VIAGGIO
DI COLOMBO
e una breve BIOGRAFIA
Il
3-agosto, da Porto Palos, salpa CRISTOFORO
COLOMBO con le tre caravelle, la Nina,
la Pinta e l'ammiraglia Santa Maria.
Rispettivamente di 100, 140 e 200
tonnellate di stazza. Piccole se pensiamo
che c' erano navi da 600-700 tonnellate
(i carrak o caracche). I Galeoni solo
in seguito saranno costruiti, a Venezia,
tra il 1526 e il 1530 dal mastro d'
ascia Matteo Bressan. Furono questo
tipo di navi che in seguito la Spagna
affidò la navigazione sulle rotte
atlantiche, ma soprattutto per difendersi
dagli attacchi dei pirati, quando
le stesse navi riportavano in patria
metalli preziosi.
Dopo numerosi tentativi fatti alla
Corte del Portogallo e in Spagna,
Colombo é riuscito a convincere i
sovrani spagnoli, a finanziare ed
allestire la spedizione per trovare
una nuova rotta per le Indie navigando
ad ovest.
Dopo 79 giorni di navigazione, il
12 OTTOBRE, approda su un isoletta
delle Bahamas (S. Salvador); poi sbarcherà
a Cuba e Haiti.
Colombo non sa, nè lo saprà mai (ma
questo non lo sappiamo noi) di
aver scoperto un nuovo continente.
Ci sono molti dubbi a tale proposito.
Dopo il primo, e dopo altri tre viaggi,
Colombo era perfettamente a conoscenza
quanto distava la Spagna dalle Indie.
Con tutte le notizie sulla sfericità
della Terra ancora dai tempi di Eratostene,
la distanza che doveva esserci per
raggiungere le coste della Cina non
quadrava con quelle effettivamente
percorse, pur mettendo in conto i
grossolani errori degli empirici conta-miglia
installati sui velieri.
Apparirebbe singolare che Colombo
e alcuni geografi e cosmografi del
tempo non sapessero che le terre scoperte
non potevano essere quelle dell' oriente.
Mancavano ancora diecimila chilometri,
settemila miglia marine; anche dopo
aver fatto superficiali e affrettati
calcoli. Mentre Colombo ne aveva percorse
solo tremila.
Inoltre appare molto strano un' altra
coincidenza: se davvero avesse pensato
ai reami delle Indie, Colombo prima
di partire, non avrebbe chiesto governatorati, per
sé e i suoi eredi.
Ripartiamo dall'inizio.....dell'avventura!
CRISTOFORO COLOMBO
Cristoforo
Colombo nacque a Genova, probabilmente
nella casa dell' Olivello, vicino
a Porta S. Andrea, fra l' agosto e
l' ottobre 1451, primo figlio di Domenico,
lanaiolo e di Susanna Fontanarossa.
Ebbero altri tre figli, Giovanni,
Bartolomeo e Diego.
Il padre di Colombo, verso il 1470
si trasferì con tutta la famiglia
a Savona. Avviò i quattro figli all'
arte della lana poi facendo poco affari,
avviò i figli al piccolo commercio
marittimo e questi abbandonarono definitivamente
Savona. Cosicchè le condizioni finanziarie
di Domenico peggiorarono, anche quando
il figlio era già diventato famoso.
Nel '494, rimasto solo, Domenico chiuse
bottega a Savona e rientrò a Genova.
Qui possedeva due case, che dovettero
essere vendute, ma non furono sufficienti
i soldi per pagare i debiti. Alla
fine del '94 Domenico morì indebitato
e povero.
Nel periodo nero di Savona, i figli
quasi tutti intorno ai vent' anni
cercarono di rendersi indipendenti.
Il primo ad abbandonare la famiglia
fu Bartolomeo, s' imbarcò dandosi
per molto tempo alla navigazione.
Il Portogallo era la meta prescelta
dai navigatori liguri per i commerci
che vi si svolgevano. Bartolomeo viaggiando
molto, si appassionò così tanto alla
cartografia allora usata, che presto
iniziò ad essere così esperto da fornire
alla marina dello Stato portoghese
le ricercatissime carte nautiche.
Divenne un lavoro ben pagato tanto
da decidere di fare solo quello, e
smise di navigare prendendo nel '72
la residenza a Lisbona. Questa passione
lo trascinò a fare ricerche, a scoprire
vecchie carte, testi, relazioni di
naviganti. Mano a mano che scopriva
questo "mondo" sommerso nei testi
storici, che però riportavano geniali
intuizioni, le folgorazioni furono
così tante che sopraggiunse la passione
per l' ignoto e i sogni fantastici.
Anche CRISTOFORO, quand'era partito
il fratello da Savona, vedendo le
disastrose condizioni economiche del
padre lo aveva imitato; si era imbarcato
anche lui - non sappiamo con quali
funzioni, ma non avendo molti studi,
probabilmente mozzo- compiendo alcuni
viaggi nei porti del Mediterraneo
allora possessi genovesi, come Scio
e Chio. Infine nel '74 lasciò la Liguria
e si trasferì a Lisbona, raggiungendo
così il fratello.
La passione di Bartolomeo fu subito
trasmessa al fratello, e i sogni fantastici
pure, però con un Colombo più deciso
a realizzarli, fino al punto che cominciò
a progettare l' impresa ritenuta una
pazzia, quella di raggiungere le Indie
via ovest. Ma dove trovare i mezzi?
Colombo convinse il fratello di proporre
l' impresa a Enrico VII re d' Inghilterra
o alla corte francese.
Bartolomeo, sappiamo, partì per l'
Inghilterra, portando in regalo al
re perfino un suo planisfero, ma si
attardò così tanto che Colombo, sempre
più deciso a realizzare l' impresa,
prima del suo rientro, aveva illustrato
l'i mpresa sia alla corte del Portogallo
sia in quella Spagnola, e ricevuto
da quest' ultima i finanziamenti,
aveva già allestito la spedizione
ed era partito.
Ma ritorniamo al suo viaggio a Lisbona
nel 1474. Dopo il suo arrivo, la passione
comunicatagli dal fratello lo portò
a frequentare un cosmografo; tra un
disegno e una carta nautica conobbe
sua figlia, se ne invaghì e nel 1479
prese in moglie Felipe Moniz, figlia
appunto di Bartolomeo Parestrello,
di professione cosmografo e capitano
colonizzatore di Porto Santo, dove
aveva raccolto mappe, portolani, antichi
libri greci e arabi, appunti sulle
rotte atlantiche delle coste africane,
di Madera, e delle Azzorre; quest'
ultima una importante base per tutte
quelle gelose scoperte fatte dai portoghesi
in Atlantico. L' infante Re Enrico
fu chiamato proprio "il navigatore",
anche se lui non navigava.
Tra il '74 e il '79 Colombo aveva
nel frattempo compiuto un viaggio
in Inghilterra, si era recato poi
a Madera, a Porto Santo e molto probabilmente
aveva navigato intorno all' Africa
occidentale, sino alla Guinea.
E proprio a Porto Santo aveva conosciuto
Parestrello. Fino a quel tempo Colombo
non aveva avuta alcuna istruzione
scientifica, ma solo quella fornitagli
dal fratello oltre la sua esperienza
di un paio d' anni come semplice marittimo.
Con Parestrello invece si formò la
sua cultura cosmografica e geografica;
e diventato suo suocero non si limitò
a fargli leggere carte nautiche ma
i classici, Eratostene, Plinio (Storia
naturale), Pausania, Zacuto, l'
opera del card. Pietro d' Ailly (
Imago Mundi e Piccolomini (Pio
II Historia Rerum) che avevano
trattato l' argomento con le concezione
della distribuzione di terre e mari.
Alcune errate, altre esatte ma Colombo
queste ultime a quel tempo non lo
poteva certo sapere: erano solo intuizioni,
alcune sempre rifiutate, altre del
tutto sconosciute. A Porto Santo ci
rimase due anni; e oltre che aver
l' Atlantico davanti, in casa aveva
una raccolta impressionante di carte,
di pergamene di libri. Morto il suocero
la suocera gli donò tutto.
Ma l' osservazione più preziosa che
fece Colombo sull' isola, fu quella
di riscontrare, che il vento costantemente
spirava da ponente verso levante.
Anche il racconto di Marco Polo gli
accese la fantasia e gli fece nascere
il desiderio di giungere al mitico
Cipango o Zipungo per la via d' occidente.
Non abbiamo testimonianza di Colombo,
se lesse anche le scoperte, a proposito
dell' oceano Atlantico (e di una terra
al di là del mare) fatte dai Cartaginesi,
dagli Scandinavi, dagli Irlandesi,
dai Normanni, dai fratelli Zeno. Sappiamo
solo che ebbe molti contatti con Toscanelli
e il Cardinale Martines, e questi
sappiamo che tutte queste scoperte
le conoscevano benissimo, e sapevano
anche quant' era la circonferenza
della Terra.
A Lisbona infatti Colombo conobbe
il dotto canonico: FERDINANDO MARTINES
(o Martins) il quale fin dal 1474
era stato in corrispondenza con PAOLO
dal POZZO TOSCANELLI, reputatissimo
cosmografo fiorentino che aveva ideato
un ardito piano di viaggio transatlantico.
Colombo, ormai entrato dentro nel
firmamento della cosmografia tramite
il suocero Parestrello, e con le notizie
di Martinez, chiese al Toscanelli
una copia della lettera inviata nel
'474. Toscanelli non solo gli spedì
la lettera, ma aggiunse anche una
carta geografica nautica dandogli
altri consigli, altre notizie nel
frattempo venute a sua conoscenza,
oltre a dargli incitamenti calorosi.
Colombo in base a questa carta ne
disegnò un'altra grande, probabilmente
ne aveva bisogno per mostrare la situazione
delle terre e dei mari al di là di
Gibilterra e poter convincere i finanziatori
dell'impresa o per i contraddittori
degli increduli. (La carta nautica,
disegnata da Colombo é oggi conservata
alla biblioteca naz. di Parigi, fu
riscoperta solo nel 1924. ).
A quel tempo governava il Portogallo
re Giovanni II. Era anche lui un appassionato
di avventure marittime; Colombo infatti
a lui si rivolse.
Progetto ardito, straordinario, ma
nonostante il fervore di Colombo nel
presentarglielo, il re pur entusiasta,
non osò andare oltre le sue impressioni
e la sua passione, nominò quindi una
commissione per valutarlo.
La commissione, composta da vecchi
capitani, studiò il progetto, ma conservatrice,
diffidente e anche superstiziosa com'era
la commissione, esaminando quelle
carte con lo scarso appoggio delle
nozioni geografiche di allora, concluse
respingendo il progetto, perché a
suo giudizio "ineseguibile", null'
altro che una "fantasticheria".
Colombo non si disanimò per questo,
anzi decise di offrire il progetto
alla Spagna, e nello stesso tempo,
col medesimo intento, inviò il fratello
Bartolomeo alla corte d' Inghilterra,
e qualora da Enrico VII il progetto
fosse stato respinto, di rivolgersi
alla corte di Francia.
Di entusiasmo per il suo progetto
negli ultimi anni Colombo ne aveva
molto, ma anche afflitto da un periodo
di amarezze. Nel '486 era padre di
famiglia, gli era morta la moglie,
e non aveva nemmeno i mezzi per fare
il viaggio in Spagna che seguitava
a rimandare. Fu proprio per queste
ristrettezze economiche che decise
di lasciare Lisbona e stabilirsi a
Cordova. Il caso (o altro?) volle,
che in quel periodo per intensificare
la lotta ai mori e agli ebrei, la
corte si era insediata proprio a Cordova.
Colombo ebbe qualche contatto con
alcuni influenti personaggi per poter
essere ricevuto dai sovrani e ci riuscì
(ma c' è nell' ombra un grosso finanziere,
Alfonso de Quintanilla - ebreo ma
non espulso; forse per le sue ricchezze?)
Fu così presentato a Ferdinando di
Spagna e alla consorte regina Isabella.
Esposto l' audace piano ai sovrani,
a poco a poco riuscì ad incontrare
più volte la regina e a convincerla.
Isabella incaricò il suo confessore
De Talavera di discutere l' ardita
proposta. Mentre Ferdinando più freddo,
a Salamanca, riuniva anche lui una
commissione di esperti, scienziati,
navigatori, dotti domenicani che però
non concluse diversamente dalla commissione
portoghese.
L' oscurantismo religioso ebbe anche
qui la sua parte. Colombo nell' esporre
la sua idea, doveva vincere il sospetto
che il suo progetto non contenesse
opinioni incompatibili con la concezione
della forma della Terra, quale é descritta
nella Bibbia, cioè piana, e non rotonda,
com' egli asseriva.
C 'è da dire che a Lisbona non c'
era scienziato, geografo, matematico
o anche semplice marinaio che non
fosse entrato nell' idea di una terra
rotonda. Ma un conto era pensarlo,
un altro dirlo in giro.
La personalità religiosa di Colombo,
non è mai stata approfondita. Forse
potremmo scoprire, perché poi ci furono
tante ostilità nei suoi confronti,
e anche perché si ostinò a non accettare
l' idea che le terre appartenessero
ad un nuovo continente.
Sappiamo poco, ma conosciamo una sua
citazione, dove afferma che "lo Spirito
Santo opera in cristiani, giudei,
mori e altri di ogni possibile setta"
(la sua sigla era proprio XMY, cristiani,
mori, giudei) un'affermazione fortemente
eretica la sua nella Spagna di questo
periodo (che abbiamo appena letto).
L' inquisizione, stava massacrando
da dodici anni per queste eresie,
e anche per molto meno, bruciava sul
rogo sia ebrei che mori. Stava compiendo
la più grande "pulizia etnica" mai
avvenuta prima e dopo in Europa.
Alcuni affermano che Colombo era legato
ai Templari, antidogmatici, che cercavano
- aiutando lui - di vendicarsi dei
roghi (fatti con gli avalli papali),
un appoggio non tanto disinteressato,
ma concesso per distruggere la visione
dogmatica su cui la Chiesa fondava
la sua autorità e dottrina. E' certo
un mistero il perché le vele delle
tre caravelle di Colombo avevano bene
in vista la croce templare; nessuno
ebbe da ridire in anni così spaventosi;
ma un motivo ci doveva pur essere.
Lo "sponsor" era abbastanza chiaro
a tutti. Ma in seguito non se ne parlò
più.
Altri affermano che l' impresa fu
possibile anche per il concorso degli
ebrei, per via dei forti finanziamenti,
anche se questi apparentemente uscirono
dalla corte di Ferdinando "il Cattolico".
C' e' forse l' appoggio di papa Alessandro
VI? Proprio lui che guida l' inquisizione
spagnola nell' espulsione degli ebrei?
Tutto è possibile; era un Borgia!
nipote (da parte di madre) del precedente Papa
Callisto III (Alonso Borgia 1378-1458),
nativo di Canais, nella Spagna, Catalana,
Aragonese e che quando salì sul soglio
pontificio nel '55, gli ebrei aragonesi
lo indicavano non col nome Alonso
Borgia, ma Alonso Borja, ed era l'
arcivescovo di Valencia, più
noto con il nome di Aharon Cybo, che
era il nome di una famiglia
smaccatamente ebrea. Qualcosa
quindi non quadra, e il mistero s'
infittisce.
Anche curiosa e singolare -subito
dopo la scoperta- quella immediatezza
di Papa Borgia nel tracciare la famosa
"riga" Inter Caetera.
La superstizione anche questa bisognava
combatterla per vincere il terrore
che incuteva l' Oceano tenebroso,
come si chiamava allora l' Atlantico;
poi bisognava distruggere pure la
credenza della zona torrida
-dove - affermavano alcuni reduci
di quei viaggi- non si respirava più.
Le leggende marinare (portoghesi)
le avevano costruite ad arte e le
avevano messe in giro, forse per non
far scoprire alcune rotte che solo
pochi capitani portoghesi conoscevano.
All' equatore c' erano già stati parecchi,
compreso Colombo, perché abitava a
Lisbona, ma le rotte sulle coste africane
erano di pertinenza solo portoghesi,
e in quelle rotte loro non volevano
intrusi.
La leggenda riporta che alcuni personaggi
nella commissione affermarono che
il progetto di Colombo, poteva solo
uscire da una mente malata. Non se
ne fece più nulla. Tutti i contatti
col sovrano e anche con la regina
s' interruppero.
A consolarlo in questi giorni, una
dolce figura, una giovane spagnola,
Beatrice Henriquez, che gli diede
anche un figlio, Don Fernando (il
suo biografo!)
Dall' Inghilterra nessuna notizia
del fratello. Sfinito, lacero e affranto
Colombo decise di tentare l' ultima
carta, recarsi lui in Francia. Giunto
a Palos, rimasto senza nemmeno i mezzi
per vivere, chiese qualche piatto
di minestra al convento di Santa Maria
della Rabida. Il fato ci mette lo
zampino? Forse. Nel convento il padre
guardiano, don Juan Perez, non era
un semplice monaco, era stato un tempo
il confessore della regina Isabella.
Lo ascoltò con attenzione, e con le
sue conoscenze geografiche apprese
in convento, il progetto di Colombo
non gli sembrò affatto quello di un
folle, si offrì così di intercedere
per lui presso la sovrana. In un momento
molto particolare e favorevole.
La Spagna stava celebrando in quei
giorni la definitiva "Reconquista".
Era il 2 Gennaio del 1491. A Granada,
assediata da 80.000 soldati, cadevano
le ultime due fortezze degli arabi,
e l' ultimo sultano musulmano si arrendeva.
Per la Spagna terminava la "guerra
dei mori". Le feste a corte (e quelle
religiose) si sprecarono. Isabella
libera da ogni altra preoccupazione
decise di ascoltare JUAN PEREZ e di
promuovere la vagheggiata spedizione.
Il 17 aprile Colombo già sottoscriveva
i patti coi Reali Spagnoli, mentre
si allestivano per lui le tre caravelle.
Nominato Ammiraglio del Grande Oceano,
il 3 agosto Colombo salpava da Palos.
Con lui il mastro cartografo Giovanni
de la Cosa, il fratello Francesco,
due bravi capitani Alonso Pinzon sulla
Pinta, Vincenzo Pinzon sulla Nina,
e 90 marinai come "compagni d' avventura".
Solo la Santa Maria ne aveva 50, le
altre due caravelle ognuna 20.
Dopo 12 giorni giunsero alle Canarie,
il 7 settembre ripresero il viaggio.
Dopo altri 30 di navigazione, la Terra
promessa da Colombo non appariva.
La leggenda narra che ci fu l' ammutinamento
di alcuni marinai. Il Giornale di
bordo di Colombo non ne fa menzione,
ma qualcosa accadde: ad un' attenta
osservazione del diario, traspare
inoltre una velata inquietudine. E
vi appare anche un inferiore
riporto del numero di miglia percorse
per non allarmare troppo gli equipaggi. Era
sì inquieto tuttavia era determinato,
anche perchè tornare indietro sarebbe
stato un suicidio.
Finalmente all' alba del 12 ottobre,
scorse la Terra. Sbarcò in una delle
isole Lucaie cui dette il nome di
San Salvador. Il 15 approdò ad un'
altra isola, S. Maria, il 16 alla
Grande Exuma, il 28 scoprì le isole
poi dette delle Grandi Antille, ed
il 6 dicembre nell' isola di Haiti
che chiamò Hispaniola.
RITORNO IN SPAGNA
Partito da Hispaniola il 16 gennaio
1493, dopo una tempesta nelle Azzorre,
rientrò a Lisbona e poi a Palos, ove
sbarcò il 15 marzo.
La relazione del viaggio che pubblichiamo
in altre pagine è appunto del 15 marzo
1493
Grandi trionfali accoglienze a Barcellona.
Solennemente ricevuto dai sovrani
lo elessero Nobile, Grande Ammiraglio
dell' Oceano, Vicerè delle Indie,
con diritti e titoli trasmissibili
agli eredi.
La scoperta e l' ardimentosa traversata
sulle terre che si reputavano far
parte dell' Estremo oriente, si diffuse
in un baleno in tutto il mondo. Al
grande ricevimento alla corte di Barcellona
era presente PIETRO D' ANGHIERA, e
fu lui a leggere la notizia ufficiale
del resoconto del viaggio; lo fece
con tanto entusiasmo, poi volle commentare
ed aggiunse anche d' altro oltre la
notizia, disse che sospettava che
non si fosse raggiunto il lembo più
orientale dell' Asia, ma scoperto
un NUOVO MONDO.
Non ci fecero tanto caso, ma la coniazione
delle "nuove terre" era ormai
cosa fatta; ma perchè lo fossero di
fatto ci sarà da attendere qualche
anno per confermarlo.
Intanto Colombo e altri restavano
ostinatamente fermi nella credenza
di essere giunti nelle indie; e sempre
fermi anche quando altri si avventureranno
verso nuovi lidi e scopriranno e daranno
il loro nome al "Nuovo Continente".
Amerigo Vespucci nel 1499 toccherà
il Brasile, mentre Caboto sfiora un
lembo dei futuri Stati Uniti.
Ma siamo sicuri che nessuno lo sapesse
fin dal primo giorno che era un nuovo
mondo? E siamo anche sicuri dell'ostinazione
di Colombo a non credere che lo fosse?.
Come poteva Colombo ignorare Eratostene
proprio ora, e dov' erano i 110-120
gradi che mancavano? Era sincero o
fu bloccato dall' alto? Si voleva
forse dar tempo agli spagnoli (a Ferdinando
"il cattolico") di conquistare tutto
il Nuovo Mondo?
Per dare questa risposta ritorniamo
alla curiosa "riga Inter Caetera"
del Borgia, che divideva l' Atlantico
longitudinalmente esattamente al centro
e quindi il mondo in due, ma tutto
a favore della Spagna. Ai portoghesi
fu lasciato quasi nulla; solo acqua,
le Azzorre, le Canarie, Madera e le
isole di C. Verde che possedevano
già. La riga lambiva appena appena
la "gobba" del Sud America. Neppure
un Machiavelli avrebbe mai pensato
a una riga così partigiana. Si ha
proprio quasi l' impressione che Borgia
sapesse esattamente cosa c' era di
là della riga. (l' attuale meridiano
40° di long.)
IL
25 SETTEMBRE 1493 Colombo, compie
il 2° viaggio verso l' America con
diciassette navi; raggiunge Puerto
Rico nelle Nuove Antille. Il 3 novembre
é nelle isole Dominica, scopre poi
nel corso di una lunga esplorazione,
le isole Caraibi, Giamaica, Maria
Galante, le Vergini, S. Cristoforo,
Guadalupa, le Trinità. Siano così
arrivati al 1496
Intanto i malevoli, invidiando la
gloria dell' Eroe, lo calunniano di
volersi fare Signore assoluto delle
terre scoperte, ed inducono i Sovrani
di Spagna ad ingiungergli di sospendere
il corso delle sue esplorazioni e
di far ritorno in Europa. Colombo
ubbidisce e, presentatosi ai Monarchi,
dimostra false le accuse.
Il 30 MAGGIO del 1498, Colombo riparte
per il 3° viaggio. Questa volta il
5 agosto raggiunge davvero il Nuovo
continente. Scopre l' Orinoco, la
costa occidentale dell' America del
Sud (Colombia), e vi fonda la città
di Cartagena. Di nuovo calunniato,
nel novembre del 1500, é ricondotto
in Europa, carico di catene, ma riesce
ancora a dimostrare false le accuse.
Il 9 MAGGIO 1502, Colombo riparte
per il suo 4° viaggio. Esplora le
coste orientali dell' America Centrale.
Senonchè, per le malattie, i patimenti
e le amarezze procurategli dai compagni,
decide di ritornare in Spagna. Intanto,
Isabella, la sua protettrice, era
morta. Ferdinando il consorte, sopraffatto
da maligne insinuazioni, gli negava
i diritti che gli spettavano in virtù
dei patti stipulati.
L' Infelice affranto dalle fatiche,
dai disinganni e dal peso delle sventure,
muore in Valladolid, il 20 maggio
1506.
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NOTE VARIE - Al ritorno dai viaggi,
fra le altre cose, Colombo portò con
se in Europa grani di mais
(che gli inglesi coltiveranno come
mangime per darlo ai tacchini=turkey,
a questi animali da cortile anch'
essi provenienti dal nuovo mondo.
In seguito si darà al mais quello
strano nome grano-turco che
però non ha proprio nulla a che vedere
con i turchi, ma con i "tacchini".
IL
MAIS (quindi il granoturco) sarà coltivato
inizialmente in Europa ed esclusivamente
per le bestie. Solo durante le grandi
carestie del 1800, per la sua alta
resa, si iniziò a consigliarne la
coltura (si usarono i parroci nelle
campagne per diffonderne la produzione)
per soddisfare la grande richiesta
di cibo delle popolazioni povere.
Se ne fece poi così grande uso come
unico cibo per sfamarsi, ma il cereale
essendo carente di alcune importanti
vitamine, necessarie all' organismo,
causò per più di un secolo, uno dei
più grandi flagelli europei nell'
alimentazione nella povera gente:
la pellagra.
1492:
La scoperta del Nuovo Mondo - Questa
data, è di rilevante importanza anche
per Venezia. Il viaggio di Colombo,
volto a scoprire il Levante navigando
a Ponente, inaugura una lunga serie
di grandi spedizioni navigazioni oceaniche,
in particolare la circumnavigazione
dell' Africa compiuta da Vasco da
Gama, che consente ai Portoghesi di
raggiungere per mare i luoghi di produzione
delle spezie, realizzando notevoli
vantaggi rispetto ai mercanti veneziani,
abituati ad esserne riforniti attraverso
lunghi e spesso insicuri percorsi
terrestri. Non che questo abbia costituito,
come troppo spesso si suole ripetere,
la rovina per la città lagunare.
Infatti per tutto il XVI secolo, e
anche oltre, l' economia veneziana
continua a prosperare, pur battendo
cammini che (con la sola eccezione
dell'editoria che registra in laguna
una delle sue produzioni più alte)
sono abbastanza diversi da quelli
seguiti, in generale, dal mondo moderno.
Per non citare che due esempi, a Venezia
si insiste nella produzione di tessuti
di altissima qualità e quindi di alto
costo (con un mercato molto ristretto),
mentre si diffonde in tutto il mondo
civilizzato la confezione di generi
d'abbigliamento di tipo medio-basso;
inoltre si cerca di snellire e di
ammodernare, sull'esempio degli Olandesi,
le costruzioni marittime. Ma, soprattutto,
a Venezia, si assiste -con inizio
del 1404- a un gigantesco trasferimento
di capitali dal mare alla terra (fino
a Bergamo) attraverso le bonifiche
di terreni paludosi promosse dal patriziato
veneziano, anche se una fazione
in città, quella del "partito del
mare" contrasta il partito dei "terricoli",
timoroso il primo che questa operazione
-di travaso di capitali verso la terra
ferma- potesse arrecare danni all'integrità
dell'economia della Laguna, tutta
a vocazione marittima da ormai cinquecento
anni. "Lassemo le cose come le
sta" soleva dire un doge.
Del resto le "avventure" sulla terra
ferma, in certi casi si erano concluse
con dei grandi fallimenti. E quando
invece andarono bene, l'espansionismo
veneziano mise in allarme gli altri
stati che si coalizzarono tutti contro
la Serenissima. Solo la Lega Cambriai
del 1509 riportò un po' di pace con
alcuni compromessi. Alla fine di sette
anni di rovinosa guerra - che mise
perfino a rischio l'esistenza stessa
della Repubblica- si ristabilì il
dominio di terraferma fino all’ Adda,
quale rimase fino alla fine della
Repubblica.
Ammaestrata dall' esperienza, la città
dogale, a partire dal 1525, manterrà
una saggia neutralità nella situazione
di conflittualità internazionale creata
dallo scontro fra gli Stati europei.
Positiva questa neutralità per la
pace interna, ma troppo isolazionista
e inerme, fino a un punto che non
riuscì poi a conservarla (non avendo
alcun alleato) di fronte all'attacco
napoleonico, a quello successivo austriaco
nel 1848, e per una fazione (quella
che voleva ritornare all'indipendenza
della Serenissima) fu nefasto anche
l' Unione all' Italia sabauda.