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COLUMBUS DAY
Intervista al "Politico col cuore" in visita ad America Oggi

Mirko Tremaglia: "Il voto l'ho conquistato, è così e nessuno può cambiare"


NEW YORK11.10.05 - Mirko Tremaglia, lo abbiamo già scritto altre volte, per noi non è assimilabile alla categoria dei politici di "origine controllata", semplicemente perché il deputato di Bergamo, diventato Ministro degli Italiani nel Mondo, un vero politico non lo è mai stato. "Politico col cuore" scrivemmo la prima volta che lo incontrammo dieci anni fa, mentre a New York piangeva per l' ennesima beffa in Parlamento e ribadiva che non si sarebbe arreso, mai.
In un altro articolo lo chiamammo anche "San Mirko da Bergamo", perché i miracoli li fanno i santi e l' pprovazione della legge costituzionale che permetteva il voto all'estero degli italiani ci sembrava un vero miracolo. Nella Repubblica ostaggio della partitocrazia ci voleva un miracolo. Tremaglia, l' ex repubblichino, da solo contro tutti (per decenni la sua è stata una battaglia solitaria) ha restituito quel diritto ai cittadini italiani emigrati. Così toccò proprio a lui, al già giovanissimo fascista dell' ultima ora di Salò, a dare una lezione di democrazia a tanti suoi colleghi parlamentari che invece vantavano trascorsi più "puri".
L' ultimo attacco sulla credibilità democratica di Tremaglia per i suoi trascorsi fascisti, ci appare ingiusto perché egli aveva compiuto già da tempo la sua traversata nel deserto. I titoli democratici sono stati conquistati non con le dichiarazioni ad effetto ma con i fatti, culminati in quella vittoria che ne ha fatto l' unico politico italiano che sia riuscito in Parlamento a far cambiare un pezzo di Costituzione per renderla finalmente più democratica.
Il ministro per gli italiani nel Mondo, che si trova ora a New York per le celebrazioni del Columbus Day, è apparso prima sorpreso e poi scosso dalle critiche mosse sabato scorso sul "New York Times" per la sua presenza alla parata sulla Quinta Avenue. A chi, sul NYT, aveva puntato il dito contro il suo passato, Tremaglia ha così replicato: "Non bisogna mai confondere storia e politica. Sono già stato ospite d'onore del 2002 al Columbus Day e ringrazio molto Lawrence Auriana" - il presidente della Columbus Citizen Foundation che ogni hanno organizza la parata sulla Fifth Avenue- "per quelle meravigliose giornate e per quel riconoscimento". Tremaglia aggiunge: "Sono felice di essere stato l' unico uomo politico italiano che ha cambiato la Costituzione della Repubblica per ben due volte per dare il voto a milioni di cittadini italiani all'estero. Questa è la battaglia di civiltà che ho vinto a favore degli italiani all' estero: questa è la democrazia, la vera democrazia, il voto a milioni di italiani all'estero che non l' avevano". "Di questo fatto democratico sono felice e orgoglioso. Per questo fatto straordinario, di autentica democrazia, cui ho dedicato tutta la mia vita, sono amato dagli italiani all' estero: ed è per questo che sono a New York. Questa è la politica di italianità che tanto piace anche al presidente della Repubblica Ciampi".
Domenica sera il ministro Tremaglia è venuto a far visita alla redazione di America Oggi. Così gli abbiamo posto delle domande su questa polemica e anche sul voto all' estero.

Secondo lei perché è apparso adesso sul NYT questo articolo contro la sua partecipazione al Columbus Day e non tre anni fa?

"Dovreste chiederlo a loro. Secondo me perché ci avviciniamo alle elezioni in Italia. E commettendo un clamoroso errore, questi hanno attaccato Tremaglia. Io sono il padre del voto all' estero e ora mi rendo conto che 'l' Unità' è scesa in campo. (Ieri sul quotidiano fondato da Gramsci c'era in prima pagina il titolo "New York, rivolta contro Tremaglia..." ndr). Contro quello che è il padre del voto. Perché c'é poco da dire, io ho cambiato due volte la Costituzione perché gli italiani potessero votare. Mettendo addirittura nella Costituzione la circoscrizione estero, dodici deputati e 6 senatori. Non possono più cambiarla. Ora i comunisti mi attaccano per questo voto".

Sul voto all' estero ci torniamo. Ma rimanendo alla polemica qui: forse quello che ha fatto "notizia" per il NYT, più che la critica al suo passato fascista, erano certi termini offensivi sui gay da lei usati in occasione della bocciatura del ministro Buttiglione all'Ue...


"Questo non mi interessa. A me interessa il fatto che sono scesi in campo attaccandomi per la mia vita. Ma la storia non può essere confusa o strumentalizzata dalla politica. Tant' è vero che io sono diventato ministro della Repubblica. Tanto é vero che le sinistre non mi hanno mai attaccato. I miei rapporti con Fassino sono ottimi. Ripeto, ottimi. Perché poteva essere un discorso fatto dal New York Times, ma non è obbligatorio per l' Unità scendere in campo contro di me e addirittura in prima pagina con quel titolo..."

Lei, come del resto la maggioranza dei parlamentari italiani, si dichiara contrario ai matrimoni gay. Ma cosa pensa dei diritti civili? Cosa replica a chi l'attacca su questo?

"Io non replico. A me interessano i diritti civili degli italiani per quanto riguarda il voto. Ho dedicato tutta la mia vita al voto per gli italiani all' estero. Sono riuscito a cambiare la Costituzione per dare il voto a milioni di cittadini italiani. Io ho fatto democrazia, ho dato democrazia. In Italia si è compiuta la democrazia solo il 20 dicembre del 2001. Mi hanno insegnato che la democrazia è a suffragio universale. Significa che tutti quanti gli italiani devono poter esercitare il voto. Quindi non c' era la democrazia, questa si è compiuta in Italia tramite Tremaglia. Questo fatto democratico per me è assoluto, totale. Questo è quello che mi interessa."

Facciamo un'altra ipotesi: forse si voleva attaccare la presenza di Scalia, e hanno usato lei...

"Non so, queste sono faccende politiche americane e io non ci entro".

Passiamo al voto all'estero: c'è chi sostiene, come il senatore Danieli della Margherita, che sarebbe la maggioranza del centrodestra a non essere più contenta di questo voto e che lei si adegua....

"Circa due mesi fa c' è stato un tentativo al Senato con degli emendamenti secondo me inammissibili, che chiedevano che si rinviasse il voto all' estero. Questi erano sottoscritti dal Partito repubblicano, dalla Margherita, dai Ds, dalla Lega, dall' Udc e da Forza Italia. Certamente non da Alleanza Nazionale. Sono entrato in scena duramente, perché finché ci sono io, il voto deve essere dato con i termini voluti dalla legge. E poi hanno ritirato l' emendamento... Il voto per gli italiani all' estero c' é costituzionalmente".

Lei garantisce quindi che non solo voteremo, ma che riusciremo anche ad eleggere i nostri rappresentanti?

"Non io, ma lo garantisce la Costituzione".

Ma ci sarebbe ancora il problema della norma di attuazione delle legge...

"Vi state sbagliando. L' attuazione dei collegi è logica. In Italia non votano più per 630, ma votano per 618 seggi. Siccome i collegi erano per 630 deputati ora devono rimetterli a posto. Ma non possono fare diversamente perché è previsto dalla Costituzione. Lì ci sta scritto 618! C' è scritto 630, di cui 12 all' estero. E' nella Costituzione, devono cambiarla se vogliono fare diversamente. Me ne frego di tutte le parole. Il voto l' ho conquistato, è così e nessuno può cambiare. Adesso poi se fanno questa nuova legge sul proporzionale..."

Cosa pensa della proposta di riforma della legge elettorale?

"La facciano, con le liste che sono bloccate. Ma sono cose che a noi italiani all'estero non importano."

Ma lei la voterà la riforma?

"Credo di sì"

Lei aveva dichiarato in passato che preferiva che i partiti rimanessero fuori dalla contesa elettorale all' estero e che per contare di più gli italiani emigrati avrebbero dovuto costituire delle loro formazioni di rappresentanza. Ne è ancora convinto?

"Confermo. Certo, io sosterrò questa tesi di fare delle liste al di fuori delle parti e dei partiti. Cioè fare delle liste all' estero perché io ho fatto una volta un' indagine e i partiti italiani all'estero non contano di più del 15%. La mia idea, di fare delle liste che chiamiamo civiche, invece superebbero il 60%. Io sostengo questa tesi, poi i comunisti faranno quello che vorranno."

Ma nel suo partito che dicono? La sua idea piace o premono per fare delle liste con il loro simbolo?

"Secondo me sono d'accordo. Comunque io cammino per questa strada. Sosterrò questa tesi sul piano locale e cercherò di intervenire anche sul piano delle candidature. Più chiaro di così. Perché adesso sono sceso in campo, peggio per loro. Entro nel discorso elettorale, dirò questa lista mi va bene, questa no. Non lo posso fare? E chi l'ha detto? Perché il presidente del Consiglio non fa votare per la Casa della Libertà? Perché Fassino non fa votare per l' Ulivo? E io perché non dovrei farlo? Ho dato tutta la mia vita per questo che è un successo eccezionale. Milioni di italiani che erano stati dimenticati, discriminati. Ho vinto questa battaglia di civiltà immaginate se la lascio ai comunisti... Nel mio staff, quando sono diventato ministro, avevo messo tutti, avevo messo pure Pezzoni, capogruppo della Commissioni Esteri dei Ds! Ma un certo giorno gli hanno detto che doveva andar via. La mia impostazione è quella della politica dell' italianità al di sopra delle parti e dei partiti, così è delineata."

L'ultima volta che ha parlato di voto all' estero con il presidente del Consiglio Berlusconi, gli ha dato risposte che la soddisfano? Oppure è distratto da altro?

"Sono tutti distratti. La settimana scorsa, alla festa della polizia penitenziaria, gli dico: lo sai che vinciamo le elezioni? Lui mi guarda, e gli spiego: questo perché il governo Berlusconi ha dato a milioni di cittadini italiani un loro diritto. Un risultato eccezionale. Ma lo capisci che abbiamo fatto questa cosa? Lui mi ha guardato e mi dice: e già, hai ragione. Capisci? Non lo ricordano mai, ma lo abbiamo fatto noi. Sono distratti, ma io no. Ho iniziato la campagna elettorale, ma la politica deve essere fatta con i sentimenti e con il cuore. Devo rispondere al mio angelo custode che mi guarda, figuriamoci se verrò meno a questo mio obbligo morale che io ho nei confronti degli italiani nel mondo".

Con Fini alla Farnesina, il suo ministero è più forte?

"Credo di sì. Ma la Farnesina è la Farnesina, non è che sia Fini. Lui può essere messo in difficoltà. Lì bisogna rimuovere certe situazioni che sono rimaste dissidenti nei confronti del voto. Le mie deleghe sono fortissime, anche sul piano culturale. Ora inizierò le riunioni di tutti i direttori della cultura nel mondo... Noi dobbiamo ottenere che tutti i cittadini italiani nel mondo abbiano gli stessi diritti degli italiani in Italia".

Ha un saluto per gli italiani che la vedranno sulla Quinta Avenue?

"Il mio è un ringraziamento profondo a tutti gli italiani nel mondo. Ai ragazzi dico che dovete credere nella patria. Nella vostra patria, perché anche se perdete, potete ricominciare. Come ho fatto io che ho perso tante volte. Avevo questo ideale, rafforzato nel mio cuore dal mio angelo custode. Alla fine tu vinci. Il messaggio che ho è questo, proprio gli italiani nel mondo mi hanno salvato nel momento più tragico della mia vita dandomi un grande scopo per continuare. Questi italiani che hanno italianizzato il mondo, ora spero che possano italianizzare l' Italia. Ringrazio iddio che ci ha fatto nascere italiani.

(Stefano Vaccara-America Oggi)