Una
certa mentalità napoletana
24.05.07 - Montréal - CANADA - La continua
emergenza rifiuti che affligge Napoli
mette in primo piano la «mentalità
napoletana». Ma qual è questa mentalità?
A dirlo non basterebbero pagine e pagine zeppe
di giudizi, analisi, aneddoti, ricordi. Ho aggiunto
la parola «ricordi», perché
per parlare di Napoli occorre avervi vissuto.
Io mi limiterò a mettere in evidenza un
aspetto fondamentale dello spiritopartenopeo:
il culto spasmodico da parte dell'individuo della
superiorità; superiorità
non solo danimo, di generosità, dintelligenza,
darguzia, ma anche di ceto, di denaro, di
potere, di scaltrezza. Forse in pochi altri posti
esiste come a Napoli una frattura così
profonda tra il lavoro manuale e quello non manuale.
Nell'ex perla del Mediterraneo potenti e sempre
presenti sono i simboli che identificano le classi
elevate e le classi umili, che distinguono cioè
i "signori" dai "fetenti".
Questo culto spasmodico dellelevazione sociale
crea nellindividuo unidiosincrasia
verso tutto ciò che rischia di collegarlo
alle classi umili, ai "cafoni" insomma.
A Napoli non sembra essersi ancora spenta leco
della tremenda miseria dei secoli passati, quando
allombra del Vesuvio lumanità
era divisa tra plebe e nobiltà. Questo
baratro tra plebe e nobiltà e questa ossessione
dellinnalzamento sociale sono stati evidenti
anche in Totò, quintessenza della napoletanità.
Il Totò lazzarone, figlio della plebe,
nato in un basso, cresciuto con lo stomaco vuoto,
coltivò per tutta la vita un sogno patetico
di nobiltà, rivendicando per sé
un fantomatico blasone nobiliare come Principe
di Costantinopoli. Totò, infatti,
riteneva di discendere da lombi nobilissimi.
Culto della forma, spagnolismo, individualismo
anarchico, ossessione dello status sociale sono
tra i fattori che impediscono a Napoli di entrare
nella modernità. Rimbocchiamoci le
maniche! o ancora "Raccogliamo e smaltiamo
noi stessi l'immondizia" è un grido
dazione che nella stagnante realtà
partenopea non potrà mai essere lanciato
né da un napoletano del ceto superiore
né da uno delle classi umili. A Napoli
ciò equivarrebbe a "sporcarsi le mani".
E lo sporcarsi le mani è "da cafoni".
Claudio Antonelli (Montréal)