La
Società civile
14.05.07,
Montreal, CANADA - Vi è unespressione
"pregnante", specie di formula nobilitante,
che gode, in Italia, grandissimo credito : «
Società civile ». Ma anche in altri
paesi, fino ad ieri temuti per le loro capacità
guerriere, come la Germania per esempio, il pubblico
sembra essere sempre più ricettivo al fascino
del « civile ».
« Civile » è un termine «
in », fascinoso, gratificante per chi lo
usa, che ha soppiantato un'altra etichetta che
faceva salivare fino a ieri innumerevoli bocche
italiane: « laico ». Non solo nel
politichese ma nel linguaggio comune, "laico"
era la parola chiave, la conditio sine qua non.
Ma cosa significava? Non l'ho mai capito. Tutti
in Italia però ci tenevano
ad apparire « laici ».
Oggi, cercano di essere tutti « civili ».
Come sempre, a parole
Confesso di essere
rimasto, per anni, perplesso di fronte alla logorrea
basata sul « laico ». Io trovavo normale
che chi non facesse parte di un ordine religioso
fosse considerato laico. Ma perché dirlo
e ripeterlo ad nauseam?
Invece, tutti succhiavano il termine « laico
» con voluttà, come se la parola
possedesse un misterioso effetto afrodisiaco.
« Laico » evocava una realtà
nettamente positiva. I laici apparivano i nuovi
apostoli della tolleranza, del raziocinio, della
saggezza e dell'ecumenismo.
Ma quale è - anzi quale era - il vero significato
di laico ? I dizionari non mi hanno fornito nessun
aiuto perché si limitano a contrapporre
"laico" a « religioso ».
Il qualificativo laico era usato invece in un
senso vago, etereo, misterioso. Serviva a designare
uomini e partiti, ma non tutti i partiti. Sia
la democrazia cristiana sia il partito comunista
- il suo opposto - non facevano parte dell'area
laica. Per me il termine era ed è rimasto
un assoluto mistero
Ed ecco che, con Tangentopoli,
che ha affogato nel liquame partitoni e partitini,
laici e non laici, si è passati a una nuova
parola dotata di risonanze liriche e di virtù
quasi taumaturgiche, che ha sostituito sia "laico",
sia quel famigerato "senso dello Stato"
di cui tutti, nel paese dell'antipatriottismo,
apparivano dotatissimi, e di cui oggi - chissà
perché - nessuno fa più sfoggio.
Questa nuova parola è "civile".
Tutti vogliono essere in prima fila, e si fanno
avanti anche a spintoni, per ricevere l'ambita
decorazione al valor: "civile".
Sul vero significato di civile ancora una volta
lessici e vocabolari non mi sono stati di aiuto.
Nei dizionari da me consultati - tutti, è
vero, un po' vecchiotti - "civile" è
contrapposto a "militare", proprio come
"laico" è contrapposto a "religioso".
Ma io capisco che quando si parla di coscienza,
impegno, valori civili, il termine "civile"
non è contrapposto a militare, ma evoca
qualcos'altro. Ma cosa? Che "civile"
voglia dire semplicemente "civico"?
Non ne sono convintoIo comunque continuo nelle
mie ricerche, con profondo impegno - non necessariamente
"civile" - e spero che finirò
col trovare una risposta. Intanto negli scritti
e nei discorsi, in Italia, dove la "protezione
civile", ogni qualvolta succede un piccolo
allagamento o un mini-terremoto, si dimostra una
barzelletta, è tutta una diarrea di "civile":
impegno civile, coraggio civile, società
civile, e che più ne ha più ne metta.
Da parte loro, altri popoli fanno soprattutto
sfoggio di patriottismo, e di coraggio e valore
militari, ottenendo risultati eccellenti, mentre
associano la parola civile, "civil",
quasi sempre a "civil servants". In
Italia invece abbiamo dei "civil servants",
cioè burocrati e addetti agli sportelli
che trattano come una pezza da piedi, vale a dire
incivilmente, l'utente, avvilendolo quotidianamente
con la loro inettitudine ed arroganza.
Un fatto resta: il termine "civile"
accoppiato a "società" ha avuto
come risultato di purificare e beatificare una
realtà - la società - oggetto fino
a ieri di gravi accuse. Non era sempre colpa,
ieri, della società? Adesso invece i meriti
- io non so ancora quali però - sono appannaggio
esclusivo di questa misteriosa società
civile, vero e proprio ectoplasma da seduta spiritica.
C'è da sperare che attraverso un nuovo
aggettivo magico si possa riuscire un giorno ad
assolvere, e chissà, forse anche a incensare
e a fare l'apologia del "sistema", contro
cui noi tutti, anche cruentemente, ci battiamo
da sempre. È solo questione di trovare
la parola, anzi l'aggettivo giusto. Bisognerà
forse rivolgersi a dei poeti per riuscire a trovare
l'aggettivo illuminante, che, sull'esempio di
"civile", possa finalmente innalzare
e trasfigurare l'odiato sistema.