Lotta
all' AIDS: speranze e polemiche
30.11.06
- ROMA - In tutto il mondo media,
associazioni e governi stanno
celebrando la giornata mondiale
della lotta all Aids. Una
malattia che dalla sua comparsa
ha fatto almeno 100 milioni di
morti, scavato un solco profondo
fra i privilegiati che hanno accesso
alle cure ed il Sud del mondo,
aperto laceranti confronti ideologici
e, almeno per alcune grandi case
farmaceutiche, è diventata
una ricca fonte di guadagno. L'
HIV costituisce una minaccia globale
e trasversale a tutta la società,
paragonabile a quella del terrorismo
nucleare. L'allarme viene dall'
Onu, in un rapporto stilato su
richiesta di Kofi Annan. Nel documento
si afferma fra l altro che
la parte più sviluppata
del mondo, in un' epoca di spostamenti
di massa e di globalizzazione,
continua ad ignorare la minaccia
posta dalle malattie infettive
a proprio rischio e pericolo.
Anche se la maggior parte dei
malati si trovano in Africa sub
sahariana e in Asia, i paesi
ricchi sono tenuti in ostaggio
dall' incapacità dei paesi
poveri di ridurre il contagio.
La speranza è riposta in
un vaccino, che però a
detta di molti osservatori viene
ostacolato dei produttori degli
antiretrovirali, e nell
adozione di comportamenti responsabili.
Anche in questo campo però
non mancano gli scontri: è
di oggi la polemica fra chiesa
cattolica e vari gruppi di militanti
anti Aids sulla castità
e sull uso del condom.
Rapporto
delle Nazioni unite nella giornata
della lotta all' Hiv
"Rischi sottovalutati, possibili
milioni di morti in pochi mesi"
Aids, l'allarme dell'Onu:"Pericoloso
come il terrorismo"
NEW YORK - L' Aids rappresenta per
l' umanità una minaccia globale
paragonabile a quella del terrorismo
nucleare. L' allarme arriva dall'
Onu che nella giornata mondiale
contro l' Hiv ha diffuso il contenuto
di un rapporto sui rischi legati
alla diffondersi della malattia
commissionato dal segretario generale
Kofi Annan.
Il
rapporto. Il
propagarsi delle infezioni virali
legate all' Aids è in grado
di fare decine di milioni di morti
in pochi mesi. E' questo uno dei
punti più allarmanti sottolineati
dal documento redatto dall' Onu.
Davanti a questo pericolo, denuncia
il rapporto, i paesi ricchi, in
un' epoca di spostamenti di massa
e di globalizzazione, continuano
a ignorare la minaccia rappresentata
dall' Aids e dalle altre malattie
infettive. Il fatto che la malattia
al giorno d' oggi colpisce soprattutto
i popoli dell' Africa subsahariana
non mette l' Occidente al riparo.
"Dato che i tempi dei trasferimenti
internazionali sono inferiori
al periodo di incubazione di molte
malattie infettive - si legge
nel rapporto delle Nazioni Unite
- ciascuno dei 700 milioni di
passeggeri che ogni anno transitano
per gli scali internazionali può
essere a sua insaputa un portatore
di malattie su scala globale".
Oggi,
mette ancora in guardia il documento,
un virus analogo all' epidemia
di influenza del 1919, "sarebbe
in grado di uccidere decine di
milioni di persone in una frazione
del tempo occorso allora".
Sulla scorta di questo timore
il rapporto esorta il consiglio
di sicurezza dell' Onu a indire
una sessione straordinaria sull'
Aids, che costituisce "una
minaccia alla pace e alla sicurezza
internazionale" al pari
della proliferazione nucleare,
del terrorismo e dei conflitti
fra stati. I finanziamenti per
combattere la malattia, rileva
ancora il documento, sono passati
dai 250 milioni di dollari del
1996 ai due miliardi 800 milioni
del 2002, ma si è trattato
di uno sforzo ancora largamente
insufficiente e la diffusione
dell' Aids resta "galoppante".
Allarme
in Cina.
La conferma che la situazione
sia grave è arrivata dalla
Cina, il paese più popoloso
del Pianeta. Il primo ministro
Wen Jiabao ha lanciato un appello
a compiere "costanti sforzi"
nella lotta all' Aids, riconoscendo
che la situazione della Cina a
proposito dell' epidemia del virus
è "critica".
Wen ha chiesto quindi a tutti
i settori del governo di "dare
la priorità" alla
lotta all' Hiv "utilizzando
qualunque risorsa e mettendo in
atto coscienziosamente tutte le
misure di controllo e prevenzione".
Le cifre ufficiali fornite da
Pechino nel 2003 parlano di 840
mila sieropositivi, ma secondo
molti esperti la realtà
potrebbe essere molto più
grave.
Immigrati
a rischio. La diffusione
dell' Aids tra la popolazione
immigrata in Italia è in
costante aumento. Il dato è
stato fornito durante i lavori
di un convegno sulla malattia
in corso a Genova. Dal 3% dei
casi nel periodo 1983-93 si è
passati al 14,8% nel 2003. "Il
dato - spiega Issa El Hamad, dirigente
del Dipartimento malattie infettive
dell' ospedale di Brescia - può
riflettere semplicemente difficoltà
di accesso alla terapia. Dopo
l' introduzione di nuovi metodi
di cura l' evoluzione della malattia
in Aids è più difficile.
Chi accede alla terapia oggi è
colpito più tardivamente
dall' Aids. Fino al '98 la normativa
non permetteva agli immigrati
di accedere alle strutture sanitarie,
si è avuto quindi un effetto
serbatoio".
Il
vaccino della speranza "Siamo
molto soddisfatti ed è
andato tutto molto bene. Abbiamo
chiuso gli arruolamenti per la
fase I di sperimentazione del
vaccino e il numero di volontari
è sufficiente per l' analisi
futura di questi dati". Barbara
Ensoli, direttrice del laboratorio
di virologia dell' Istituto Superiore
di Sanità, parlando ad
un convegno a Roma, ha lasciato
trapelare il suo ottimismo per
il procedere della sperimentazione
del vaccino 'italiano' anti-Aids
basato sulla proteina Tat. Ma
per essere certi che la ricerca
sia in grado di compiere ulteriori
passi avanti sarà necessario
ancora del tempo. "Dobbiamo
ancora attendere l' apertura dei
codici e dei protocolli degli
ultimi arruolati - ha ricordato
la Ensoli - ci vorranno quindi
ancora vari mesi prima dell'analisi
finale e della preparazione dei
protocolli per l' avvio della
fase II di sperimentazione".
La
Repubblica Dominicana tra i paesi
dei Caraibi e' piu' colpiti per
il SIDA.
Santo
Domingo, 30 nov (PL) - Repubblica
Dominicana ha oggi il 30% delle
persone affettate dal SIDA del
totale registrato nei Caraibi,
con maggiore percentuale nelle
donne, secondo delle fonti ufficiali.
Si stima che nell{ area c{e' mezzo
milione di persone affettate,
dfi queste il 50% in Haití
e il 30% nel Cibao.
Lo
slogan che aprira' la celebrazione
"Mujeres, muchachas, VIH
y SIDA" pone il dito nella
piaga, poiche' le donne hanno
doppia probabilita' di contrarre
il male degli uomini.
Secondo
il dottor Alberto Fiallo Billini,
direttore del Consejo Presidencial
del SIDA del paese, nel 2003 si
accertarono che in America Latina
esistevano un milione e 400 mila
casi e poco meno di un milione
di morti.
Nel
paese, affermo', che ci sono studi
che dicono che circa 40 mila dominicani
possono essere contagiati dal
virus.
Le
autorita' stanno concentrando
speciale attenzione nei minori
d' eta', i quali sono piu' affettati
per avere un sistema inmunologico
inmaturo, secondo la pediatra
dominicana Aracelis Fernández.
Il
SIDA accentua i gia' critici livelli
di poverta' nel quale sta' il
57% dei dominicani.
Tra
i principali fattori che peggiorano
questa situazione c'e' la mancanza
di potere sul propio corpo, la bassa
autostima rafforzata per le disuguaglianze
dei generi e la cutura maschilista,
la infedelte mascolina, la poverta'
e la mancanza di protezione pubblica
e sociale.