Uragano
Katrina:
sgomberato
il Superdome.
Ospedali
in tilt
New
Orleans
«morta
per 4
mesi»
Aumenta
la paura,
già
allagata
all'80%.
Il sindaco:
«Evacuate
la città.
Per ora
non contiamo
i morti»
WASHINGTON
- Caos
e situazione
sempre
più
tesa a
New Orleans,
messa
in ginocchio
dall'
uragano
Katrina.
Un secondo
argine
è
stato
travolto
nella
città
già
allagata
all' 80%,
e i quartieri
che si
erano
finora
salvati
rischiano
di trovarsi
sotto
tre metri
d' acqua,
ha avvertito
Ray
Nagin,
il sindaco.
PAURA
ALLAGAMENTI
- «Non
abbiamo
neanche
cominciato
a contare
i morti»
ha detto
il primo
cittadino,
aggiungendo
che già
alcuni
cadaveri
sono stati
visti
galleggiare
nell'
acqua
e che
30 edifici
sono crollati
nel vecchio
centro.
Fra questi
c' è
un ampio
complesso
di appartamenti
dove potrebbero
esserci
altre
numerose
vittime.
In ogni
caso al
momento
un
bilancio
ancora
largamente
provvisorio
parla
di 125
morti
nei
4 Stati
colpiti
dall'uragano.
NON
SALE PIU'
- Alle
19.30
(ora italiana)
di mercoledì
acqua
a New
Orleans
ha cessato
di salire:
la situazione
si è
stabilizzata.
Lo hanno
annunciato,
in una
conferenza
stampa,
i responsabili
della
gestione
dell'emergenza
della
Louisiana.
CITTA'
DA EVACUARE
- Le autorità
hanno
ordinato
a tutti
di abbandonare
la città
e cominciano
a pianificare
l' evacuazione
del Superdome.
La tensione
- nel
gigantesco
stadio
dove il
caldo
è
ormai
insopportabile,
i bagni
sono inutilizzabili,
non c'
è
energia
elettrica,
e il cibo
scarseggia
- è
in aumento.
E il governatore
della
Louisiana,
Kathleen
Blanco,
ha spiegato
che le
autorità
stanno
programmando
lo sgombero
delle
circa
10.000
persone
- in maggioranza
senzatetto,
anziani
e malati-
che sono
ammassati
al suo
interno,
anche
se non
ha saputo
indicare
indicare
una data
nè
il posto
dove gli
sfollati
saranno
portate.
Intanto
il principale
ospedale
della
città,
il Charity
Hospital,
già
non funziona
più.
Mentre
con l'
aiuto
dell'
esercito,
è
cominciato
l' allontanamento
dei pazienti
dal Tulane
University
Hospital.
«La
situazione
è
incredibile,
siamo
completamente
circondati
dall'
acqua»,
ha raccontato
una portavoce.
RIENTRO
NON PRIMA
DI 3-4
MESI
- «Prevediamo
che passeranno
dalle
12 alle
16 settimane
prima
che la
gente
possa
ritornare»,
ha spiegato
successivamente
il sindaco
di New
Orleans,
che non
ha nascosto
la forte
preoccupazione
per i
cadaveri
che ancora
sono nelle
acque.
«Ad
un certo
punto,
i cadaveri
cominceranno
a creare
un problema
sanitario».
A New
Orleans
- dove
continua
la lenta,
ma inesorabile
fuoriuscita
del lago
Pontchartain
dagli
argini
- la situazione
è
sempre
più
a rischio.
Dopo che
è
fallito
il tentativo
di chiudere
una falla,
si sono
anche
bloccate
le pompe
che avrebbero
dovuto,
se non
prosciugare
le zone
inondate,
per lo
meno alleggerire
la pressione
della
piena.
Secondo
Nagin,
le acque
«continueranno
a crescere
fino a
eguagliare
il livello
del lago,
che è
un metro
sopra
il livello
del mare».
«Ed
è
significativo,
perchè
St Charles
Avenue,
una delle
strade
più
famose,
è
due metri
sotto
il livello
del mare.
Ci saranno
quasi
due metri
in quella
zona,
e in altre
aree della
città
probabilmente
più
di sei».
Con i
ponti
immersi
nell'
acqua
e le strade
ridotte
a canali,
New Orleans
si trova
a dover
far fronte
a una
situazione
sempre
più
drammatica.
«C'
erano
migliaia
di persone
intrappolate
sui tetti
e negli
attici,
abbiamo
salvato
tantissime
vite.
È
difficile
capire
l' estensione
della
devastazione,
ma adesso
abbiamo
l' altra
sfida,
l' acqua
che cresce».
Tra l'
altro,
dopo i
saccheggi
in diverse
zone della
città,
la tensione
continua
ad essere
altissima,
anche
perchè
le fuga
di gas
ha fatto
scoppiare
in città
alcuni
incendi.
SACCHEGGI
-
La Guardia
Nazionale
della
Louisiana
è
comunque
stata
dispiegata
nel quartiere
francese
della
città,
mentre
giungono
notizie
di violenze
e saccheggi
nella
notte.
A quanto
riferisce
la rete
televisiva
locale
Wbrz di
Baton
Rouge,
vi è
una rivolta
in un
carcere
di New
Orleans:
i detenuti
avrebbero
preso
in ostaggio
una guardia,
con la
moglie
e i quattro
figli,
che si
erano
rifugiati
nell'
istituto
penitenziario.
31 agosto
2005