La
donna avrebbe parlato
al telefono
Cantoni:
si tratta fra allarmi
e smentite
21.05.2005
- KABUL - Il susseguirsi
di allarmi e smentite
sul sequestro di Clementina
Cantoni fa pensare
a tempi lunghi e a
un gioco al rialzo
per liberarla. È
quello che temono
gli investigatori
che parlano di «una
matassa intricata».
E pensare che solo
giovedì si
credeva di essere
vicini alla svolta.
«Il governo
afghano - dicevano
- ha aperto alle richieste
dei rapitorii».
Nella confusione che
regna a Kabul - con
caos che sembra riflettersi
nelle notizie contraddittorie,
nello stillicidio
delle informazioni
date e poi smentite
- è come essere
tornati al primo giorno
quando ancora non
si sapeva dove andare
a parare.
L'
ALLARME - E in
questo contesto è
piombata venerdì
l'indiscrezione peggiore,
quella dell'uccisione
di Clementina Cantoni.
Timoor Shah, il presunto
rapitore che nei giorni
scorsi aveva fatto
sentire la sua voce
tramite un'emittente
radiofonica, ha detto
che la donna è
stata uccisa dopo
che il presidente
Karzai ha rifiutato
di accettare le sue
richieste. «L'abbiamo
strangolata con una
corda alle 9 di giovedì
sera» ha detto
contattato attraverso
il cellulare della
Cantoni. «Non
consegnerò
il suo corpo a nessuno»,
ha aggiunto.
SMENTITE
- Una versione smentita
da diverse fonti afghane.
Una di queste ha riferito
che Clementina Cantoni
è viva, sta
bene, e avrebbe parlato
al telefono alcune
ore fa con una autorità
afghana che è
in contatto con i
rapitori. Un'altra
smentita alla voce
dell'uccisione della
giovane arriva da
Jawed Ludin, portavoce
di Karzai: «Sta
mentendo. Ha fatto
questi commenti per
fare pressione sul
governo», ha
affermato il portavoce.
«Ho assicurazioni
dal ministero degli
Interni che è
viva. Le trattative
vanno avanti».
Anche l'intelligence
italiana non crede
alle notizie sull'uccisione
diffusa da Kabul.
E liquida la questione
come un modo per rilanciare
la trattativa per
la liberazione delle
volontaria italiana.
La Cantoni, secondo
le stesse fonti, «è
viva, sta bene, e
i canali per ottenere
la sua liberazione
sono tutti aperti».
IPOTESI
- Ma allora perché
questa uscita di Timor
Shah? «Forse
per disorientare,
per gettare benzina
sul fuoco. O forse
è in difficoltà:
non riesce più
a gestire il sequestro
all'interno di un
gruppo che è
diventato sempre più
numeroso», dice
una fonte molto vicina
all'inchiesta. L'importanza
della vicenda, esaltata
dai media, avrebbe
infatti suscitato
gli appetiti di molti.
Finora, a quanto si
è appreso,
non si è parlato
di soldi. In corso,
potrebbe esserci un
regolamento di conti
per la leadership
della banda. E questo,
ovviamente, non aiuta
gli investigatori
e gli uomini dell'intelligence.
Questi, con le tecniche
di indagine tradizionali,
sarebbero riusciti
a circoscrivere la
possibile area del
covo, ma oggi non
si parla più
di rastrellamenti,
dopo che il presidente
Karzai ha assicurato
che «nessuna
azione verrà
fatta senza il consenso
italiano». «Anche
perchè - aggiunge
la fonte - è
assai probabile che
i componenti della
banda siano divisi
in rifugi diversi
e che l'ostaggio,
oggi, non si trovi
più dove era
ieri».
LEADER
TRIBALI E MULLAH IN
CAMPO - Nessuna
pista resta intentata.
Un gruppo di leader
religiosi e tribali
- componenti della
Jirga, cioè
il consiglio degli
anziani, e dell'associazione
delle scuole coraniche
- è stato attivato
per fare pressioni
sui rapitori e un
primo contatto lo
avrebbero avuto in
giornata. Anche i
mullah sono stati
invitati a fare appelli
dalle loro moschee.
Così è
avvenuto anche nella
principale moschea
della capitale: «Dio
mi chiede di fermare
ogni azione disumana»
ha detto il mullah
parlando ai fedeli
e con implicito riferimento
al sequestro della
cooperante italiana.
In Italia, intanto,
si continuano a vivere
ore di apprensione.
La Farnesina resta
mobilitata e proseguono
le iniziative diplomatiche
e di intelligence.
Il segretario dei
Ds, Piero Fassino,
ha invece fatto sapere
che la Quercia darà
tutta la collaborazione
necessaria al governo
affinché si
giunga rapidamente
alla liberazione della
ragazza.
Infine arrivano le
parole di Care International
in Afghanistan, l'organizzazione
per la quale Clementina
lavora. Il portavoce
Paul Barker ha detto
di non sapere cosa
c'è di vero
nelle ultime voci:
«Non sappiamo
se le ultime informazioni
sono accurate o meno,
continuiamo a fare
il possibile per lei».
21
maggio 2005