La
silenziosa immigrazione nel periodo dellEra
Fascista e perche amo la mia Patria, la mia
Italia.
23.10.09
- Sono nato in Sicilia, una delle piu belle
isole nel Mar Nostrum, Mare Mediterraneo, crocevia
di molte civilta ricca di cultura e maestra
daccoglienza, scritttori e poeti lhanno
magistralmente descritta ed ammirata, ma una terra
molto spesso abusata ed abbandonata, il suo popolo
e colto erudito sapiente e consapevole di
fare scorrere i secoli con rassegnazione ma affidandosi
alla saggezza dei proverbi popolari come fosse
un culto al servizio del pensiero nellinfinito
alimentata dalla pura ed incontaminata filosofia.
In
terra siciliana si formo un popolo che ha
la capacita di esercitare il suo potere
e la virtu di sapere obbedire nella speranza
di realizzare un loro migliore sogno. Haime! Perduto
nello spazio del nostro cosmo immenso e talvolta
molto piccolo per spaziare in liberta. Non
conosco alla perfezione la terra che mi ha dato
i natali, ma lho rivisitata piu volte
ed apprezzata crescendo con i miei genitori raccontandomi
la vita sociale e la vita quotidiana di tutti
i giorni ed immaginando, laddove il lavoro mancava
allora, come manca tuttora. Sono artisti
nati e discutono le cose da quelle futili a quelli
a livello scientifico ed alla fine in ognuno dei
discorsi ce un saggio finale o lintelligente
morale. I piu fortunati o i piu dotati
si fermano e progrediscono nel loro mondo.
Per
nessun motivo desidererebbero lasciare la loro
terra. Ma la natura e quella che decide,
quando manca spazio e lavoro per vivere si e
costretti a emigrare. Quindi, dalla mia Sicilia,
con i miei genitori dovetti emigrare in un luogo
un po piu generoso offrendo spazio e un
po di lavoro ai miei genitori. Ho iniziato la
mia corsa con la prima tappa da emigrante che
dal sud che approdava sulle spiagge del nord Italia.
Era lepoca del Regno dItalia governato
dal regime Fascista. In Sicilia alla mia eta
di 5 anni, non potevo giudicare e capire cose
fosse il Regno dItalia e che cosa fosse
realmente il regime Fascista, mi ricordo che nel
1936 lanno della proclamazione della conquista
dell Impero dellAbissinia e che il
suo Imperatore cerco scampo chiedendo asilo
politico in Inghilterra.
Queste
le uniche cose che ricordo e che ovviamente non
ero in grado di che cosa fosse successo 4 anni
dopo ovvero nel 1940 con linizio del II
conflitto mondiale. Ritornando al mio discorso,
gia allora chi decideva di trasferirsi
con famiglia come quella mia, due genitori e due
figli, non era cosi facile come accade con
limmigrazione regolare o clandestina che
oggi approdano nel nostro territorio nazionale,
ma vogliono avere i diritti e si dimenticano
che nella bilancia ci sono anche i doveri da rispettare
nellambito di tutta la societa italiana.
Per carita non e mia intenzione
addebitare colpe di questa natura, ed e
per questo motivo che riprendo il mio discorso
della mia emigrazione nel periodo della prima
infanzia nella localita che i miei genitori
decisero di eleggere loro residenza.
Allindirizzo
del personale e funzionari che sviluppano il difficile
compito delle problematiche dellimmigrazione
non facili da risolvere con decreti leggi o normative
di fonte municipalizzata. Questo discorso vale
anche per coloro che si dedicano alla politica
e che al parlamento occupano ruoli nellambito
della maggioranza ed altri nel ruolo dopposizione.
Un suggerimento spontaneo e sincero, un principio
fondamentale da rispettare, quando si intende
decidere il varo di una legge soprattuto quando
sono coinvolte molte vite umane ed indipendentemente
dalla loro nazionalita, dalla loro religione,
dal colore della pelle e dalla condizione sociale,
e vi e la manifesta volonta di approvare
il varo di una legge o nel caso specifico: normative
applicative riservate agli immigrati, seguito
sempre dallapertura di un piu ampio
dibattito parlamentare. Isolare nel frigorifero
frizioni o rancori dovute a ideologie di qualunque
colore o stagione, ma discutere seriamente evita-
tando lavvantaggiare una delle due piu
importanti protagonisti della politica, ma tenere
presente, che gli immigrati non sono persone da
trasferire o da gettare come se fossero pacchi
o contenitori inservibili. Poi stabilire quanti
e quali risorse ha a disposizione la nostra nazione
da mettere in campo a favore di questa povera
e sfortunata gente in cerca di un tetto e di un
lavoro.
Desidero
esprimermi cautamente con il mio cristallino esempio
legata alla mia infanzia approdato come detto
in una localita del nord Italia. In quel
periodo il Regno dItalia ed il regime Fascista
non ebbero le risorse, che oggi grazie alla sua
organizzazione, litalia economicamente non
soffre, come in realta tutta la societa
italiana allepoca non vissero galleggiando
nella lussuria tante che nellambito
dellaristocrazia e negli ambienti della
Famiglia Reale, anche i francobolli per la corrispondenza
privata venivano controllati i costi, non era
una banalita, ma losservanza di un
principio inviolabile che il privato non penalizasse
le regole della spesa pubblica, altro che benefici
e privilegi con le automobile blu, che costituiscono
unarmata di mezzi messi a disposizione dalle
autorita dellamministrazione pubblica
di questo periodo repubblicano.
Il
sacrificio e la rinuncia era dobbligo e
per traferirsi, le famiglie da un capo allaltro
della nostra bella penisola italica, prima di
fare i bagagli ed i biglietti del treno, doveva
sapere in quale localita decideva di stabilirsi,
doveva avere un famigliare o un amico dello stesso
paese che avrebbe garantito di che famiglia si
parlava, e se il capo Famiglia avesse un titolo
di studio, un mestiere a fare loperaio presso
una ditta o fabbrica interessato ad assumerlo
o da indipendente come forza lavoro, livello artigianale,
erano necessarie buone referenze per poter riensirsi
in unaltro nuovo ambiente.
Erano
piccole cose, ma quelle regole funzionarono molto
bene nellinteresse di tutti. Questo non
vuole dire che le leggi del governo fascista venissero
accolte con alti indici di grandimento, ed erano
individuabili le prime provocazioni contro le
famiglie immigrate dal sud al nord Italia. Queste
situazioni le ho avvertite personalmente per molti
anni, poi una volta integrati completamente nel
nuovo ambiente sociale tutto filava liscio e cera
poca cronaca nera, non perche ci fosse una
legge che proibisse riportare su giornali tali
notizie, ma raramente emersero fatti tragici che
purtroppo accadono oggi ed in grande quantita,
al punto che mi viene la curiosita dinterrogarmi
e veramente questa la mia Italia e la mia
patria?
Il
mio pensiero suggerisce: Se qualcosa non funziona
nella nazione? Lordine costituito ha il
dovere, i mezzi e gli strumenti per rasserenare
tutto e tutti. Dalle cose vissute e da quelle
del presente, e mi sono chiesto su quale mondo
vivo: Perche amo la mia Patria e la mia
Italia? Perche sin dai miei primi anni ero
orgoglioso come lo sono tuttoggi un vero
italiano in patria, e fuori dai confini nazionali.
Ho vissuto per un lungo periodo di anni, nel nord
est dItalia, estrema regione italiana nord
orientale confinante con lAustria e la Jugoslavia.
Due etnie legate alle citate nazioni e la comunita
italiana, a ciascuna nelle loro case parlarono
il loro dialetto o nella loro lingua dorigine.
LItaliano non era obbligatorio, ma era la
circostanza logica che venisse parlata da tutti
in quanto citta italiane.
Le
culture e le tradizioni delle tre nazioni si diversificavano
nella forma e sostanza, ma il forte spirito civico
riusci a coalizzare il comune vivere rispettando
le leggi italiane. Non ricordo che ci fossero
attriti di carattere nazionalistico, per onesta
non intendo nascondere che nel 1941-1942 zona
confinaria per ragioni puramente cautelative,
ci fu un provvedimento che nelle Citta e
rispettive Province di prima frontiera. Ci fu
un periodo dellobbligatorieta a coloro
che si rivolgessero negli uffici pubblici, furono
soggetti allordine perentorio e tutti obbligati
a parlare in italiano, fin qui, era tollerabile,
ma lobbligatorieta non fece distinzione
di chi fosse giovane e parlasse due o tre lingue,
o gli anziani non in grado a comprendere litaliano
e per questi motivi ci fu come un senso di colpa
per chi non fosse in grado a dialogare nella nostra
lingua. Ho citato lepisodio, ma come fatto
di cronaca che non ebbe reazioni o contraccolpi
nella quiete pubblica che si respirava in quellangolo
confinario anche se eravamo entrati nel cuore
del II conflitto mondiale.
Questi
episodi sono un po la chiave di lettura, perche
vivere in una societa multietnica comportava
anche la capacita che fossero sempre vive
le nostre origini e rivendicandone la nostra indiscutibile
italianita. Questo non mi ha impedito a
frequentare ed allargare le mie amicizie con ragazzi
e ragazze dalle piu svariate origini e sono
stato sempre amico di tutti. La politica nazionale
di allora era semplice: non rinnegare per nessuna
ragione le origini e la nostra nazionalita,
la difesa della lingua e della cultura italiana,
ma senza provocazioni che potesse urtare il tuo
vicino che era nato nella nazione con una bandiera
che ovviamente non poteva essere il Tricolore.
Perche
amo la mia Patria e la mia Italia. Perche
in quelli anni dal 1940 al 1945, ho frequentato
lambiente dellassociazione cattolica
italiana i concetti della Patria e Nazione erano
di casa (non a caso la lingua ufficiale della
Citta del Vaticano e lItaliano).
I sacerdoti ed i missionari italiani sono visibili
in tutte le parti del mondo, non solo parlano
in italiano, ma sono i veri difensori delle nostre
radici delle nostre tradizioni e difendono e diffondono
la lingua e la cultura italiana. Sono fiero dellopera
dei Sacerdoti Italiani per tutto quello che hanno
realizzato e costantemente impegnati nel loro
difficile ruolo di missionari della Chiesa Cattolica
Aoostolica Romana. Perche amo la mia patria
e la mia Italia? Nell essere italiano crebbe
il mio orgoglio ed educato ad amare la mia Patria
e la mia IItalia, da quando ero un bimbo dItalia
nella mia citta adottiva, cosi furono tutti
i bimbi dItalia in tutte le altre citta,
durante il Regno dItalia ed il regime Fascista,
(dal 1925 al 1943) venne modellata una gioventu
schietta e sincera, dedita allo studio e chi ai
mestieri, la formazione professionale programmata
nellambiente universitario.
Non
credo si possa dimenticare, che le citta
erano silenziose e gli operai tranquilli e operosi
nelle fabbriche, gli impiegati ed i funzionari
negli uffici, i commercianti nei loro negozi,
una disciplina direi volontaria e una pulizia
sulle strade e nei giardini, cera il tempo
da dedicarlo alla parrocchia, ma cerano
anche i tempi dedicato allo studio ed al dopo
scuola, a tutte le discipline sportive ed ampio
spazio al giuoco del calcio lo sport piu
praticato ed amato dagli italiani e fu desempio
perche furono campioni del mondo di calcio
nel 1934, campioni olimpionici di calcio nel 1936
e campioni del mondo di calcio nel 1938.
La
formazione giovanile nelle colonie durante le
ferie estive offerte gratuitamente ai figli delle
famiglie meno abbienti e non. E che dire dellorganizzazione
delle Ferrovie dello Stato, partenze ed arrivo
allora esatta. Nelle Scuole a tutti i livelli
massimo rispetto agli insegnanti, maestri e professori.
Alle Universita ancora con piu rispetto
nei confronti dei docenti. Forse mancarono i libri
di testo per tutti, ma alloccorenza si rimediava
e il grado dinsegnamento molto elevato sia
nelle scuole elementari, medie tecniche liceali
e universitarie. Se le scuole italiane non avessero
avuto ladeguata preparazione culturale,
come mai ci sono state tanti scienziati e fughe
di cervelli anche durante il periodo del ventennio?
Non
ce che una spiegazione, in quel periodo,
gli studenti studiarono e non vissero una vita
allucinante supportata dalle dosi di droghe di
ogni natura e che oggi a causa della liberta
sfrenata senza confine si concede e si tollera
senza preuccuparsi del flagello che fa nelle fila
dellumanita. Allepoca le famiglie
furono al centro della societa e lo Stato
supporto nei limiti consentiti dalleconomia
ancora rurale, ma si avvertirono i primi segnali
di una Italia industrializzata. Comunque le famiglie
piu numerose, si accontentarono quello che
trovarono nella mensa o a tavola. Anche se le
condizioni di vita, distanti dallagiatezza,
gli italiani, orgogliosi ed umili si vestirono
con sobrieta ed allo stesso tempo con dignita.
Non escludo che ci fossero altre fascie sociali
piu fortunate che si esibirono in pubblico
come se fossero artisti o cantanti, ognuno nel
proprio binario.
Naturalmente
non si poteva non amare la Patria e la mia Italia,
affidata a un governo forte, stabile e fascista,
scomodo probabilmente a qualche nazione emergente
nello scenario della politica internazionale di
quel radioso periodo storico. Ma per tutti gli
italiani operosi, la politica nazionale non era
affatto lontana dalla gente e nel limite delle
poche risorse economiche contribui a migliorare
la societa italiana e il Regno dItalia.
Come e possibile dimenticare lenorme
mole di costruzioni e non mi riferisco a poche
o molte case o palazzi, ma terreni bonificati,
di nuove citta costruite nel periodo del
ventennio fascista ed altre istituzioni come testimonianze
della loro efficienza ed operosita anche
dopo il periodo post bellico.
Questa
e la logica che aiuta a comprendere che
cosa e il vero significato della mia Patria..
Sono e saro orgoglioso per avere avuto la
fortuna dessere nato nella mia Italia.,
sempre disponibile ed a difenderla da ogni attacco
di critiche ingiuste ed ingiuriose sia se promosse
dallinterno o dallesterno della mia
Nazione.
Perche
amo la mia patria e la mia Italia? Perche
a pochi giorni dalla fine della II guerra mondiale,
nella mia citta di residenza furono frequenti
i transiti di soldati del Regio Esercito e doccupazione
di forze militari straniere da quello Tedesco,
dal Corpo di partigiani italiani e jugoslavi e
quello Anglo-Americano ed ogni periodo ha una
storia a se. Ma tutte le citta dItalia,
escluse quelle dellIstria, Fiume e della
Dalmazia che ci furono tolte dal trattato di Pace
del 1947, firmato a Parigi, sono rimaste nel tempo
ancora dei baluardi di liberta e legata
perennemente al Tricolore dItalia. Dalla
politica italiana di questi giorni, percepisco
che la confusione, lo smarrimento, il vuoto politico
e linsano martellamento generato da qualche
cosa o forza non identificabile, ed ho la sensazione
che questa Italia, prova oggi, quello che fu oggetto
oltre mezzo secolo fa. Le grandi nazioni, detengono
il potere e hanno i loro indiscutibili interessi.
Il protagonismo esercitato dallItalia di
oggi come quella dallora, le nostre virtu,
i nostri talenti hanno una naturale grandezza
e la voglia di fare una politica di equi-distanza
non credo sia mai stata gradita, forse lItalia
condannata perennemente al ruolo di nazione e
partecipazione e non e concesso il diritto
al protagonismo? Secondo il mio modesto punto
di vista, non sono i deboli e fievoli contrasti
nellambito della politica interna italiana,
ma se ce qualcosa anomola e
da ricercare altrove i mali che affliggono lItalia.
Comunque sia, amo la mia patria ed amo lItalia.
Boston,
23 ottobre On. Michele Frattallone, presidente
del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo,
Inc., gia candidato al Parlamento Italiano
alle elezioni politiche 13-14 aprile 2008