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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


Presenti esperti di 80 nazioni e organizzazioni internazionali
Virus dei polli: conferenza a Washington
La malattia aviaria approda in Europa.
Tre casi di volatili in Romania.
In Russia: colpito grande allevamento industriale

WASHINGTON, 07.10.05 - Mentre cresce l' allarme per l' influenza avaria, con i primi casi in Europa, i maggiori esperti da tutto il mondo si ritrovano a Washington per studiare come combattere il virus che minaccia di attaccare l'uomo e provocare una pandemia.

ROMANIA, TRE CASI IN VOLATILI - La Romania ha individuato i suoi primi casi di influenza aviaria in volatili domestici nel delta del Danubio. A darne notizia è stato il ministro dell' Agricoltura Gheorghe Flutur, secondo cui il virus è stato riscontrato in tre animali da cortile in una località sul Delta del Danubio, una delle aree considerate più a rischio per la propagazione della febbre aviaria a causa degli uccelli migratori provenienti dall'Asia e dalla Siberia. Il ministro non ha precisato se il virus fa parte del ceppo mortale H5N1 e si è limitato a dire che «i campioni saranno mandati in Gran Bretagna per essere analizzati». Intanto proseguono le iniziative per cercare di evitare focolai e contagi: è stata proibita a tempo indeterminato la caccia nel delta del Danubio.

RUSSIA, IL VIRUS IN UN ALLEVAMENTO INDUSTRIALE - Per la prima volta il virus dei polli ha colpito un grande allevamento avicolo in Russia, precisamente nella regione di Kurgan sul versante orientale degli Urali. Il contagio è stato confermato dal servizio veterinario del ministero dell' Agricoltura russo. L' allevamento è stato messo in quarantena e le autorità locali hanno disposto la soppressione di 460 mila polli (di cui 110 mila già eliminati). È stata avviata anche un' inchiesta giudiziaria nei confronti dei dirigenti dell' azienda agricola, accusata dall' amministrazione regionale di aver nascosto i primi sintomi sospetti. La regione di Kurgan non faceva parte delle sette aree, tra Siberia e Urali, dove nell'estate era staccato l' allarme.

IL CONVEGNO - Da sabato a Washington si tiene una conferenza internazionale sull'argomento con esperti di 80 nazioni e organizzazioni mondiali. La delegazione italiana è guidata da Donato Greco, direttore del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie. «Prepararsi ad affrontare un'epidemia mondiale non è una scelta opzionale - dice -. L'Italia è impegnata da tempo su questo fronte».

RISPOSTA IMMEDIATA - La conferenza intende esaminare le ipotesi di prevenzione, la risposta rapida alla scoperta di un focolaio infettivo e i piani di emergenza per affrontare una pandemia. «Viviamo in una rete globale di scambi dove i virus possono diffondersi a velocità senza precedenti», osserva un funzionario del dipartimento di Stato americano. «Dobbiamo essere pronti a rispondere con analoga velocità». Gli Stati Uniti chiedono ai tutti i Paesi la segnalazione immediata dei possibili focolai in quanto una risposta rapida è essenziale a ridurre il rischio di «esportare» l'infezione. «Nella battaglia contro un' epidemia mondiale non possiamo permetterci alcuna smagliatura nella rete di protezione » dice un organizzatore dell' incontro. La conferenza intende sollecitare una «trasparenza nelle informazioni» da parte dei Paesi focolaio dell' epidemia tramite scambi di dati tramite l' Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

VACCINI - Il ministro della Sanità americano, Michael Leavitt, ha in programma la prossima settimana in Asia per colloqui urgenti con le autorità dei Paesi asiatici più esposti al pericolo. Il 31 ottobre è prevista una conferenza in Australia per esaminare i problemi nell'area Asia-Pacifico. Il presidente George W. Bush intanto incontra i rappresentati delle aziende produttrici di vaccini per convincerli ad avviare una produzione di massa contro il virus H5N1. I nuovi studi sul virus H1N1 della Spagnola hanno dimostrato infatti che anche quello era un virus «aviario». Bush nei giorni scorsi ha accennato alla possibilità di impiegare i militari negli Usa per isolare e mettere in quarantena gli abitanti delle aree colpite. Il Senato ha approvato uno stanziamento di 3 miliardi di dollari per l'acquisto di dosi di vaccino. Tutte ipotesi tuttavia che valgono per il futuro, perchè il vaccino, al momento non c'è quindi non è possibile alcuna produzione: sarà possibile realizzarlo soltanto quando sarà isolato il virus effettivamente mutato. Le possibilità immediate dui cura, se dovesse effettivamente verificarsi una pandemia, sono affidate a un antivirale

ONU - La prospettiva comunque di realizzare un vaccino apre anche il problema della sua diffusione nel mondo, ovvero la questione dei brevetti che ha già portato a una battaglia sui farmaci contro l'Aids. Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, mette le mani avanti e afferma che le Nazioni Unite non proteggeranno i brevetti delle società farmaceutiche produttrici del vaccino se queste non vorranno cederli alle nazioni più povere che non possono acquistare il vaccino ma possono produrlo in loco.

Confezioni di Tamiflu in una farmacia di Zurigo .

ANTIVIRALI FALSI - Dunque, al momento l'unica difesa, peraltro non assoluta, è affidata a un antivirael della Roche, che nei casi asiatici ha mostrato una qualche efficacia. Dovesse verificarsi una pandemia, solo i Paesi che ne haanno acquistato forti quantitativi (come la Gran Bretagna: per 25 milioni di persone) potrebbero dirsi «coperte». L' Italia per ora ne ha acquistato 180mila dosi. Così c'è già chi ne approfitta. La società farmaceutica svizzera Roche ha messo in guardia dall'acquisto su Internet di confezioni dell'antivirale Tamiflu (oseltamivir) ritenuto la migliore protezione nei primi giorni dello scoppio di un'eventule pandemia prima della diffusione su larga scala dei vaccini. Secondo la Roche sul web potrebbero circolare confezioni falsificate del medicinale. La società invita a rivolgersi alle farmacie. «Le vendite di Tamiflu hanno subito un forte incremento da luglio», ha ammesso Valeria Dora, presidente dell'Associazione farmacisti svizzeri.