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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


Notizie 2007

La Società civile

14.05.07, Montreal, CANADA - Vi è un’espressione "pregnante", specie di formula nobilitante, che gode, in Italia, grandissimo credito : « Società civile ». Ma anche in altri paesi, fino ad ieri temuti per le loro capacità guerriere, come la Germania per esempio, il pubblico sembra essere sempre più ricettivo al fascino del « civile ».
« Civile » è un termine « in », fascinoso, gratificante per chi lo usa, che ha soppiantato un'altra etichetta che faceva salivare fino a ieri innumerevoli bocche italiane: « laico ». Non solo nel politichese ma nel linguaggio comune, "laico" era la parola chiave, la conditio sine qua non. Ma cosa significava? Non l'ho mai capito. Tutti – in Italia – però ci tenevano ad apparire « laici ».

Oggi, cercano di essere tutti « civili ». Come sempre, a parole… Confesso di essere rimasto, per anni, perplesso di fronte alla logorrea basata sul « laico ». Io trovavo normale che chi non facesse parte di un ordine religioso fosse considerato laico. Ma perché dirlo e ripeterlo ad nauseam?
Invece, tutti succhiavano il termine « laico » con voluttà, come se la parola possedesse un misterioso effetto afrodisiaco. « Laico » evocava una realtà nettamente positiva. I laici apparivano i nuovi apostoli della tolleranza, del raziocinio, della saggezza e dell'ecumenismo.


Ma quale è - anzi quale era - il vero significato di laico ? I dizionari non mi hanno fornito nessun aiuto perché si limitano a contrapporre "laico" a « religioso ». Il qualificativo laico era usato invece in un senso vago, etereo, misterioso. Serviva a designare uomini e partiti, ma non tutti i partiti. Sia la democrazia cristiana sia il partito comunista - il suo opposto - non facevano parte dell'area laica. Per me il termine era ed è rimasto un assoluto mistero… Ed ecco che, con Tangentopoli, che ha affogato nel liquame partitoni e partitini, laici e non laici, si è passati a una nuova parola dotata di risonanze liriche e di virtù quasi taumaturgiche, che ha sostituito sia "laico", sia quel famigerato "senso dello Stato" di cui tutti, nel paese dell'antipatriottismo, apparivano dotatissimi, e di cui oggi - chissà perché - nessuno fa più sfoggio. Questa nuova parola è "civile". Tutti vogliono essere in prima fila, e si fanno avanti anche a spintoni, per ricevere l'ambita decorazione al valor: "civile".

Sul vero significato di civile ancora una volta lessici e vocabolari non mi sono stati di aiuto. Nei dizionari da me consultati - tutti, è vero, un po' vecchiotti - "civile" è contrapposto a "militare", proprio come "laico" è contrapposto a "religioso". Ma io capisco che quando si parla di coscienza, impegno, valori civili, il termine "civile" non è contrapposto a militare, ma evoca qualcos'altro. Ma cosa? Che "civile" voglia dire semplicemente "civico"?
Non ne sono convintoIo comunque continuo nelle mie ricerche, con profondo impegno - non necessariamente "civile" - e spero che finirò col trovare una risposta. Intanto negli scritti e nei discorsi, in Italia, dove la "protezione civile", ogni qualvolta succede un piccolo allagamento o un mini-terremoto, si dimostra una barzelletta, è tutta una diarrea di "civile": impegno civile, coraggio civile, società civile, e che più ne ha più ne metta. Da parte loro, altri popoli fanno soprattutto sfoggio di patriottismo, e di coraggio e valore militari, ottenendo risultati eccellenti, mentre associano la parola civile, "civil", quasi sempre a "civil servants". In Italia invece abbiamo dei "civil servants", cioè burocrati e addetti agli sportelli che trattano come una pezza da piedi, vale a dire incivilmente, l'utente, avvilendolo quotidianamente con la loro inettitudine ed arroganza.

Un fatto resta: il termine "civile" accoppiato a "società" ha avuto come risultato di purificare e beatificare una realtà - la società - oggetto fino a ieri di gravi accuse. Non era sempre colpa, ieri, della società? Adesso invece i meriti - io non so ancora quali però - sono appannaggio esclusivo di questa misteriosa società civile, vero e proprio ectoplasma da seduta spiritica. C'è da sperare che attraverso un nuovo aggettivo magico si possa riuscire un giorno ad assolvere, e chissà, forse anche a incensare e a fare l'apologia del "sistema", contro cui noi tutti, anche cruentemente, ci battiamo da sempre. È solo questione di trovare la parola, anzi l'aggettivo giusto. Bisognerà forse rivolgersi a dei poeti per riuscire a trovare l'aggettivo illuminante, che, sull'esempio di "civile", possa finalmente innalzare e trasfigurare l'odiato sistema.