Presenti
esperti di 80 nazioni e organizzazioni internazionali
Virus dei polli: conferenza
a Washington
La malattia aviaria approda in Europa.
Tre casi di volatili in Romania.
In Russia: colpito grande allevamento industriale
WASHINGTON,
07.10.05 - Mentre cresce l' allarme per
l' influenza avaria, con i primi casi in
Europa, i maggiori esperti da tutto il mondo
si ritrovano a Washington per studiare come
combattere il virus che minaccia di attaccare
l'uomo e provocare una pandemia.
ROMANIA,
TRE CASI IN VOLATILI - La Romania ha
individuato i suoi primi casi di influenza
aviaria in volatili domestici nel delta
del Danubio. A darne notizia è stato
il ministro dell' Agricoltura Gheorghe Flutur,
secondo cui il virus è stato riscontrato
in tre animali da cortile in una località
sul Delta del Danubio, una delle aree considerate
più a rischio per la propagazione
della febbre aviaria a causa degli uccelli
migratori provenienti dall'Asia e dalla
Siberia. Il ministro non ha precisato se
il virus fa parte del ceppo mortale H5N1
e si è limitato a dire che «i
campioni saranno mandati in Gran Bretagna
per essere analizzati». Intanto proseguono
le iniziative per cercare di evitare focolai
e contagi: è stata proibita a tempo
indeterminato la caccia nel delta del Danubio.
RUSSIA,
IL VIRUS IN UN ALLEVAMENTO INDUSTRIALE
- Per la prima volta il virus dei polli
ha colpito un grande allevamento avicolo
in Russia, precisamente nella regione di
Kurgan sul versante orientale degli Urali.
Il contagio è stato confermato dal
servizio veterinario del ministero dell'
Agricoltura russo. L' allevamento è
stato messo in quarantena e le autorità
locali hanno disposto la soppressione di
460 mila polli (di cui 110 mila già
eliminati). È stata avviata anche
un' inchiesta giudiziaria nei confronti
dei dirigenti dell' azienda agricola, accusata
dall' amministrazione regionale di aver
nascosto i primi sintomi sospetti. La regione
di Kurgan non faceva parte delle sette aree,
tra Siberia e Urali, dove nell'estate era
staccato l' allarme.
IL
CONVEGNO
- Da sabato a Washington si tiene una conferenza
internazionale sull'argomento con esperti
di 80 nazioni e organizzazioni mondiali.
La delegazione italiana è guidata
da Donato Greco, direttore del Centro nazionale
per la prevenzione e il controllo delle
malattie. «Prepararsi ad affrontare
un'epidemia mondiale non è una scelta
opzionale - dice -. L'Italia è impegnata
da tempo su questo fronte».
RISPOSTA
IMMEDIATA - La conferenza intende esaminare
le ipotesi di prevenzione, la risposta rapida
alla scoperta di un focolaio infettivo e
i piani di emergenza per affrontare una
pandemia. «Viviamo in una rete globale
di scambi dove i virus possono diffondersi
a velocità senza precedenti»,
osserva un funzionario del dipartimento
di Stato americano. «Dobbiamo essere
pronti a rispondere con analoga velocità».
Gli Stati Uniti chiedono ai tutti i Paesi
la segnalazione immediata dei possibili
focolai in quanto una risposta rapida è
essenziale a ridurre il rischio di «esportare»
l'infezione. «Nella battaglia contro
un' epidemia mondiale non possiamo permetterci
alcuna smagliatura nella rete di protezione
» dice un organizzatore dell' incontro.
La conferenza intende sollecitare una «trasparenza
nelle informazioni» da parte dei Paesi
focolaio dell' epidemia tramite scambi di
dati tramite l' Organizzazione mondiale
della sanità (Oms).
VACCINI
- Il ministro della Sanità americano,
Michael Leavitt, ha in programma la prossima
settimana in Asia per colloqui urgenti con
le autorità dei Paesi asiatici più
esposti al pericolo. Il 31 ottobre è
prevista una conferenza in Australia per
esaminare i problemi nell'area Asia-Pacifico.
Il presidente George W. Bush intanto incontra
i rappresentati delle aziende produttrici
di vaccini per convincerli ad avviare una
produzione di massa contro il virus H5N1.
I nuovi studi sul virus H1N1 della Spagnola
hanno dimostrato infatti che anche quello
era un virus «aviario». Bush
nei giorni scorsi ha accennato alla possibilità
di impiegare i militari negli Usa per isolare
e mettere in quarantena gli abitanti delle
aree colpite. Il Senato ha approvato uno
stanziamento di 3 miliardi di dollari per
l'acquisto di dosi di vaccino. Tutte ipotesi
tuttavia che valgono per il futuro, perchè
il vaccino, al momento non c'è quindi
non è possibile alcuna produzione:
sarà possibile realizzarlo soltanto
quando sarà isolato il virus effettivamente
mutato. Le possibilità immediate
dui cura, se dovesse effettivamente verificarsi
una pandemia, sono affidate a un antivirale
ONU
- La prospettiva comunque di realizzare
un vaccino apre anche il problema della
sua diffusione nel mondo, ovvero la questione
dei brevetti che ha già portato a
una battaglia sui farmaci contro l'Aids.
Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan,
mette le mani avanti e afferma che le Nazioni
Unite non proteggeranno i brevetti delle
società farmaceutiche produttrici
del vaccino se queste non vorranno cederli
alle nazioni più povere che non possono
acquistare il vaccino ma possono produrlo
in loco.
Confezioni
di Tamiflu in una farmacia di Zurigo .
ANTIVIRALI
FALSI - Dunque, al momento l'unica difesa,
peraltro non assoluta, è affidata
a un antivirael della Roche, che nei casi
asiatici ha mostrato una qualche efficacia.
Dovesse verificarsi una pandemia, solo i
Paesi che ne haanno acquistato forti quantitativi
(come la Gran Bretagna: per 25 milioni di
persone) potrebbero dirsi «coperte».
L' Italia per ora ne ha acquistato 180mila
dosi. Così c'è già
chi ne approfitta. La società farmaceutica
svizzera Roche ha messo in guardia dall'acquisto
su Internet di confezioni dell'antivirale
Tamiflu (oseltamivir) ritenuto la migliore
protezione nei primi giorni dello scoppio
di un'eventule pandemia prima della diffusione
su larga scala dei vaccini. Secondo la Roche
sul web potrebbero circolare confezioni
falsificate del medicinale. La società
invita a rivolgersi alle farmacie. «Le
vendite di Tamiflu hanno subito un forte
incremento da luglio», ha ammesso
Valeria Dora, presidente dell'Associazione
farmacisti svizzeri.