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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


Notizie 2007

L’ emergenza rifiuti

26.05.07 - Come si reagisce a Napoli all’emergenza rifiuti? Con i fatti e con le parole.
Con i fatti. A Napoli – ci dicono i giornali – “dilaga la rabbia; i cittadini esasperati svuotano i cassonetti spargendo poi i sacchetti su tutta la carreggiata”. Cercare di risolvere il problema della sporcizia creandone ancora di più dimostra che la frase “rimboccarsi le maniche” è intesa, a Napoli, in un senso molto particolare.

Napoli reagisce con le parole: le parole di Gerardo Marotta, presidente dell’Istituto italiano di studi filosofici che, come ci dicono i giornali, “ha trasformato il Palazzo Serra di Cassano in uno dei centri culturali più importanti d’Europa”. Il filosofo napoletano sermoneggia: “Le responsabilità vanno messe nel conto dei governi nazionali che si sono alternati in questi anni: hanno abbandonato la formazione dei giovani e si sono rassegnati ad avere qui una sottoclasse dirigente. Mi sembra inutile adesso cercare capri espiatori tra gli amministratori locali.” Ed ancora: “Siete davvero così ingenui da credere che la camorra si riduca alla sua manovalanza? La vera camorra è la borghesia napoletana.” Ed infine : “In questa città sono nate alcune delle migliori menti d’Italia, nel 1799 una generazione di patrioti ha dato la vita per gli ideali di libertà. E a Napoli, in mezzo alla ‘monnezza’, si deciderà il futuro dell’Italia e dell’Europa intera.” Insomma, la colpa è dello Stato, la borghesia è colpevole, Napoli espanderà in tutta l’Europa la sua filosofia.

Grazie ai due esempi che ho appena dato, non bisogna faticare molto per capire quali sono le cause principali alla base dello sfascio napoletano, di cui il problema della rimozione dei rifiuti è la maleodorante cartina di tornasole. Le cause sono da ravvisarsi in una particolare mentalità incentrata sul culto della scaltrezza che fa scacco alla legalità; su un ipertrofico “senso dello Stato”
che va a scapito di un normale senso civico (la responsabilità è attribuita alle istituzioni, raramente agli individui e mai a se stessi); sul senso di classe, anzi di casta; sulla precedenza delle parole (l’ oralità incontinente) sui fatti.