Le
conclusioni di un convegno sulla
"terapia delle malattie
epatiche"
Il
caffè fa bene al fegato
Uno studio di
ricercatori dell'Istituto Mario
Negri: nelle giuste dosi aiuta
a combattere la cirrosi epatica
e il tumore
ROMA,
17.03.06 - Il caffè non
fa male, anzi fa addirittura
bene. Una tazzina di espresso
protegge infatti il fegato da
malattie gravi come la cirrosi
epatica e il tumore, soprattutto
quando il soggetto è
ad alto rischio per queste patologie
perché, ad esempio, consuma
molti alcolici. La buona notizia
arriva dalla revisione di una
serie di studi che hanno avuto,
negli anni, come protagonista
la bevanda più amata
dagli italiani. Un compendio
di risultati presentato durante
l' incontro "La terapia
delle malattie epatiche"
da Alessandra Tavani, che ha
condotto lo studio con Carlo
La Vecchia, entrambi dell'Istituto
di ricerche farmacologiche Mario
Negri di Milano.
LE DOSI - Il promotore
dell' incontro Adolfo Francesco
Attili, Ordinario di Gastroenterologia
presso l' Università
di Roma La Sapienza ha comunque
precisato che troppi caffè
possono dare disturbi come tachicardia
e difficoltà ad addormentarsi.
Questi risultati, ha spiegato
Attili, "non devono invogliare
a un consumo esagerato di caffè,
ma sono importanti perché
possono portare alla scoperta
delle molecole protettive che
esso contiene, probabilmente
antiossidanti come i diterpeni".
I BENEFICI - Il consumo
di caffè, sottolinea
Tavani, è associato a
riduzione di rischio della cirrosi:
infatti, maggiore è il
consumo della bevanda nera,
minore la presenza della gamma-glutamil
transferasi (GGT), un indicatore
della malattia. Analoga riduzione
di rischio si riscontra nei
confronti dell' epatocarcinoma,
il tumore del fegato. Numerosi
studi, aggiunge Tavani, mostrano
che il consumo di caffè
riduce infatti il rischio di
sviluppare questo tipo di tumore.
Varie componenti del caffè
possono essere collegate agli
effetti favorevoli della bevanda
contro il tumore epatico: sia
la stessa caffeina sia i molti
agenti antiossidanti di cui
il caffè è una
fonte preziosissima.