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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Europa e Africa del Nord

Picchi (PdL): “Elezione diretta dei consiglieri Cgie, via quelli di nomina governativa, più potere ai Comites e più spazio ai giovani”

A colloquio con Guglielmo Picchi, deputato eletto in Europa nelle fila del PdL. Il museo dell’emigrazione? “Uno spreco”. I giovani al Cgie? “Amici degli amici, vengono a Roma per fare turismo”. I Comites? “Vanno potenziati”. Il Cgie? “I settantenni si facciano da parte e diano spazio ai giovani”.

12.06.08 - Guglielmo Picchi è l'onorevole del Popolo della Libertà eletto in Europa. E' alla sua seconda legislatura: infatti, entra in parlamento già nel 2006, con Forza Italia.

Abbiamo chiesto all’onorevole cosa pensasse del fatto che questo governo abbia tagliato diversi fondi al Ministero degli Esteri, soprattutto per quel che riguarda gli italiani nel mondo.

“C’è tanto da lavorare, l’ho detto oggi (ieri per chi legge, ndr) in commissione, quando abbiamo dato parere su come finanziare questo decreto di sostegno alle famiglie”. Il nodo sta nei “30 milioni di euro di tagli che vengono fatti al Ministero degli Esteri, dove si va a intaccare pesantemente” risorse dedicate ai connazionali oltre confine, “tagliando 15 milioni” che a loro erano destinati.

Onorevole Picchi, questo tipo di cose, non evidenziano uno scarso interesse da parte dell’attuale governo, nei confronti degli italiani all’estero?

“Qui c’è un punto di forte critica, che io nel mio intervento in commissione ho stigmatizzato nei confronti del governo. Ho espresso un parere critico da parte della commissione Esteri, e auspicato che si trovino soluzioni, una formula per cui il governo si impegni, o nel corso del documento di programmazione economica e finanziaria o nella finanziaria stessa che quest’anno sarà anticipata, a trovare le risorse idonee per tappare questi tagli che vengono effettuati in questo momento”.

In ogni caso, “oggi (ieri per chi legge, ndr) non si è conclusa ancora la discussione generale su questo parere: tirare conclusioni politiche su questo è prematuro. La discussione è iniziata, il governo dovrà tener conto di ciò che abbiamo detto in commissione; se non lo farà, si aprirà un problema politico e vedremo come comportarci, se astenerci, se partecipare ai lavori…Però sono anche fiducioso, in base a ciò che ha detto Mantica (sottosegretario agli Esteri con delega agli italiani nel mondo, ndr), che c’è da rivedere la politica di spesa fatta dal centrosinistra per gli italiani nel mondo. A breve avremo un incontro con lui e il ministro degli Esteri Frattini, e quella sarà la sede più idonea per capire quante risorse dedicare agli italiani all’estero. E soprattutto, come spenderle. Se nei 15 milioni che sono stati tagliati ce n’erano 5 per la formazione degli italiani in Svizzera, io sono contento, perché non serve a niente, la gente lì è già formata. Se sono altro tipo di sprechi, anche lì, sono d’accordo. Se invece si va a tagliare nel supporto vitale alle scuole italiane nel mondo, o agli Istituti di Cultura, o altre spese importanti per la diffusione della lingua e della cultura italiana, ci sarà – avverte Picchi – un problema politico serio che bisognerà affrontare”.

"Noi siamo andati in campanga elettorale a fare promesse anche su questo: finchè si cambia la roba inutile ok, ma le risorse mi farebbe piacere che siano investite bene. Se invece vanno a tagliare l’assistenza sociale, qualcosa di fondamentale importanza per i connazionali, allora lì ci sarà un problema”. Vedremo come finirà, insomma: Mantica comunque “ha ascoltato le parole che ho detto in commissione e ne riparleremo a provvedimenti chiusi, perché quante volte le finanziarie sono iniziate “cattive” per gli italiani all’estero, e sono poi finite con dei buoni stanziamenti. Questa è la prima volta che se ne parla in commissione Esteri, tutto il resto è strumentale”.

“Voglio anche approfondire con Mantica quali sono i capitoli toccati, e come si pensava di spendere quei soldi. Se era per fare del turismo gratuito a Roma o in tanti altri posti nel mondo, con incontri di giovani che sono sempre segnalati da amici degli amici, a me non va bene”.

Ma allora come avvicinare i giovani ad associazionismo e politica, se non ci sono nemmeno i soldi per farlo?

Personalmente, farò sì che alle prossime elezioni dei Comites, le liste che presenterò avranno un terzo di persone sotto i 40 anni; automaticamente i giovani vengono a far parte di tutto ciò che riguarda gli italiani all’estero, e quindi al Cgie non ci verranno più in vacanza, ma a partecipare attivamente alla vita politica e sociale del Paese. Quello, per me, è far partecipare i giovani. Oggi ce ne sono 5? Domani ce ne saranno 50, e poi quelli ne porteranno altri 100. Se invece li emarginiamo sempre, i giovani non si integreranno mai e non parteciperanno mai al dibattito politico che è in corso in Italia. Per cui li devi rendere protagonisti, e l’unico modo è farli partecipare direttamente”.

Da parte del pidiellino un invito a “tutti i settantenni che sono al Cgie e si candidano per la quarantesima volta”, “nei Comites” ma non solo: “fatevi da parte, ogni due di voi fate entrare un giovane. Si possono risparmiare milioni di euro per la conferenza dei giovani, per spendere quei soldi per chi ne ha davvero bisogno, e potenziare Comites, editoria italiana nel mondo, e tanto altro ancora”.

Picchi è davvero un fiume in piena. “E il museo dell’emigrazione? E’ veramente una prorità fare il museo dell’emigrazione, che costa due milioni di euro? Di musei per l’emigrazione ce ne sono tanti, in Italia e nel mondo. E’ veramente una spesa prioritaria? Se si dovesse fare un sondaggio fra gli italiani all’estero che hanno votato, quanti di loro vorrebbero il museo, e quanti preferirebbero consolati più efficienti?”. Domanda retorica quella dell’eletto in Europa.

Restiamo in tema di Cgie e Comites. E’ attesa una riforma. Ci sarà, o nel 2009 si vota?

Presenterò a breve un disegno di legge per riformare Comites e Cgie.

Le linee più importanti?

Le linee sono chiare. Riduzione dei membri del Comites, riduzione del numero stesso dei Comites. Riduzione anche dei membri del Cgie, e suffragio elettorale diretto sia per Comites che per il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, per cui i consiglieri non saranno più scelti dai Comites, ma eletti direttamente dai connazionali. Integrazione con i parlamentari eletti all’estero, sistema di elezione dei Comites maggioritario, per cui ci sarà un modello dei sindaci dei paesi sotto i 15mila abitanti: la lista che prende più voti esprime la presidenza e prende la maggioranza dei consiglieri. Inoltre, modifica sui pareri che danno i Comites, da obbligatori e non vincolanti a obbligatori e vincolanti. E la stessa cosa per alcune funzioni specifiche dei Comites.

Però, un bel lavoro. Un altro mondo. E i consiglieri di nomina governativa del Cgie?

Eliminati. Eliminazione dei membri di nomina governativa, perché alterano l’equilibrio dell’organismo; se si pensa di tenerli, allora sarebbe senza diritto di voto. Le mie naturalmente sono proposte che il parlamento affronterà e discuterà. Siccome poi si parla di rapprensentanza italiana all’estero, tenderei ad escludere dal Cgie membri non italiani, che allo stato attuale delle cose possono far parte del Cgie: fino a un terzo dei consiglieri Cgie possono essere non italiani. Onestamente, credo che siccome si parla di soldi dello stato italiano, che riguardano poi i nostri connazionali nel mondo, credo che gli italiani all’estero debbano essere artefici delle proprie decisioni, e mi sembra non corretto che a queste decisioni partecipino persone non italiane.

Insomma, il deputato azzurro si muove bene: dopo due anni in parlamento ha più dimestichezza con tutto ciò che riguarda le leggi, i meccanismi, i regolamenti, e le questioni che interessano più da vicino i connazionali nel mondo. Capito perché in molti lo avrebbero voluto come sottosegretario agli Esteri?

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