Vino:
un bicchiere al dì e
campi 100 anni
Buone
notizie per gli amanti del vino:
pare che i polifenoli contenuti
aiutino a salvaguardare l' organismo
dalle malattie tipiche della
terza età. Ma quanto
alle dosi...
saniNews,
11.04.06 - Un bicchierino al
giorno toglie il medico di torno?
Sembra proprio di sì,
almeno parlando di vino rosso.
Infatti nuove evidenze scientifiche
hanno collegato un moderato
consumo di vino rosso a un minor
rischio di insorgenza di alcune
malattie legate all invecchiamento.
È
del 1993 la scoperta che alcuni
composti appartenenti alla frazione
non alcolica del vino rosso,
i composti fenolici o polifenoli,
sono in grado di inibire l
ossidazione ex-vivo delle LDL
(colesterolo cattivo) in maniera
più efficace rispetto
all alfa-tocoferolo (vitamina
E), facendo supporre un loro
ruolo in quell effetto
protettivo esercitato dal vino
nei confronti delle malattie
cardiache.
Tra
i polifenoli spicca lo studiatissimo
Resveratrolo, grazie a cui il
vino dimostra di possedere la
capacità, se assunto
con regolarità e moderazione,
di prevenire alcune forme di
tumore, specie quelle della
sfera sessuale, di ridurre il
rischio di complicanze cardiovascolari
dopo un infarto del miocardio
e di migliorare il cosiddetto
stato ossidativo, quindi di
diminuire il rischio di complicazioni
nel diabete mellito.
L'
assunzione di 300 ml (1/3 di
litro scarso) di vino rosso
(dealcolato), in dose unica
e a digiuno, si è dimostrata
efficace nell' aumentare nell'
uomo la capacità antiossidante
plasmatica, mentre un' analoga
quantità di vino bianco
non ha mostrato nessun effetto.
In
più, dato che non tutte
le molecole fenoliche presenti
nel vino vengono assorbite,
esse possono comunque esercitare
il loro ruolo protettivo anche
nel lume intestinale, impedendo
o rallentando sia eventuali
processi ossidativi locali,
sia l' assorbimento di radicali
liberi.
L'
assunzione moderata di vino
durante i pasti è importante
per due motivi:
- fornisce
antiossidanti proprio nel momento
in cui sono introdotti substrati
ossidabili e sostanze alimentari
ossidate
- la
contemporanea presenza di cibo
nello stomaco e il conseguente
rallentamento nello svuotamento
permettono una maggiore permanenza
dell' etanolo a livello gastrico,
dove l' enzima alcool-deidrogenasi
ne comincia la demolizione,
con riduzione quindi dei possibili
e indesiderabili picchi ematici
di etanolo.
Il
consumo di basse dosi di alcol
nel corso della vita significa
una modesta ma significativa
riduzione di rischio di morte
per ogni causa, e in particolare
per quelle tumorali e cardio-vascolari.
La curva di probabilità
di morte invece s impenna
col consumo di dosi più
elevate (salvo che per la malattia
coronarica).
E
probabilmente gli italiani conoscono
le virtù del vino, perché
dai dati dell' Osservatorio
Permanente sui Giovali e L'
alcol (1998) emerge che i consumatori
abituali di vino sono persone
che seguono un' alimentazione
sana, acquistano prodotti senza
conservanti, mangiano prevalentemente
a casa, che adottano insomma
uno stile di vita moderato e
attento che contribuisce alla
prevenzione delle malattie cronico-degenerative.
Questo
a dimostrazione del fatto che
le privazioni alimentari assolute
non sempre premiano in termini
di salute: rinunciare al bicchierino
a tavola non solo è spiacevole
per i cultori del vino, ma anche
inutile. Basta un bicchiere
per soddisfare il palato e garantirci
qualche anno in più
Fonte:
Appunti Prof. Giovanni Spera,
Endocrinologo Cattedratico Medicina
Interna La Sapienza Roma