Mondo
/
Notizie MO |Amb. e Cons. Italiani nel mondo |Italiani nel Mondo |Arte e Scienza |Medicina e Salute |Sport | Spettacolo |Varie |Links
     
     

Regresar
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


Notizie 2006

Gli internati in Canada
a cura di Mimmo Curcio - segnalato da Gianalfonso

20.11.06 - Piano piano, grazie a una nuova generazione di storici e ricercatori, si stanno aprendo degli squarci nella storia dell’emigrazione italiana: soprattutto sulla vita e sul trattamento che i nostri emigranti hanno ricevuto in Canada e gli Stati Uniti. Vengono riportate alla luce storie poco conosciute e molto dolorose come quella degli internamenti operati nei confronti di italo-canadesi all’indomani dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Il 13 Giugno 1940, infatti, il ministro della giustizia canadese mister Lapointe annunciò alla Camera dei Comuni la politica governativa nei confronti di tutti coloro che, d’ origine italiana, erano stati naturalizzati sudditi britannici dopo il 1 Settembre 1929. ”Ho firmato l’ ordine d’ internamento per molte centinaia di italo-canadesi i cui nomi figurano nelle liste della Royal Canadian Mounted Police come sospetti” dichiarò il ministro.

E’ facile immaginare lo scompiglio e il terrore che questo annuncio provocò tra le persone di origine italiana che vivevano in Canada. Le retate della Royal Police, infatti, furono molto estese e non limitate solo alle potenziali “quinte colonne”, coloro i quali, cioè, erano accusati di simpatie fasciste. Gli immigrati italiani vennero sottoposti a un regime di controllo e di vigilanza e, anche, alla sospensione dei diritti civili.

Più temibili furono le rappresaglie e gli atti di violenza contro gli italiani. La stampa denunciò atti di vandalismo contro negozi italiani e casi di persecuzione e di emarginazione continuarono con esasperante frequenza nei primi giorni di guerra. Circa trentamila cittadini di cui settecento italiani furono internati in campi di concentramento situati nel Nord del Canada e questi provvedimenti costituirono un prezzo terribile per tutta la comunità italiana. Questo clima scoraggiò e penalizzò la vita associativa e le attività pubbliche degli italiani. Uomini che il giorno prima avevano ricevuto commesse governative per fabbricare materiale bellico, il giorno dopo si videro avviati verso i campi di concentramento dove languirono e sprecarono il loro talento lavorando in squadre di manovali.

Un italiano di Montreal, Mario Duliani, giornalista e accusato ingiustamente di far parte dell’OVRA, ha scritto un libro commovente sulla vita che si svolgeva nel campo di concentramento di Petawawa, nel Nord dell’ Ontario. Il libro “La ville sans femmes” fu tradotto in inglese dal professore d’origine italiana Antonino Mazza e ne esiste oggi la versione italiana con il titolo: “La città senza donne”.

Fascisti, dirigenti italo-canadesi, gente comune vennero internati e le loro famiglie lasciate sole senza alcun sostegno. Anche la chiesa e altre organizzazioni umanitarie si mossero con cautela per timore di ritorsioni e persecuzioni. Le autorità ufficiali dichiararono che non ci furono confische di beni verso chi fu internato ma questo è un punto che non è mai stato chiarito fino in fondo: basti pensare alle famiglie di questi uomini che finirono in quasi povertà. La comunità italiana uscì molto provata da quest’ esperienza e molti di questi uomini, assaliti da un forte senso di vergogna, cambiarono anche il loro cognome anglicizzandolo.

Anche gli Stati Uniti si comportarono allo stesso modo e migliaia di italiani furono temporaneamente internati. Alla fine del 1942 risultarono internati, però, solo 210 stranieri italiani. Negli anni novanta del secolo scorso, il trattamento riservato alle persone con antenati italiani durante la seconda guerra mondiale divenne il tema di una mostra: “La storia segreta”, che generò forte indignazione e rabbia presso la comunità italo-americana. Si ritenne che questi avvenimenti fossero stati tenuti segreti e nascosti e si chiesero le scuse ufficiali e i giusti risarcimenti al governo degli Stati Uniti. Un voluminoso rapporto redatto dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti su ordine del Congresso fu seguito da un riconoscimento da parte del presidente Clinton delle ingiustizie perpetrate ai danni di italo-americani. Non fu concesso, però, alcun risarcimento.