo Stato in Venezuela, come in qualsiasi altro paese, può procedere ad espropriazioni di beni ma deve anche dare indennizzi adeguati. E comunque ripeto, non credo che gli italiani avranno problemi di questo tipo.

- Il Presidente minaccia di espropriare anche ditte che non lavorano a pieno ritmo. Purtroppo molti italiani hanno ditte che hanno ridotto personale e produzione ma tutti sappiamo che non è per incompetenza o disinteresse dei datori di lavoro ma per problemi di mercato. Le paure, pertanto, non sono poi così infondate. E comunque, ripeto, se dovesse accadere cosa farebbe la nostra Ambasciata? E, visti i succulenti accordi economici che sembra aprire la visita di Chávez in Italia, il governo italiano ne prenderebbe le difese o preferirebbe chiudere un occhio?

- L’ Ambasciata farebbe quello che ha sempre fatto in questi casi. Spingerebbe per il rispetto della legge. E siamo certi che otterremmo risultati positivi. Non c’ è ragione per credere il contrario.

La voce d' Italia