STAMPA
ITALIANA ALL'ESTERO
Da "La
Gente d'Italia", Miami, speciale
Columbus Day
Tremaglia
fuor di polemica
MIAMI, 10.10.05 - Ci fu un politico
belga d'origine italiana - tale Di
Rupo, se la memoria non ci inganna;
ma non ci inganna - che si rifiutò
di dare la mano a un vicepresidente
del Consiglio della Repubblica italiana:
tale Giuseppe Tatarella. Il
belga non voleva salutare il fascista.
Ma, a parte il particolare che aveva
proprio sbagliato mano - il povero
e nel frattempo scomparso Tatarella
era così poco fascista che
perfino a sinistra lo chiamavano il
"ministro dell' armonia"
-, da quello sgarbo istituzionale
sono passati ben undici anni. Nel
frattempo il partito di Tatarella
(An) ha governato per (quasi) altri
cinque. E prima di lui pure un esponente
di quella parte che un tempo sarebbe
stata sbertucciata come comunista
da un maleducato all' incontrario,
ha fatto il presidente del Consiglio:
Massimo D'Alema.
Per carità, lungi da noi voler
mettere ecumenicamente sullo stesso
piano politico Tatarella e D'Alema.
Anzi, sì, intendiamo proprio
considerarli allo stesso modo. Nel
senso che il giudizio sull' operato
di entrambi andrebbe dato per il loro
concreto operare al governo, e non
per quello in cui credevano quando
avevano vent' anni, o vent' anni fa.
Oggi destra e sinistra sono legittimate
a governare perché così
ha deciso il sovrano popolo italiano,
che non si fa guidare dai pregiudizi,
ma dai giudizi.
Confessiamo, pertanto, di non capire
la polemica a scoppio ritardato nei
confronti di Mirko Tremaglia, ministro
della Repubblica, per la sua partecipazione
alla parata del Columbus Day in America.
Ritardato, lo scoppio, perché
già due anni fa Tremaglia aveva
partecipato alla tradizionale manifestazione,
e nessuno fiatò. Ritardato,
perché a differenza di Tatarella,
Tremaglia fascista lo è stato
davvero. E neanche a vent' anni: portava
ancora i pantaloni corti, essendo
roba di sessanta (sessanta!) anni
fa, quando tutti i ragazzi dell' epoca
furono chiamati alle drammatiche scelte
della guerra, guerra civile in Italia
e guerra mondiale nel pianeta. E molti
le compirono nella più totale
buonafede.
Rispetto a quei tempi orribili delle
dittature noi siamo dei privilegiati.
Noi figli della democrazia e della
libertà, beni non negoziabili
e valori assoluti che a nostra volta
abbiamo trasmesso ai figli. E il figlio
di Tremaglia, che non c' è
più e che si chiamava Marzio,
era lo specchio colto e onesto di
questa svolta: indietro non si torna
mai, "neanche per prendere la
rincorsa", come ammoniva il rivoluzionario
più amato della terra, Ernesto
Guevara de la Serna, detto il Che
( di cui, tra l' altro, proprio ieri
ricorreva un anniversario ).
Ma non divaghiamo. Ci pare che il
ministro Tremaglia non sia a New York
in virtù del suo passato, sulla
base del quale non sarebbe diventato
neppure ministro in Italia, visti
il rigore politico e la fede liberale
del capo dello Stato, Carlo Azeglio
Ciampi, ossia di colui che "nomina
i ministri" (articolo 92 della
Costituzione) su proposta del presidente
del Consiglio. Tremaglia è
a New York, ci sembra, in virtù
di ciò che ha fatto nel presente,
promuovendo la storica legge per far
votare gli italiani che vivono all'
estero.
Se ci pensate, quest' uomo ha fatto
l' opposto di ciò che avrebbe
fatto un fascista, perché ha
esteso, anziché cercato di
comprimere o di eliminare, il principio
democratico a chiunque abbia il passaporto
italiano, e dovunque si trovi. Senza
distinzioni di parte, di lingua, di
luogo: anche la quarta generazione
di un australiano (o di un brasiliano,
o canadese o francese o fate voi)
potrà votare per la Repubblica
italiana, se vorrà far valere
l' insopprimibile diritto alla cittadinanza
da parte della Nazione dei trisavoli.
Per questa sua battaglia così
italiana e così universale
c' è chi è arrivato
a chiedere al presidente Ciampi di
nominare il ministro per gli Italiani
nel mondo - così si chiama,
non a caso, il suo dicastero - senatore
a vita, avendo "illustrato la
Patria per altissimi meriti"
(articolo 59 della Costituzione).
Perciò delle due l' una: o
siamo già in campagna elettorale,
con la vecchia abitudine di dare del
fascista all' avversario che non piace,
e perfino a quello che lo è
stato davvero in circostanze tragiche
per tutti. Oppure - e noi propendiamo
per questa seconda e più convincente
tesi - devono aver semplicemente sbagliato
persona, quelli che vorrebbero oggi
trattare Tremaglia come fu ieri trattato
Tatarella. Hanno scambiato il ragazzo
di Salò col ministro della
Repubblica, hanno preso fischi per
fiaschi o, per dirla con Lorsignori,
fischi per "fasci".
(Federico Guiglia-La Gente d'Italia)