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Fondato, Edito e Diretto in Santo Domingo da Giovanni GARIBALDI - 1997 -

Notizie 2005

Uragano Katrina: sgomberato il Superdome. Ospedali in tilt
New Orleans «morta per 4 mesi»
Aumenta la paura, già allagata all'80%. Il sindaco: «Evacuate la città. Per ora non contiamo i morti»



WASHINGTON - Caos e situazione sempre più tesa a New Orleans, messa in ginocchio dall' uragano Katrina. Un secondo argine è stato travolto nella città già allagata all' 80%, e i quartieri che si erano finora salvati rischiano di trovarsi sotto tre metri d' acqua, ha avvertito Ray Nagin, il sindaco.

PAURA ALLAGAMENTI - «Non abbiamo neanche cominciato a contare i morti» ha detto il primo cittadino, aggiungendo che già alcuni cadaveri sono stati visti galleggiare nell' acqua e che 30 edifici sono crollati nel vecchio centro. Fra questi c' è un ampio complesso di appartamenti dove potrebbero esserci altre numerose vittime. In ogni caso al momento un bilancio ancora largamente provvisorio parla di 125 morti nei 4 Stati colpiti dall'uragano.

NON SALE PIU' - Alle 19.30 (ora italiana) di mercoledì acqua a New Orleans ha cessato di salire: la situazione si è stabilizzata. Lo hanno annunciato, in una conferenza stampa, i responsabili della gestione dell'emergenza della Louisiana.

CITTA' DA EVACUARE - Le autorità hanno ordinato a tutti di abbandonare la città e cominciano a pianificare l' evacuazione del Superdome. La tensione - nel gigantesco stadio dove il caldo è ormai insopportabile, i bagni sono inutilizzabili, non c' è energia elettrica, e il cibo scarseggia - è in aumento. E il governatore della Louisiana, Kathleen Blanco, ha spiegato che le autorità stanno programmando lo sgombero delle circa 10.000 persone - in maggioranza senzatetto, anziani e malati- che sono ammassati al suo interno, anche se non ha saputo indicare indicare una data nè il posto dove gli sfollati saranno portate. Intanto il principale ospedale della città, il Charity Hospital, già non funziona più. Mentre con l' aiuto dell' esercito, è cominciato l' allontanamento dei pazienti dal Tulane University Hospital. «La situazione è incredibile, siamo completamente circondati dall' acqua», ha raccontato una portavoce.

RIENTRO NON PRIMA DI 3-4 MESI - «Prevediamo che passeranno dalle 12 alle 16 settimane prima che la gente possa ritornare», ha spiegato successivamente il sindaco di New Orleans, che non ha nascosto la forte preoccupazione per i cadaveri che ancora sono nelle acque. «Ad un certo punto, i cadaveri cominceranno a creare un problema sanitario». A New Orleans - dove continua la lenta, ma inesorabile fuoriuscita del lago Pontchartain dagli argini - la situazione è sempre più a rischio. Dopo che è fallito il tentativo di chiudere una falla, si sono anche bloccate le pompe che avrebbero dovuto, se non prosciugare le zone inondate, per lo meno alleggerire la pressione della piena. Secondo Nagin, le acque «continueranno a crescere fino a eguagliare il livello del lago, che è un metro sopra il livello del mare». «Ed è significativo, perchè St Charles Avenue, una delle strade più famose, è due metri sotto il livello del mare. Ci saranno quasi due metri in quella zona, e in altre aree della città probabilmente più di sei». Con i ponti immersi nell' acqua e le strade ridotte a canali, New Orleans si trova a dover far fronte a una situazione sempre più drammatica. «C' erano migliaia di persone intrappolate sui tetti e negli attici, abbiamo salvato tantissime vite. È difficile capire l' estensione della devastazione, ma adesso abbiamo l' altra sfida, l' acqua che cresce». Tra l' altro, dopo i saccheggi in diverse zone della città, la tensione continua ad essere altissima, anche perchè le fuga di gas ha fatto scoppiare in città alcuni incendi.

SACCHEGGI - La Guardia Nazionale della Louisiana è comunque stata dispiegata nel quartiere francese della città, mentre giungono notizie di violenze e saccheggi nella notte. A quanto riferisce la rete televisiva locale Wbrz di Baton Rouge, vi è una rivolta in un carcere di New Orleans: i detenuti avrebbero preso in ostaggio una guardia, con la moglie e i quattro figli, che si erano rifugiati nell' istituto penitenziario. 31 agosto 2005