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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Europa e Africa del Nord

STAMPA ITALIANA ALL' ESTERO:

RINASCITA (SVIZZERA)
Destra all' estero catastrofe annunciata

09.05.06 - "L' azzeramento delle cariche intervenuto in queste ultime ore, in concomitanza con la mia intenzione di convocare una riunione a Bruxelles, mi impone queste poche riflessioni perchè possiate aggiungere quanto, meglio di me, avete avvertito nel tempo e soprattutto nel corso della sfortunata campagna elettorale (ma anche prima e dopo). Mi darete atto che a Trieste avevo chiesto l' azzeramento delle cariche e di ripartire con il tesseramento per contarci e vedere quanti realmente fossimo. Mah! Oggi questa convocazione "autogestita" e al di fuori degli schemi Ctim (Comitati tricolori degli italiani nel mondo), intendeva mettere fine al silenzio assordante che la vicenda del flop elettorale aveva determinato. Non un rigo né una parola per informare il nostro mondo dei risultati, dei problemi incontrati, delle disamine in corso; soltanto una lettera di Ferretti che, di sua volontà, proponeva l'azzeramento. Sono convinto che l'azzeramento sia la conseguenza logica della "debacle" che abbiamo vissuto. Sono altresì convinto che l'azzeramento sia necessario, ma non possa prescindere dal vertice, da chi ha dettato ed imposto linee d'azione e strategie. Quando si perde una guerra è il generale che se ne va per primo non il soldato, che è sempre utile nella ritirata e nel contrattacco!". È Eugenio Preta, Coordinatore europeo del CTIM, che su Rinascita, periodico edito a Bienne e disponibile anche online (rinascita.ch) fa una cruda analisi della gestione dell’ultima campagna elettorale e dei risultati assai al di sotto delle aspettative delle ultime elezioni politiche.
"Avere il coraggio di fare un passo indietro non è un dramma, bisogna viverlo come opera catartica e così presuppone intelligenza, sensibilità e affetto per quanti hanno tanto dato ricevendo forse in misura molto minore. Al contrario, questi vertici mi sembrano intenzionati a restare 'ottimamente' come se la sconfitta non li riguardasse, come se la sconfitta fosse soltanto opera dei soliti velleitari che hanno voluto a tutti i costi essere candidati per poter iscrivere il loro nome nelle cartoline da mandare a parenti ed amici.
La catastrofe elettorale dei Ctim rappresenta la fine di un mondo. Un mondo che comprendeva la figura classica dell'emigrato, dell'italiano fuori da tutto e da tutti, permaloso, pieno di nostalgia, triste e disadattato. Oggi quello stesso italiano può ritornare spesso nel suo luogo d'origine, giornali e tv lo legano alla realtà italiana, non vuole essere trattato da cittadino di serie b, si permette una certa spocchia quando viene in Italia. Rimane però soggetto ai servizi consolari per tante incombenze che vengono esplicate poi da patronati, sindacati, da Acli e missioni cattoliche, tutto un mondo che ci ha sempre messo fuori dai suoi circuiti.
L'italiano perciò alla sinistra deve qualcosa, e la sinistra è brava a farsi trovare quando loro la cercano. Cosa che non è mai successa con i nostri deputati, insofferenti del connazionale emigrato che lo tira dalla giacca e gli chiede qualcosa. Tra l'altro qualche anno fa, dopo il rinnovo dei Comites, riformati ancora una volta da Tremaglia, avremmo potuto mettere fuori gioco patronati e sindacati quando era sorto il problema degli enti gestori, di interpretare la norma secondo cui gli enti gestori non potevano essere ammessi alle elezioni per le cariche rappresentative come Comites. Bastava soltanto che il Ministro degli esteri, allora Frattini, con la sollecitazione del nostro ministro, avesse interpretato la legge in maniera da escludere patronati e sindacati quali enti gestori dai Comites. Sarebbe stato l'inizio della rimonta, avremmo messo le sinistre nell'angolo, saremmo diventati i padroni dell'emigrazione. Invece non lo abbiamo fatto e la sinistra ha rinvigorito i suoi contatti, le sue strutture e, almeno in Europa, la situazione di cui parlo perchè penso di conoscerla, sono diventati onnipotenti.
Su questa linea si inseriscono le elezioni, volute da un ministro fascista, preparate da un governo di destra e perdute senza misericordia. L'analisi di quello che è accaduto vorrei poterla fare con voi. Oggi la mia proposta è quella che non si possono azzerare i delegati, anzi dai delegati bisogna ripartire per metterci davanti ad un tavolo e rifondare la destra in Europa, ma anche nel resto del mondo, con la costituzione dei circoli di Alleanza Nazionale contando su persone capaci ma soprattutto leali.
Analizzando la situazione europea ripercorro alcune tappe per rendere meglio conto di quanto dico. Le prime elezioni per corrispondenza sono state quelle per il rinnovo dei Comites del 2003/4. I risultati hanno premiato, come sempre, la sinistra e il mondo dei sindacati-patronati, ma anche come Ctim siamo riusciti a tenere. Il dato però importante da sottolineare è quello dei votanti, sempre intorno al 28/33 %, pochi rispetto agli aventi diritto che hanno dimostrato il loro disinteresse. Al voto sono andati gli addetti ai lavori, sinistra e patronati e noi, figli di un dio minore. Gli italiani, il grosso dei connazionali, non si interessa di Comites o Cgie, non sa neanche cosa siano e cosa facciano. Intanto il voto all'estero si veniva delineando grazie a Tremaglia e alla sua caparbietà. Così la sinistra, scimmiottando (ma i risultati delle elezioni dimostrano che non si è trattato di scimmiottamento) la politica italiana ha inventato anche nel mondo la pantomima delle primarie del centrosinistra. Al vedere soltanto le sedi e l'organizzazione messa in campo c'era da disperarsi: gente a disposizione gratuitamente sacrificando un'intera giornata festiva per far votare per le primarie. Soltanto a vedere le sedi reperite (anche le sacrestie a margine della funzione religiosa, meditate cristiani...) venivano i brividi. Il risultato poi rimetteva le cose nella loro giusta dimensione. A fronte di 2.500.000 italiani all'estero, la consultazione aveva interessato soltanto 23.000 persone. Il cerchio si chiudeva: Comites 30% di partecipanti al voto, primarie 23mila... la sinistra contava, nel campo dell'associazionismo, pur se maggioranza, per quelle cifre molto limitate.
Sarebbe stato, ed è stato, errore gravissimo seguire la sinistra sul terreno dell'associazionismo. E lo hanno capito pure loro che, furbescamente ci hanno trafitto come chi, calciando un penalty ti fa la finta da una parte e ti piazza il pallone dall'altra. Noi abbiamo continuato (lui ha continuato) a volerci presentare al di fuori dei partiti, mentre la stessa sinistra aveva capito non solo di dover fare liste politiche, ma di ripetere la situazione italiana con la lista dell'Unione. E anche gli Azzurri nel mondo abbandonavano la loro sigletta per correre più seriamente come Forza Italia e con il nome di Berlusconi.
Continuare a credere che gli "esteri" avrebbero scelto la lista con il nome di Tremaglia è stato velleitario perchè gli esteri seguono l'attualità italiana in tempo reale, Giornali e TV quindi, dove lo spazio per i partiti era regolato dalla par condicio, par condicio per tutti eccetto che per una lista "civica" come era quella del Ctim che è rimasta fino all'ultimo nell'incertezza del nome, del cartello e dei candidati che avrebbero dovuto essere messi in lista non in ordine alfabetico, ma prevedendo una gerarchia che, a parità di meriti, avrebbe dovuto posizionare un capolista. Semplicemente per il fatto che esistendo le preferenze, il vertice avrebbe dovuto dare indicazioni sui due-tre nomi che avrebbero dovuto essere portati avanti dappertutto, a dispetto del candidato locale che avrebbe dovuto fare volentieri (e forzatamente, visto i risultati paese per paese) il passo indietro. Invece, ogni candidato ha lavorato per prendere i voti (pochi) esistenti senza cercare di aggiungere voti a quelli (pochi) esistenti. Non dimentichiamo poi come ci siamo coperti di ridicolo con la vicenda Borletti!
Recriminare ora sul fatto della mancanza di consultazione mi sembra inutile per chi conosce come noi il ministro. Ha deciso il vertice; noi tutti abbiamo accettato, senza discutere, quelle decisioni, quindi noi abbiamo perso e insieme a noi hanno perso tutte le liste, quelle che ci hanno copiato ma soprattutto quelle che non avevano riferimenti politici nazionali.
Il partito, per ovvi motivi di affetto, ha delegato il tema esteri a Tremaglia, e di Tremaglia si è fidato fino in fondo. Ricordo disperati e ripetuti tentativi di convincere il presidente a correre anche all'estero come An (Alleanza nazionale); ricordo anche un tentativo di proporre una sigla che non offendesse nessuno giocando sul termine frontiere chiamandola "conFINI"; ricordo l'estremo tentativo fatto con Rivolta per correre come CdL (Casa delle libertà), ricordo la telefonata con Berlusconi che palesava in modo "colorato" l'impossibilità di convincere il Ministro; ricordo la proposta di Rivolta di riservare due posti come An nella lista di FI (Forza Italia)... ricordo, ricordo, ma abbiamo perso e restano le recriminazioni.
Forse per l'assenza di una programmazione seria e consapevole, e non approssimativa e inventata da qualcuno sul momento ,della campagna elettorale. Allora gli indirizzi degli elettori sarebbero stati inviati da un coordinamento centrale e non dai consolati, e gli indirizzi sarebbero risultati esatti e non avremmo assistito al fenomeno delle buste "sconosciute" che ancora riempiono la mia cassetta della posta; allora avremmo usufruito TUTTI, e non solo qualcuno, come avvenuto (bel risultato però, alla fine) della tariffa postale di 0,04 centesimi a busta; forse avremmo risparmiato un sacco di soldi di fronte alle spedizioni a O,66 cent fatte; forse dalla sede centrale sarebbero potuti partire i volantini di propaganda della lista, come ha fatto l'Unione o FI che ha tempestato gli italiani con invii multipli mentre i nostri pseudo elettori neanche sapevano che rappresentavamo An con una lista "civica"; forse avremmo ovviato a tante disfunzioni e non ci saremmo sentiti dire, ogni qual volta che sottolineavamo un problema, di andare a lamentarci col nostro ministro Mae o col nostro ministro Mim; forse il direttore di rai International avrebbe potuto occuparsi più delle nostre liste, fornirci più copertura mediatica; forse avrebbe potuto organizzarci qualche intervista radiofonica o televisiva in Italia e all'estero; forse il "Secolo" avrebbe potuto dedicare un profilo ai candidati, qualche foto, qualche intervista (e se non lo fa il giornale del nostro partito, chi lo deve fare?); forse avrebbe potuto intervistare Longo o Carbone invece di fare un servizio su Romagnoli o FI (acqua al mulino, il loro però); forse si sarebbero potuto organizzare incontri con le comunità europee piuttosto che scappare sempre verso le americhe; forse avremmo avuto un sostegno alla campagna elettorale corrispondente al tipo di impegno e avremmo certamente evitato lo sciacallaggio di quei simpatizzanti che si dicevano pronti ad impegnarsi dietro compenso e non per fede. E forse finalmente la Pavone si sarebbe decisa a cantare...perchè poi era entrata? Per fare discorsi politici? it's all over now". DI EUGENIO PRETA