EPIDEMIA
DEI POLLI. VACCINARE È INUTILE, ANZI
DANNOSO (MA È UN AFFARE)
giovedì
06 ottobre 2005
Dopo
una colossale campagna mediatica volta a
convincere gli italiani che sta per arrivare
la Peste nera, ora si passa...all' incasso:
ai milioni di euro già stanziati
per acquistare farmaci e vaccini se ne preventivano
altrettanti da destinarsi agli spot che
devono convincere gli under-65 a vaccinarsi.
Senza alcun senso di responsabilità
vengono sparati numeri da capogiro, inventati
di sana pianta oppure veri ma fuori contesto
- che indicazione forniscono sei decessi
in Indonesia, paese con 200 milioni di abitanti?
- secondo le ben note strategie di quel
marketing della paura su cui sono concentrati
ormai quasi tutti gli sforzi dell'industria
farmaceutica. Cerchiamo quindi di fare un
po' di chiarezza, sia per smarcarci dall'allarmismo
strumentale agli interessi di big pharma
che dal rischio di ignorare un problema
reale.
In
primo luogo le cattive notizie. L'ipotesi
che possa ripresentarsi una pandemia influenzale
come la Spagnola, che nel 1918 uccise circa
40 milioni di persone, non è soltanto
una leggenda metropolitana. Può succedere.
Anzi, come scoprirono gli scienziati che
studiarono le vestigia del famoso virus,
è abbastanza probabile che prima
o poi accada. I virus, contro cui gli antibiotici
sono totalmente inefficaci, sono le creature
più efficienti e adattabili esistenti
in natura, c'erano prima di noi e ci saranno
dopo. La mutevolezza del rivestimento glicoproteico,
per usare un termine tecnico, consente al
virus influenzale di rendere inefficaci
le difese dell'organismo che si basano proprio
sul riconoscimento delle proteine di superficie
per attaccare gli intrusi. E a differenza
di altri virus quello influenzale muta ininterrottamente,
con grande gaudio dei produttori di vaccini
che possono commercializzare una nuova formula
ogni autunno. Per il virus la ricombinazione
di due proteine, H e N, è fondamentale
sia per azzeccare la combinazione invisibile
al sistema immunitario umano che per fare
il cosiddetto "salto di specie",
cioè per passare dagli animali all'homo
sapiens. E il virus influenzale è
un asso nel transitare per quelli che vengono
chiamati "serbatoi animali", ovvero
uccelli e maiali, un passaggio decisivo
per trasformarsi nuovamente. In sostanza,
l'influenza che mi ha tenuto a letto l'anno
scorso, e che i miei anticorpi hanno imparato
a fronteggiare, dopo una passeggiata nel
Dna di polli o maiali cambia faccia, ed
è pronta per ricominciare. Così
i ricercatori si ritrovano fra le mani una
sorta di slot machine genetica: se il virus
azzecca la combinazione giusta - come nel
1968, quando sono morte mezzo milione di
persone - sono guai. Ecco perché
l'influenza avicola allarma così
tanto gli scienziati. Fino a questo momento
il ceppo A (che sta per avicola) H5N1 non
preoccupava i virologi perché indicava
un virus influenzale isolato nel '61, aggressivo
fra i polli ma innocuo per gli esseri umani.
Ora però si è visto che lo
stesso ceppo è in grado di uccidere
anche la nostra specie, e il fatto che non
si riesca bene a capire come - per via aerea?
Attraverso il contatto con le carni infette?
- è ancora più allarmante.
Inoltre,
la paura del ritorno di una pandemia simile
alla Spagnola viene alimentata dalla consapevolezza
di quella che gli scienziati chiamano "l'unità
microbica" del pianeta. La rapidità
dei collegamenti aerei garantisce ai patogeni
(gli agenti che portano le malattie) passaggi
molto veloci: un'epidemia trasmissibile
per via aerea come l'influenza può
fare il giro del mondo in 24-48 ore. Proprio
in previsione di questo fenomeno l'Organizzazione
mondiale della sanità istituì
nel 1952 la Global Influenza Surveillance
Network (Rete di sorveglianza globale sull'influenza)
con il compito di registrare immediatamente
i primi focolai d'infezione e mettere in
guardia le strutture sanitarie locali. Il
problema è che, da una ventina d'anni
a questa parte, i grandi finanziatori internazionali
hanno attaccato in tutti i modi la sanità
pubblica, smantellando i presidi che potrebbero
segnalare e contenere un'epidemia. In Africa,
Asia e America latina i programmi di aggiustamento
strutturale del Fondo Monetario hanno preteso
la distruzione dei sistemi sanitari nazionali
in cambio della dilazione dei pagamenti
del debito estero mentre, dalle nostre parti,
pressioni più sfumate ma altrettanto
implacabili hanno imposto pesanti tagli
sulle spese, sugli stanziamenti per la ricerca
e perfino sulle reti di monitoraggio epidemiologiche,
quelle che raccolgono dati sulla diffusione
delle malattie. L'epidemiologia italiana,
un modello invidiato e imitato da molti
paesi del mondo, sta letteralmente agonizzando
nella penuria di mezzi e ricercatori, mentre
la rete dei controlli veterinari - i vecchi
istituti zooprofilattici che nel nostro
paese impedirono la diffusione del morbo
della mucca pazza - subisce la stessa sorte.
Chi pensa di invertire la tendenza con una
quindicina di laboratori ad hoc (i cosiddetti
Flu) è privo di qualunque nozione
medica o in malafede.
Se
la pandemia è quindi un rischio concreto,
ha senso lanciare una campagna di vaccinazione
di massa? Ci sono pochi dubbi a questo proposito:
non solo non ha senso, ma potrebbe addirittura
essere dannoso. Prima di tutto gli esperti
sanno bene che in caso di allarme pre-pandemico
o di pandemia dichiarata l'immuno-profilassi
attiva (ovvero le vaccinazioni) è
inutile se non pericolosa. E' inutile perché,
una volta effettuato il salto di specie,
il virus tende a mutare ulteriormente per
"accomodarsi" nell'ospite umano.
Quando alla fine raggiunge una forma stabile,
e può essere isolato, sono necessari
fra gli 8 e i 12 mesi per mettere a punto
un vaccino sicuro e per organizzarne la
distribuzione.
In
secondo luogo, il ceppo virale che potrebbe
dare luogo alla paventata pandemia ha caratteristiche
che rendono l'impiego dei vaccini ancora
più discutibile. Come sottolinea
Ernesto Burgio, medico pediatra attivo nella
rete Attac, autorevoli virologi ed epidemiologi
(Webster, Dianzani) sconsigliano l'uso di
vaccini «in tutti i casi in cui si
teme che il patogeno possa essere appunto
un nuovo ricombinante (e in particolare
un virus che abbia compiuto di recente il
salto di specie): visto che, almeno in linea
teorica, il vaccino potrebbe causare una
produzione eccessiva di anticorpi e peggiorare
la tempesta di citochine che sembra essere
la vera causa dell'evoluzione maligna della
malattia». Insomma pasticciare con
i vaccini - quelli classici, mirati sui
ceppi influenzali noti (H3N2), e quelli
nuovi, da confezionare per contrastare H5N1
- in presenza di un virus che sembra avere
effetti letali proprio per un'eccessiva
reazione del sistema immunitario, non sembra
una buona idea. Non solo c'è il pericolo
di scatenare una risposta iperimmune (lo
shock allergico considerato l'arma segreta
del virus) ma si rischia di incrementare
l'ulteriore ricombinazione del mutante con
ceppi influenzali più comuni. Visto
che la caratteristica del virus influenzale
è proprio la sua capacità
di utilizzare pezzi di differenti genomi
per rendersi invisibile al sistema immunitario,
i nuovi vaccini rischiano di mettere a disposizione
del virus un altro po' di "materiale"
e rendere più efficiente la sua capacità
di trasformazione. Insomma «se c'è
un'annata in cui il vaccino non andrebbe
consigliato» conclude Burgio «è
proprio quella di una possibile pandemia».
Per
difendersi dalla spagnola, così come
per gestire qualsiasi tipo di epidemia,
non ci sono "proiettili magici"
o cure miracolose. E' necessaria una rete
sanitaria efficiente e ramificata, in grado
di contenere e di gestire l'eventuale emergenza.
Ci vogliono, come suggerisce Burgio, corsie
preferenziali per i cittadini che presentano
sintomi sospetti, e centri regionali di
specializzazione dotati di laboratori con
massimo livello di bio-sicurezza per isolare
e studiare il virus. Ci vuole personale
medico e paramedico abbondante e addestrato
per contenere l'epidemia e dare il tempo
al virus di evolversi in una forma meno
letale, secondo il percorso naturale dei
patogeni. C'è bisogno insomma proprio
di quel sistema sanitario nazionale che,
negli ultimi anni, si è tentato in
tutti i modi di smantellare.
Fonte:www.liberazione.it
Libri
interessanti: -
"Per restare sani. Meglio sapere due
o tre cose sulla medicina" di F. Walter
Pansini Kailash Edizioni www.kailashedizioni.it
- "La mafia della sanità"
della Dott. Guylaine Lanctot
- " Ciò che i dottori non dicono"
di Lynne Mc Taggart
- "Vaccinazioni
perché?" di Valerio Pignatta
- "Sistema
immunitario e vaccinazioni" di Heinrich
Kremer
Siti: www.comilva.org
www.laleva.org
www.vaccinedamage-prevention.org