LOsservatorio
Le
obiezioni alla legge Tremaglia
Claudio
Antonelli
06.05.07,
MONTREAL - Siamo noi canadesi,
italiani, italo-canadesi?
Non è mia intenzione addentrarmi nella
complessa questione della nostra identità
di trapiantati. So per certo, però,
che per Mirko Tremaglia noi espatriati
siamo degli italiani tout court; noi
e i nostri discendenti. Le circoscrizioni estere
da lui volute, basate su un concetto deamicisiano
dellemigrazione, esaltano una nostra italianità
a 24 carati. In virtù, infatti, della legge
elettorale italiana istituente le circoscrizioni
estere, noi inviamo dal Canada nel parlamento
italiano i nostri deputati e senatori in seguito
a regolari elezioni, come se il paese in cui noi
viviamo fosse unestensione del territorio
italiano.
Tale legge ha trovato molte obiezioni nella stessa
Italia. Significativi sono gli argomenti fatti
valere di recente dal politologo-giornalista Sergio
Romano, analista profondo della scena politica
nazionale ed internazionale. Con la legge
Tremaglia ha scritto Romano lo Stato
italiano ha dato il voto ad alcuni milioni di
spettatori: uomini e donne che guardano
le vicende italiane da una poltrona di platea
e sono magari sentimentalmente coinvolti nello
spettacolo, ma non subiranno, nel bene o nel male,
le ricadute delle loro scelte. E lo ha fatto sulla
base di una legge (n. 91 del 5 febbraio 1992)
che prevede la concessione della cittadinanza,
in alcune circostanze, allo straniero del
quale il padre o la madre o uno degli ascendenti
in linea retta di secondo grado sono stati cittadini
per nascita. Mi rendo conto che non sarà
facile riparare alle anomalie provocate dalla
somma di queste due leggi. Ma spero che il Parlamento,
prima della fine di questa legislatura, cominci
a pensarci.
Una constatazione dobbligo: nella nostra
patria dorigine, tutte le obiezioni mosse
a questa legge vedi le stesse parole di
Sergio Romano pongono in evidenza un solo
aspetto della legge elettorale italiana, ossia
il fatto di permettere a gente che è radicata
da anni allestero, che non paga le tasse
italiane, e che conosce molto poco della politica
italiana il diritto di partecipare alle elezioni
italiane. Nelle critiche italiane sono invece
assenti le argomentazioni contro fatte
valere nei paesi in cui questi espatriati vivono.
Tali argomentazioni prendono di mira un aspetto
veramente aberrante della legge, ossia lattuazione
nei paesi dimmigrazione italiana di una
legge del parlamento romano che stabilisce linvio
di parlamentari italiani a Roma.
Prendiamo il governo canadese: questo non può
vedere di buon occhio che sul suo territorio trovi
applicazione una legge elettorale che tratta dei
cittadini canadesi come se costoro continuassero
a vivere nel paese dorigine.
La cittadinanza e la residenza canadesi comportano
degli obblighi da parte del Canada nei confronti
dei suoi cittadini e residenti. Questi ultimi
hanno a loro volta dei doveri nei confronti del
Canada. Ebbene, la legge Tremaglia ha come effetto
di vanificare il dovere di lealtà che i
trapiantati italiani e i loro discendenti
dovrebbero avere nei confronti del Paese che li
ha accolti. I dirigenti del Canada, terra dimmigrazione
in cui vige la politica del multiculturalismo,
temono che il loro paese sia considerato alla
stregua di un hôtel. Non dimentichiamo che
non molto tempo fa il Canada compì una
costosa operazione di rimpatrio di una massa di
libanesi, residenti in Libano, in possesso della
cittadinanza canadese, che per sfuggire alla guerra
in corso in Libano decisero di rientrare
in Canada, a spese del contribuente canadese.
E dal Canada sono poi in gran parte rientrati
in Libano, loro patria naturale, una
volta cessate le ostilità.
Ai diritti derivanti dalla cittadinanza canadese
corrispondono dei doveri verso il Canada, primo
fra tutti un sacrosanto dovere di lealtà;
dovere che la legge elettorale italiana creante
le circoscrizioni estere tiene in non cale.
Immaginiamo per un istante cosa succederebbe se
anche le altre comunità di trapiantati
presenti in Canada beneficiassero di una legge
elettorale simile a quella italiana: la nostra
patria dadozione diverrebbe un semplice
contenitore di gruppi nazionali assoggettati alle
leggi elettorali di parlamenti stranieri.
Al punto che occorrerebbe prendere in considerazione
lidea di cambiare la bandiera canadese per
farvi rientrare altri simboli, inclusi il cedro
libanese, luva italiana e la banana centro
e sud-americana...
In Italia nessuno, dico nessuno, neppure tra coloro
che hanno criticato le circoscrizioni estere,
ha cercato di vedere le cose dal punto di vista
dei paesi che devono subire la legge Tremaglia
istituente tali circoscrizioni. In altre parole,
i critici italiani rilevano lincongruità
della legge solo ponendosi nellottica di
chi vive nella Penisola. Largomento base
del governo conservatore canadese non è
invece difficile da capire: i cittadini canadesi
risiedenti in Canada sono dei cittadini a tempo
pieno. Ora se la cittadinanza comporta molti privilegi,
essa comporta anche alcuni doveri, primo fra tutti
un elementare dovere di lealtà verso il
paese in cui si vive e di cui si è cittadini,
vale a dire, per quanto ci riguarda, il Canada.
Forse un esempio basterà a mostrare le
perversioni possibili della concezione dappartenenza
nazionale basata sul sangue che la legge italiana
implica. Nel corso della seconda guerra mondiale,
numerosi canadesi di origine italiana vennero
internati perché considerati nemici
stranieri. Spesso, anzi quasi sempre, il
loro torto era di avere un cognome italiano. Fu
una pagina vergognosa di cui nessuno può
andare oggi fiero in Canada. Il governo liberale
precedente aveva voluto compiere un gesto di riparazione
nei confronti della comunità italiana,
composta nella stragrande maggioranza, anche in
quegli anni di guerra, da residenti e cittadini
leali che mai pensarono di tradire il loro paese:
il Canada. Ebbene, pare che lattuale governo
conservatore, senza sentire neppure la necessità
di fornire spiegazioni, non intenda dar seguito
allimpegno che il governo precedente aveva
assunto nei nostri confronti. Gli organi rappresentativi
degli italo-canadesi e gli organi dinformazione
di lingua italiana del Canada hanno subito emesso
alti lamenti di protesta e di sdegno. Il fatto
è che questa strana legge elettorale italiana,
in vigore in Canada, fa sì che una buona
porzione degli italo- possano essere visti come
una colonia ditaliani concessi in prestito
al Canada. Noi non possiamo poi lamentarci se
il governo canadese non si sente in obbligo di
fare oggi ammenda per averci trattato in quegli
lontani anni come dei potenziali nemici. Infatti,
il governo trattò allora la comunità
italiana come una colonia ditaliani dati
in prestito al Canada e non come dei canadesi
di pieno diritto. Ma una delle gravi conseguenze
della legge Tremaglia è appunto di fare
di noi, oggi, un corpo estraneo allinterno
del Canada.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: occorre
dare a Cesare quel che è di Cesare. E a
Prodi quel che é di Prodi e a Harper quel
che è di Harper... Ma gli italiani, avvezzi
per secoli a fare i servi di più padroni,
non sembrano capire, né qui né in
Italia, che noi italiani faremmo bene a non fare
esibizione del nostro opportunismo.