Il
falso
allarme
per
un attentato
kamikaze
scatena
il panico
tra
la folla
Bagdad,
strage
di fedeli:
«mille
i morti»
La tragedia
nella
fuga
di migliaia
di pellegrini
sciiti
dalla
moschea
di Kazimiah:
calca
su un
ponte
sul
Tigri,
a decine
finiscono
in acqua
31
agosto
2005
- BAGDAD
(Iraq)
- Un
falso
allarme
sulla
presenza
di due
kamikaze
ha scatenato
il panico
a Bagdad
tra
la folla
che
cercava
di allontanarsi
dalla
moschea
sciita
di Al
Kazimiyah,
nella
capitale
irachena,
dove
mercoledì
mattina
erano
stati
lanciati
alcuni
colpi
di mortaio
(succesivamente
rivendicati
dal
gruppo
terroristico
di Al
Zarqawi)
che
avevano
già
provocato
sette
vittime.
Sarebbero
841
i morti
accertati
nella
calca,
soprattutto
donne
e bambini
secondo
fonti
governative,
cui
vanno
aggiunti
sette
civili
uccisi
dallo
scoppio
dei
proiettili.
I feriti
sono
invece
più
di 323.
Un bilancio
però
destinato
ad aggravarsi
visto
che
il ministero
dell'
Interno
ha parlato
della
possibilità
che
siano
morte
«mille
persone».
I fedeli,
almeno
un milione
secondo
le stime
della
tv irachena,
si erano
radunati
nei
pressi
della
moschea
per
partecipare
alla
cerimonia
di commemorazione
del
martirio
del
settimo
imam,
Mousa
al-Kadhim,
figura
religiosa
tra
le più
venerate
dagli
sciiti
che
dà
anche
il nome
alla
moschea-mausoleo.
L'
ALLARME
KAMIKAZE
- Quando
sono
cominciate
a risuonare
le esplosioni,
la gente
si è
messa
a correre
finendo
per
ammassarsi
sopra
al ponte
sul
fiume
Tigri,
a una
delle
sue
estremità,
nel
tentativo
di scappare:
si è
creata
una
ressa
gigantesca,
e la
folla
è
stata
presa
ancora
più
dal
panico
allorché
si sono
diffuse
voci
della
presenza
nei
pressi
di uno
o più
attentatori
kamikaze,
in procinto
di farsi
saltare
in aria.
La maggior
parte
delle
vittime
sono
rimaste
calpestate,
altre
sono
cadute
nelle
acque
sottostanti
del
fiume
dopo
il cedimento
delle
spallette
del
ponte.
Molti
corpi
sono
stati
recuperati
dai
volontari
con
l' ausilio
di alcune
barche
e sul
posto
è
continuo
il viavai
delle
ambulanze
della
Mezzaluna
rossa
che
trasportano
i feriti
negli
ospedali.
IL
CIBO
AVVELENATO
- «I
nostri
cuori
sono
colmi
di dolore
per
le vittime
della
tragedia
di Khadimiah
- ha
dichiarato
alla
tv satellitare
araba
Al Jazira
il portavoce
del
Consiglio
degli
Ulema
sunniti,
Mohammed
Al Kubaisi
- ,
ma è
ovvio
che
è
in atto
un complotto
per
disgregare
il tessuto
sociale
dell'
Iraq».
A suffragare
questa
ipotesi
non
vi sarebbero
solo
i colpi
di mortaio
(secondo
alcune
fonti
arabe
potrebbero
esservi
stati
spari
anche
contro
la folla
in fuga)
ma anche
la rivelazione
della
tv statunitense
Cnn
secondo
cui
tra
le vittime
almeno
50 sarebbero
quelle
morte
per
avvelenamento
a causa
del
cibo
consumato
nella
moschea.
Un medico
dell'
ospedale
Yarmouk,
Muhannad
Jawad,
ha confermato
gli
episodi
di avvelenamento
ma ha
parlato
di soli
6 casi
accertati.
L'
APPELLO
AI SUNNITI
- Al
Kubaisi
invita
i sunniti,
«soprattutto
gli
abitanti
del
quartiere
di Al
Adamiah»
- un
quartiere
sunnita
- a
«dimostrare
la loro
solidarietà
donando
sangue
ai feriti
ed aiutando
i bisognosi
di soccorso».
Tra
i due
gruppi
religiosi
sono
forti
le tensioni
dopo
la firma
della
nuova
Costituzione,
che
i sunniti
- etnia
dominante
negli
anni
del
regime
di Saddam
- non
hanno
voluto
avallare.
IL
TIMORE
DI RITORSIONI
- «Temiamo
ritorsioni
degli
sciiti,
e in
particolare
di quelli
che
vivono
nel
quartiere
di Al-Adhamiya,
che
si trova
proprio
accanto
a quello
di Qadhimiya
dove
è
accaduta
la tragedia
di oggi»
ha detto
Ahmed
Abdel
Ghaffur
Al-Samarrai,
presidente
dell'ufficio
che
rappresenta
i sunniti
arabi
iracheni,
dopo
la strage
seguita
alla
fuga
dalla
moschea
al-Qadhim.
«Noi
condanniamo
l' attentato
che
ha colpito
oggi
gli
sciiti
- ha
affermato
Al-Samarrai
intervistato
dalla
tv araba
Al Jazira
- e
vogliamo
che
l' Iraq
rimanga
unito.
Temiamo
che
questa
tragedia
possa
scatenare
una
guerra
civile
e abbiamo
paura
di ritorsioni
da parte
degli
sciiti».
Sciiti
che
accusano
non
meglio
precisati
militanti
ultra
nazionalisti
islamici
ma anche
i seguaci
del
vecchio
regime
dittatoriale
di Saddam
Hussein.
IL
LUTTO
NAZIONALE
- Il
primo
ministro
Ibrahim
Al-Jaafari
ha annunciato
che
il paese
osserverà
tre
giorni
di lutto
per
la tragedia
che
ha colpito
la comunità
sciita
del
Paese.
Il governo
ha inoltre
istituito
una
commissione
di inchiesta
per
indagare
sulle
cause
della
tragedia.
Ma nell'
esecutivo
esplodono
anche
tensioni.
Il ministro
della
salute
iracheno,
vicino
al movimento
del
leader
radicale
sciita
Moqtada
al Sadr,
ha pubblicamente
chiesto
le dimissioni
dei
suoi
due
colleghi
degli
interni
e della
difesa,
ritenendoli
responsabili
della
mortale
calca
sul
Tigri.
Lo stesso
ministro
dell'
Interno,
Bayan
Jabor,
ha però
accusato
un «terrorista»
di avere
volutamente
diffuso
la falsa
notizia
dei
kamikaze
per
provocare
disordini.
L' emittente
tv Al
Iraqiya,
che
ha già
sullo
schermo
una
fascia
nera
in segno
di lutto,
ha mostrato
le immagini
di decine
di cadaveri
che
gallegiano
sulle
acque
del
fiume
o ammassati
in strada,
nelle
aiuole,
o nei
corridoi
degli
ospedali
della
zona.
Le immagini
sono
accompagnate
dalla
lettura
di versetti
del
corano.