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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -


Obesità e attività motoria per vivere in modo sano

L’eccessivo peso corporeo spesso è alla base dell’insorgere di patologie e disfunzioni

23.03.06 - Il BMI (indice di massa corporea) che è il rapporto che c’è tra peso (in kg.) e altezza al quadrato (metri) è il valore più indicativo del peso ottimale, del soprappeso e dell’obesità di medio ed alto grado. Sono state proprio le Compagnie di Assicurazione sulla vita degli USA che hanno scoperto, su basi statistiche che i grandi obesi vivono DI meno dei magri. Di conseguenza hanno istituito una sorte di contratto basato sul peso corporeo, in cui i “grassi” pagano di più dei magri.

L’indice di massa corporea non ci fornisce tuttavia le informazioni sul grasso totale così come è distribuito sul corpo. E ciò è importante saperlo perché un eccesso di grasso addominale è gravato da maggior problemi di salute. Ora un modo per misurare la distribuzione del grasso è la circonferenza della vita, un parametro che non è correlato all’altezza e che ci fornisce un metodo semplice e allo stesso tempo pratico per identificare i soggetti in soprappeso che sono a rischio di malattie associate all’obesità. Anche SE il loro BMI è nella norma una circonferenza della vita superiore a 94-102 cm. nell’uomo o 70-88 nella donna testimonia un eccesso di grasso addominale. La misurazione della circonferenza della vita permette di distinguere due tipi di obesità: androide e ginoide. I soggetti con una distribuzione del tessuto adiposo di tipo androide (forma a “mela”) hanno la maggior parte del grasso intraddominale e localizzato intorno allo stomaco e al petto: sono quelli che rischiano maggiormente di sviluppare malattie collegate all’obesità. È questa la forma a “mela” più frequente nell’uomo. L’obesità ginoide, più frequente ma non esclusiva della donna, presenta una distribuzione del grasso (forma a “pera”) più evidente attorno ai fianchi, alle cosce e al sedere. I soggetti, più di altri, presentano rischi alti di andare incontro a malattie osteoarticolari. Il differente effetto che gli ormoni steroidei hanno sul tessuto adiposo, ci offre una spiegazione dell’obesità a “mela” degli uomini e di quella a “pera” delle donne; il testosterone riduce il numero degli adipociti; gli estrogeni portano ad un aumento sia del numero che del volume delle cellule lipidiche nella parte bassa del corpo; il cortisolo ha invece un effetto contrario perché aumenta il numero di adipociti nella parte alta del corpo. Studi recenti hanno stabilito con certezza il ruolo determinante svolto da fattori genetici nell’instaurarsi dell’obesità anche se nell’eziologia sono altrettanto importanti i fattori psicologici. È ben noto il grande mangiatore “impulsivo” che usa il cibo per nascondere i propri sentimenti di ansia, insicurezza, depressione, solitudine, tensione, stress. Il cibo è in questi casi una vera e propria arma di difesa. La nevrosi del mangiare è caratterizzata dal fatto di non riuscire a seguire una dieta o un comportamento alimentare autodefinito con conseguenti problemi di linea estetica e di salute.

Si differenzia dalla bulimia vera e propria in quanto la persona, non sente un irrefrenabile voglia di mangiare “abbuffandosi” e inoltre perché non compie l’atto compulsivo di “rimettere” usando rimedi artificiali (dita in gola). La nevrosi del mangiatore ha in comune con la bulimia l’idea frequente di pensare al cibo come “imperdibile evento gratificante e penalizzante” a cui non si riesce assolutamente a rinunciare. Sopraggiunge poi un insopportabile piccola depressione, agitazione e senso di insoddisfazione. Il problema vero consiste nel riuscire a dirottare l’inconscio della persona dal binomio mangiare = gratificazione appagante. Solo così si chiude questa errata modalità di affrontare un problema di ansia. Lo stesso succede per i fumatori incalliti. Quando smettono di fumare non si gettano forse sul cibo ingrassando, in un gran numero di casi, oltre misura? La battaglia per contrastare il soprappeso e l’obesità può essere vinta sia con la dieta ma anche introducendo l’attività fisica nello stile di vita. Questa può essere raggiunta tramite un esercizio aerobico quotidiano (camminare, correre, andare in bicicletta etc.). Il mezzo più efficace per ottenere un deficit calorico è rappresentato da una giusta combinazione di dieta (ridotte entrate caloriche) ed esercizio (aumento delle uscite caloriche), facendo attenzione che il deficit non superi le 1000 kcal al giorno e controllando che la dieta sia ben bilanciata, con un adeguato apporto di carboidrati, grassi, proteine, vitamine, sali minerali e acqua. In questo modo si evita il rischio che la perdita di peso coinvolga il tessuto muscolare magro piuttosto che il tessuto adiposo. È importante che l’attività fisica venga svolta ad un intensità medio bassa, al fine di permettere una lunga durata dell’esercizio stesso; infatti nella corsa, ad esempio, il tempo e la distanza percorsa sono molto più importanti della velocità, al fine di ottenere un elevato dispendio energetico. Un allenamento di resistenza porterà ad un abbassamento della glicemia con conseguente riduzione della produzione insulinica e maggiore attivazione della lipasi enzimatica, che catalizza la scissione tra trigliceridi in acidi grassi liberi e glicerolo. Con una frequenza di almeno tre sedute a settimana è consigliabile scegliere tra le attività cicliche, come il camminare, correre, pedalare, nuotare. L’incremento del metabolismo basale dovuto all’esercizio fisico si protrae fino a dodici ore dalla fine dello stesso. Per sconfiggere l’obesità non ci sono scorciatoie, non esistono diete miracolose o alimenti speciali ma solo diete unite ad un incremento dell’attività fisica.

Aldo Ercoli

(fonte: Ortica del Venerdi)