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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

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STAMPA ITALIANA ALL'ESTERO
Da "La Gente d'Italia", Miami, speciale Columbus Day
Tremaglia fuor di polemica



MIAMI, 10.10.05 - Ci fu un politico belga d'origine italiana - tale Di Rupo, se la memoria non ci inganna; ma non ci inganna - che si rifiutò di dare la mano a un vicepresidente del Consiglio della Repubblica italiana: tale Giuseppe Tatarella. Il belga non voleva salutare il fascista.

Ma, a parte il particolare che aveva proprio sbagliato mano - il povero e nel frattempo scomparso Tatarella era così poco fascista che perfino a sinistra lo chiamavano il "ministro dell' armonia" -, da quello sgarbo istituzionale sono passati ben undici anni. Nel frattempo il partito di Tatarella (An) ha governato per (quasi) altri cinque. E prima di lui pure un esponente di quella parte che un tempo sarebbe stata sbertucciata come comunista da un maleducato all' incontrario, ha fatto il presidente del Consiglio: Massimo D'Alema.

Per carità, lungi da noi voler mettere ecumenicamente sullo stesso piano politico Tatarella e D'Alema. Anzi, sì, intendiamo proprio considerarli allo stesso modo. Nel senso che il giudizio sull' operato di entrambi andrebbe dato per il loro concreto operare al governo, e non per quello in cui credevano quando avevano vent' anni, o vent' anni fa. Oggi destra e sinistra sono legittimate a governare perché così ha deciso il sovrano popolo italiano, che non si fa guidare dai pregiudizi, ma dai giudizi.

Confessiamo, pertanto, di non capire la polemica a scoppio ritardato nei confronti di Mirko Tremaglia, ministro della Repubblica, per la sua partecipazione alla parata del Columbus Day in America. Ritardato, lo scoppio, perché già due anni fa Tremaglia aveva partecipato alla tradizionale manifestazione, e nessuno fiatò. Ritardato, perché a differenza di Tatarella, Tremaglia fascista lo è stato davvero. E neanche a vent' anni: portava ancora i pantaloni corti, essendo roba di sessanta (sessanta!) anni fa, quando tutti i ragazzi dell' epoca furono chiamati alle drammatiche scelte della guerra, guerra civile in Italia e guerra mondiale nel pianeta. E molti le compirono nella più totale buonafede.

Rispetto a quei tempi orribili delle dittature noi siamo dei privilegiati. Noi figli della democrazia e della libertà, beni non negoziabili e valori assoluti che a nostra volta abbiamo trasmesso ai figli. E il figlio di Tremaglia, che non c' è più e che si chiamava Marzio, era lo specchio colto e onesto di questa svolta: indietro non si torna mai, "neanche per prendere la rincorsa", come ammoniva il rivoluzionario più amato della terra, Ernesto Guevara de la Serna, detto il Che ( di cui, tra l' altro, proprio ieri ricorreva un anniversario ).

Ma non divaghiamo. Ci pare che il ministro Tremaglia non sia a New York in virtù del suo passato, sulla base del quale non sarebbe diventato neppure ministro in Italia, visti il rigore politico e la fede liberale del capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, ossia di colui che "nomina i ministri" (articolo 92 della Costituzione) su proposta del presidente del Consiglio. Tremaglia è a New York, ci sembra, in virtù di ciò che ha fatto nel presente, promuovendo la storica legge per far votare gli italiani che vivono all' estero.

Se ci pensate, quest' uomo ha fatto l' opposto di ciò che avrebbe fatto un fascista, perché ha esteso, anziché cercato di comprimere o di eliminare, il principio democratico a chiunque abbia il passaporto italiano, e dovunque si trovi. Senza distinzioni di parte, di lingua, di luogo: anche la quarta generazione di un australiano (o di un brasiliano, o canadese o francese o fate voi) potrà votare per la Repubblica italiana, se vorrà far valere l' insopprimibile diritto alla cittadinanza da parte della Nazione dei trisavoli.

Per questa sua battaglia così italiana e così universale c' è chi è arrivato a chiedere al presidente Ciampi di nominare il ministro per gli Italiani nel mondo - così si chiama, non a caso, il suo dicastero - senatore a vita, avendo "illustrato la Patria per altissimi meriti" (articolo 59 della Costituzione).

Perciò delle due l' una: o siamo già in campagna elettorale, con la vecchia abitudine di dare del fascista all' avversario che non piace, e perfino a quello che lo è stato davvero in circostanze tragiche per tutti. Oppure - e noi propendiamo per questa seconda e più convincente tesi - devono aver semplicemente sbagliato persona, quelli che vorrebbero oggi trattare Tremaglia come fu ieri trattato Tatarella. Hanno scambiato il ragazzo di Salò col ministro della Repubblica, hanno preso fischi per fiaschi o, per dirla con Lorsignori, fischi per "fasci".

(Federico Guiglia-La Gente d'Italia)