
Prospettive
e timori degli italiani del Venezuela
CARACAS-
Mentre fervono i preparativi per il viaggio
in Italia del Presidente Hugo Chávez
la nostra collettività è
pervasa da paure di diverso tipo, alcune
più fondate altre meno, ma comunque
tutte ugualmente angoscianti per chi,
ormai da una vita, ha scelto il Venezuela
a seconda patria. Artefice principale
della visita di Chávez in Italia
è stato il nostro Ambasciatore
Gerardo Carante ed è a lui
che chiediamo di illustrarci le prospettive
che essa apre anche in funzione di un
diverso interesse dell Italia verso
i connazionali del Venezuela.
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Il Presidente Chávez sarà
in Italia il prossimo 16 ottobre. È
previsto un incontro sia con il Capo di
Stato Ciampi che con il premier
Berlusconi. Forse parteciperà
anche alla riunione delle Camere di Commercio
italiane all estero che si terrà
a Pescara.
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È prevista la firma di qualche
accordo in particolare?
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Il Presidente sarà accompagnato
dai suoi Ministri di economia e contiamo
firmare un accordo di cooperazione energetica
sul tipo di quello fatto con il governo
di Zapatero.
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In pratica cosa significherebbe?
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La creazione di un accordo quadro che
faciliterebbe gli investimenti italiani
nel settore. I governi creano le basi
per agevolare il lavoro delle imprese,
siano esse di stato o no.
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E negli altri settori?
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Contiamo di firmare lettere di intenti
per il settore dell infrastruttura.
Speriamo innanzi tutto che sia concesso
alle nostre multinazionali il completamento
della linea ferroviaria tra Caracas e
Puerto Cabello. Inoltre puntiamo ad ottenere
per l Anas un contratto di manutenzione
di alcuni ponti tra cui quello di Maracaibo.
Nel settore navale ci auguriamo di firmare
un accordo che preveda la costruzione
di navi dedicate al trasporto civile.
LAmbasciatore
Carante aggiunge che a questi accordi
di particolare rilievo economico vanno
aggiunti altri in settori diversi. Per
esempio il riconoscimento dei titoli di
studio e quello della patente di guida.
Sarà analizzata anche la situazione
dei detenuti italiani nelle carceri
del Venezuela che sono una quarantina,
quasi tutti arrestati per consumo o traffico
di stupefacenti.
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In generale puntualizza
Gerardo Carante cercheremo di
far comprendere al Presidente Chávez
che l Italia è un paese con
cui si possono fare affari seri.
Naturalmente,
e lo abbiamo detto più volte, è
motivo di soddisfazione per tutti se aumentano
le relazioni economiche tra l Italia
e il Venezuela. Però senza mai
dimenticare che la nostra collettività
deve confrontarsi oggi con molti problemi
e soprattutto molte paure. Incominciamo
dalla minaccia dei sequestri. L
Italia ascolterà la nostra pressante
richiesta di una Missione antisequestro
permanente?
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LAmbasciata ha più volte
fatto presente a Roma la gravità
di questo problema anche se nel contesto
dei sequestri in Venezuela (nell
ultimo anno pare siano stati circa mille)
gli italiani non sono quelli maggiormente
colpiti.
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Oggi sette italiani sono nelle mani di
rapitori.
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Si, e siamo coscienti che sono tanti.
Però avere un esperto antisequestro
permanente non è facile. Gli esperti
nel mondo sono circa una sessantina e
praticamente tutti già assegnati.
Esistono esperti in agricoltura, in egittologia
ecc. Per averne uno in Venezuela bisognerebbe
toglierlo ad un altra ambasciata
e naturalmente ci sono molte resistenze.
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La logica dovrebbe indicare che un esperto
in antisequestro in un paese, come il
Venezuela, in cui le cifre di sequestrati
sono allucinanti e vi risiede una grande
collettività italiana, sia da considerare
più importante di altri.
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Giá, dovrebbe. Ma non è
facile perchè ogni ambasciata conta
con il lavoro dei suoi esperti. Per l
antidroga è diverso perchè
per loro è stata fatta una legge
a parte.
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E non si potrebbe pensare ad una legge
per esperti che dovrebbero intervenire
in situazioni di grande pericolo come
questa dei sequestri?
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Certo, si potrebbe, ma l iter sarebbe
lungo.
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Insomma cosa si può fare?
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Continuare nel lavoro di sensibilizzazione
che stiamo svolgendo.
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Altra paura che toglie il sonno ai nostri
connazionali è quella connessa
all esproprio di proprietà
private. Al giornale arrivano ogni giorno
telefonate di persone molto preoccupate
per il futuro del paese in questo senso.
Se venisse espropriato un bene ad un italo-venezuelano
cosa farebbe l Ambasciata e cosa
farebbe l Italia?
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Non credo che il Presidente Chávez
abbia intenzione di espropriare beni a
piccoli e medi imprenditori o allevatori
e agricoltori, fascia nella quale in gran
maggioranza si colloca la nostra collettività.
E comunque esiste una Costituzione e ci
sono leggi che offrono garanzie a tutti
e non soltanto agli italiani. Lo Stato
in Venezuela, come in qualsiasi altro
paese, può procedere ad espropriazioni
di beni ma deve anche dare indennizzi
adeguati. E comunque ripeto, non credo
che gli italiani avranno problemi di questo
tipo.
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Il Presidente minaccia di espropriare
anche ditte che non lavorano a pieno ritmo.
Purtroppo molti italiani hanno ditte che
hanno ridotto personale e produzione ma
tutti sappiamo che non è per incompetenza
o disinteresse dei datori di lavoro ma
per problemi di mercato. Le paure, pertanto,
non sono poi così infondate. E
comunque, ripeto, se dovesse accadere
cosa farebbe la nostra Ambasciata? E,
visti i succulenti accordi economici che
sembra aprire la visita di Chávez
in Italia, il governo italiano ne prenderebbe
le difese o preferirebbe chiudere un occhio?
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L Ambasciata farebbe quello che
ha sempre fatto in questi casi. Spingerebbe
per il rispetto della legge. E siamo certi
che otterremmo risultati positivi. Non
c è ragione per credere il
contrario.
La
voce d' Italia