Notizie
/
 
 

Regresar
del -
Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Notizie

Costituzione Iraq, accordo raggiunto
Membri accettano bozza del testo
Un membro della Commissione costituzionale irachena ha annunciato che l' accordo sul testo della nuova Legge Fondamentale è stato raggiunto. Parlando dagli schermi della Tv di stato al Iraqiya, Baha'a al Aarargi, dell' Alleanza sciita, ha spiegato che tutti i membri hanno accettato la bozza del testo e che deve essere sottoposta all' approvazione dell' Assemblea Nazionale.


Alla notizia del raggiungimento di un accordo di massima, da Washington è arrivato un immediato segnale di incoraggiamento: il presidente George W. Bush si è detto "pieno di speranza sulla possibilità di un consenso sulla bozza". "Stiamo seguendo gli eventi da molto vicino e abbiamo grandi speranze che avremo presto una Costituzione", ha detto il portavoce Trent Duffy che accompagna il presidente in un viaggio a Salt Lake City.

In base alla nuova Carta fondamentale, l' Iraq è definito un Paese "federale", anche se il testo non ne definisce il concetto in dettaglio per non urtare la suscettibilità della minoranza sunnita che non concorda con questa soluzione. Il documento descrive l' Iraq come "uno stato repubblicano, parlamentare, democratico e federale", senza però specificare il grado o la natura del federalismo che i curdi e alcuni sciiti chiedono in alcune parti del Paese.

I redattori della Carta fondamentale ponderano con attenzione le parole e i termini: la nuova Costituzione è, inevitabilmente, un abile compromesso tra sciiti, curdi e sunniti. I sunniti, infatti, si sono sempre detti contrari al federalismo, in particolare per l' area a maggioranza sciita nel sud iracheno.

A complicare le cose c' è la calibrazione dei voti delle tre diverse comunità che solo un paziente lavorìo diplomatico permetterà di raggiungere, garantendo la maggioranza indispensabile per approvare in Parlamento la Carta fondamentale. Sciiti e curdi controllano infatti ben 215 dei 275 seggi parlamentari - i sunniti avevano boicottato le elezioni del 30 gennaio scorso - e possono quindi approvare da soli la bozza per poi sottoporla a referendum popolare.

Jawad Maliki, che conduce il negoziato per la maggiranza sciita, in una conferenza stampa organizzata in tutta fretta, ha affermato: "Alcuni fratelli sunniti sono con noi, ma altri sono ancora contro il federalismo. Stiamo cercando di convincere anche loro".

Non sono soli i sunniti ad avere perplessità e timori; anche in campo sciita infatti ci sono settori contrari al federalismo, come hanno chiaramente dimostrato le manifestazioni per "l' unità dell' Iraq" organizzate dagli sciiti di Baghdad che fanno riferimento al giovane leader radicale Moqtada al-Sadr. Elemento questo che incoraggia i negoziatori sunniti facendoli sentire meno isolati. Soha Allawi, rappresentante sunnita ha affermato: "Noi non ce ne staremo zitti. Faremo campagna elettorale per convincere sia i sunniti sia gli sciiti che occorre respingere questa Costituzione, che contiene elementi che porteranno allo spezzettamento dell' Iraq e alla guerra civile".

Le divisioni da superare sono ancora molte ma le parti non sembrano voler rinunciare al flebile accordo di massima raggiunto finora. Un difficile compromesso che ha permesso l' approvazione della bozza. Il prossimo passo sarà l' approvazione della sospiratissima Costituzione.