STAMPA
ITALIANA ALL' ESTERO:
RINASCITA
(SVIZZERA)
Destra
all' estero catastrofe annunciata
09.05.06 - "L' azzeramento delle
cariche intervenuto in queste ultime ore,
in concomitanza con la mia intenzione
di convocare una riunione a Bruxelles,
mi impone queste poche riflessioni perchè
possiate aggiungere quanto, meglio di
me, avete avvertito nel tempo e soprattutto
nel corso della sfortunata campagna elettorale
(ma anche prima e dopo). Mi darete atto
che a Trieste avevo chiesto l' azzeramento
delle cariche e di ripartire con il tesseramento
per contarci e vedere quanti realmente
fossimo. Mah! Oggi questa convocazione
"autogestita" e al di fuori
degli schemi Ctim (Comitati tricolori
degli italiani nel mondo), intendeva mettere
fine al silenzio assordante che la vicenda
del flop elettorale aveva determinato.
Non un rigo né una parola per informare
il nostro mondo dei risultati, dei problemi
incontrati, delle disamine in corso; soltanto
una lettera di Ferretti che, di sua volontà,
proponeva l'azzeramento. Sono convinto
che l'azzeramento sia la conseguenza logica
della "debacle" che abbiamo
vissuto. Sono altresì convinto
che l'azzeramento sia necessario, ma non
possa prescindere dal vertice, da chi
ha dettato ed imposto linee d'azione e
strategie. Quando si perde una guerra
è il generale che se ne va per
primo non il soldato, che è sempre
utile nella ritirata e nel contrattacco!".
È Eugenio Preta, Coordinatore europeo
del CTIM, che su Rinascita, periodico
edito a Bienne e disponibile anche online
(rinascita.ch) fa una cruda analisi della
gestione dellultima campagna elettorale
e dei risultati assai al di sotto delle
aspettative delle ultime elezioni politiche.
"Avere il coraggio di fare un passo
indietro non è un dramma, bisogna
viverlo come opera catartica e così
presuppone intelligenza, sensibilità
e affetto per quanti hanno tanto dato
ricevendo forse in misura molto minore.
Al contrario, questi vertici mi sembrano
intenzionati a restare 'ottimamente' come
se la sconfitta non li riguardasse, come
se la sconfitta fosse soltanto opera dei
soliti velleitari che hanno voluto a tutti
i costi essere candidati per poter iscrivere
il loro nome nelle cartoline da mandare
a parenti ed amici.
La catastrofe elettorale dei Ctim rappresenta
la fine di un mondo. Un mondo che comprendeva
la figura classica dell'emigrato, dell'italiano
fuori da tutto e da tutti, permaloso,
pieno di nostalgia, triste e disadattato.
Oggi quello stesso italiano può
ritornare spesso nel suo luogo d'origine,
giornali e tv lo legano alla realtà
italiana, non vuole essere trattato da
cittadino di serie b, si permette una
certa spocchia quando viene in Italia.
Rimane però soggetto ai servizi
consolari per tante incombenze che vengono
esplicate poi da patronati, sindacati,
da Acli e missioni cattoliche, tutto un
mondo che ci ha sempre messo fuori dai
suoi circuiti.
L'italiano perciò alla sinistra
deve qualcosa, e la sinistra è
brava a farsi trovare quando loro la cercano.
Cosa che non è mai successa con
i nostri deputati, insofferenti del connazionale
emigrato che lo tira dalla giacca e gli
chiede qualcosa. Tra l'altro qualche anno
fa, dopo il rinnovo dei Comites, riformati
ancora una volta da Tremaglia, avremmo
potuto mettere fuori gioco patronati e
sindacati quando era sorto il problema
degli enti gestori, di interpretare la
norma secondo cui gli enti gestori non
potevano essere ammessi alle elezioni
per le cariche rappresentative come Comites.
Bastava soltanto che il Ministro degli
esteri, allora Frattini, con la sollecitazione
del nostro ministro, avesse interpretato
la legge in maniera da escludere patronati
e sindacati quali enti gestori dai Comites.
Sarebbe stato l'inizio della rimonta,
avremmo messo le sinistre nell'angolo,
saremmo diventati i padroni dell'emigrazione.
Invece non lo abbiamo fatto e la sinistra
ha rinvigorito i suoi contatti, le sue
strutture e, almeno in Europa, la situazione
di cui parlo perchè penso di conoscerla,
sono diventati onnipotenti.
Su questa linea si inseriscono le elezioni,
volute da un ministro fascista, preparate
da un governo di destra e perdute senza
misericordia. L'analisi di quello che
è accaduto vorrei poterla fare
con voi. Oggi la mia proposta è
quella che non si possono azzerare i delegati,
anzi dai delegati bisogna ripartire per
metterci davanti ad un tavolo e rifondare
la destra in Europa, ma anche nel resto
del mondo, con la costituzione dei circoli
di Alleanza Nazionale contando su persone
capaci ma soprattutto leali.
Analizzando la situazione europea ripercorro
alcune tappe per rendere meglio conto
di quanto dico. Le prime elezioni per
corrispondenza sono state quelle per il
rinnovo dei Comites del 2003/4. I risultati
hanno premiato, come sempre, la sinistra
e il mondo dei sindacati-patronati, ma
anche come Ctim siamo riusciti a tenere.
Il dato però importante da sottolineare
è quello dei votanti, sempre intorno
al 28/33 %, pochi rispetto agli aventi
diritto che hanno dimostrato il loro disinteresse.
Al voto sono andati gli addetti ai lavori,
sinistra e patronati e noi, figli di un
dio minore. Gli italiani, il grosso dei
connazionali, non si interessa di Comites
o Cgie, non sa neanche cosa siano e cosa
facciano. Intanto il voto all'estero si
veniva delineando grazie a Tremaglia e
alla sua caparbietà. Così
la sinistra, scimmiottando (ma i risultati
delle elezioni dimostrano che non si è
trattato di scimmiottamento) la politica
italiana ha inventato anche nel mondo
la pantomima delle primarie del centrosinistra.
Al vedere soltanto le sedi e l'organizzazione
messa in campo c'era da disperarsi: gente
a disposizione gratuitamente sacrificando
un'intera giornata festiva per far votare
per le primarie. Soltanto a vedere le
sedi reperite (anche le sacrestie a margine
della funzione religiosa, meditate cristiani...)
venivano i brividi. Il risultato poi rimetteva
le cose nella loro giusta dimensione.
A fronte di 2.500.000 italiani all'estero,
la consultazione aveva interessato soltanto
23.000 persone. Il cerchio si chiudeva:
Comites 30% di partecipanti al voto, primarie
23mila... la sinistra contava, nel campo
dell'associazionismo, pur se maggioranza,
per quelle cifre molto limitate.
Sarebbe stato, ed è stato, errore
gravissimo seguire la sinistra sul terreno
dell'associazionismo. E lo hanno capito
pure loro che, furbescamente ci hanno
trafitto come chi, calciando un penalty
ti fa la finta da una parte e ti piazza
il pallone dall'altra. Noi abbiamo continuato
(lui ha continuato) a volerci presentare
al di fuori dei partiti, mentre la stessa
sinistra aveva capito non solo di dover
fare liste politiche, ma di ripetere la
situazione italiana con la lista dell'Unione.
E anche gli Azzurri nel mondo abbandonavano
la loro sigletta per correre più
seriamente come Forza Italia e con il
nome di Berlusconi.
Continuare a credere che gli "esteri"
avrebbero scelto la lista con il nome
di Tremaglia è stato velleitario
perchè gli esteri seguono l'attualità
italiana in tempo reale, Giornali e TV
quindi, dove lo spazio per i partiti era
regolato dalla par condicio, par condicio
per tutti eccetto che per una lista "civica"
come era quella del Ctim che è
rimasta fino all'ultimo nell'incertezza
del nome, del cartello e dei candidati
che avrebbero dovuto essere messi in lista
non in ordine alfabetico, ma prevedendo
una gerarchia che, a parità di
meriti, avrebbe dovuto posizionare un
capolista. Semplicemente per il fatto
che esistendo le preferenze, il vertice
avrebbe dovuto dare indicazioni sui due-tre
nomi che avrebbero dovuto essere portati
avanti dappertutto, a dispetto del candidato
locale che avrebbe dovuto fare volentieri
(e forzatamente, visto i risultati paese
per paese) il passo indietro. Invece,
ogni candidato ha lavorato per prendere
i voti (pochi) esistenti senza cercare
di aggiungere voti a quelli (pochi) esistenti.
Non dimentichiamo poi come ci siamo coperti
di ridicolo con la vicenda Borletti!
Recriminare ora sul fatto della mancanza
di consultazione mi sembra inutile per
chi conosce come noi il ministro. Ha deciso
il vertice; noi tutti abbiamo accettato,
senza discutere, quelle decisioni, quindi
noi abbiamo perso e insieme a noi hanno
perso tutte le liste, quelle che ci hanno
copiato ma soprattutto quelle che non
avevano riferimenti politici nazionali.
Il partito, per ovvi motivi di affetto,
ha delegato il tema esteri a Tremaglia,
e di Tremaglia si è fidato fino
in fondo. Ricordo disperati e ripetuti
tentativi di convincere il presidente
a correre anche all'estero come An (Alleanza
nazionale); ricordo anche un tentativo
di proporre una sigla che non offendesse
nessuno giocando sul termine frontiere
chiamandola "conFINI"; ricordo
l'estremo tentativo fatto con Rivolta
per correre come CdL (Casa delle libertà),
ricordo la telefonata con Berlusconi che
palesava in modo "colorato"
l'impossibilità di convincere il
Ministro; ricordo la proposta di Rivolta
di riservare due posti come An nella lista
di FI (Forza Italia)... ricordo, ricordo,
ma abbiamo perso e restano le recriminazioni.
Forse per l'assenza di una programmazione
seria e consapevole, e non approssimativa
e inventata da qualcuno sul momento ,della
campagna elettorale. Allora gli indirizzi
degli elettori sarebbero stati inviati
da un coordinamento centrale e non dai
consolati, e gli indirizzi sarebbero risultati
esatti e non avremmo assistito al fenomeno
delle buste "sconosciute" che
ancora riempiono la mia cassetta della
posta; allora avremmo usufruito TUTTI,
e non solo qualcuno, come avvenuto (bel
risultato però, alla fine) della
tariffa postale di 0,04 centesimi a busta;
forse avremmo risparmiato un sacco di
soldi di fronte alle spedizioni a O,66
cent fatte; forse dalla sede centrale
sarebbero potuti partire i volantini di
propaganda della lista, come ha fatto
l'Unione o FI che ha tempestato gli italiani
con invii multipli mentre i nostri pseudo
elettori neanche sapevano che rappresentavamo
An con una lista "civica"; forse
avremmo ovviato a tante disfunzioni e
non ci saremmo sentiti dire, ogni qual
volta che sottolineavamo un problema,
di andare a lamentarci col nostro ministro
Mae o col nostro ministro Mim; forse il
direttore di rai International avrebbe
potuto occuparsi più delle nostre
liste, fornirci più copertura mediatica;
forse avrebbe potuto organizzarci qualche
intervista radiofonica o televisiva in
Italia e all'estero; forse il "Secolo"
avrebbe potuto dedicare un profilo ai
candidati, qualche foto, qualche intervista
(e se non lo fa il giornale del nostro
partito, chi lo deve fare?); forse avrebbe
potuto intervistare Longo o Carbone invece
di fare un servizio su Romagnoli o FI
(acqua al mulino, il loro però);
forse si sarebbero potuto organizzare
incontri con le comunità europee
piuttosto che scappare sempre verso le
americhe; forse avremmo avuto un sostegno
alla campagna elettorale corrispondente
al tipo di impegno e avremmo certamente
evitato lo sciacallaggio di quei simpatizzanti
che si dicevano pronti ad impegnarsi dietro
compenso e non per fede. E forse finalmente
la Pavone si sarebbe decisa a cantare...perchè
poi era entrata? Per fare discorsi politici?
it's all over now". DI
EUGENIO PRETA