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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


I centri italiani tra i migliori del continente
Dove si cura meglio l' ipertensione
Una classifica stilata in base a un rigoroso metodo scientifico individua i centri all' avanguardia in Italia e in Europa

12.02.06 - Gli ipertesi sono tanti: il 25-30 per cento degli italiani ha la pressione alta, spesso senza neanche saperlo. Un vero esercito, e forse anche per questo nel nostro Paese abbondano le strutture dove ci si dedica alla ricerca sull'ipertensione: dando infatti un'occhiata alla nostra graduatoria dei migliori Centri per lo studio di questa malattia, l'impressione è che non ci si possa davvero lamentare. I centri di riferimento sono tanti e soprattutto ben distribuiti fra il Nord, il Centro e il Sud della penisola; per di più si trovano nei grandi capoluoghi di provincia ma anche in tante città più piccole, da Monza a Chieti, da Brescia a Reggio Calabria. Una distribuzione a tappeto di strutture dove la ricerca si fa, e si fa bene, che è riflesso della storia dei medici che si sono interessati di ipertensione in Italia, come racconta il professor Enrico Agabiti Rosei, attuale presidente della Società Italiana dell'Ipertensione Arteriosa (SIIA): "Gli italiani sono stati pionieri nello studio dell'ipertensione fin dagli anni '60, quando un primo nucleo di studiosi che faceva capo a Milano cominciò a occuparsene. Gli allievi di quei primi specialisti si sono sparsi in tutta Italia e le strutture individuate dall'indagine sono lo specchio di questi trasferimenti di sede". "Negli anni '50 e '60 nessuno pensava che la pressione alta potesse essere un problema, anzi: la maggior parte dei medici riteneva che fosse una risposta naturale e benefica dell'organismo all'irrigidimento dei vasi sanguigni legato all'invecchiamento", interviene Giuseppe Mancia, direttore della Clinica Medica dell'Ospedale San Gerardo di Monza e primo classificato nella nostra inchiesta, "è stato un merito degli italiani aver ipotizzato e documentato un ruolo negativo della pressione alta quando tutti ne minimizzavano l'impatto sulla salute".