Ma
i ricordi
sono ancora
divisi tra
«inevitabile»
e «orrore
assoluto»
Hiroshima,
60 anni
dalla «Bomba»
Il
vescovo
William
Skylstad,
capo della
Conferenza
episcopale
statunitense,
ha equiparato
le atomiche
al terrorismo
odierno
6
agosto 1945
/ 6 agosto
2005 - Gli
abitanti
di Hiroshima,
si appresta
sabato a
ricordare
i 60 anni
dall' esplosione
della prima
bomba atomica
che la distrusse.
Ma ancora
gli storici
e i protagonisti
dell' avvenimento
che cambiò
la storia
dell' umanità
sono divisi
tra chi
pensa che
fosse inevitabile
o che sarebbe
pronto a
rifarlo
anche se
non era
contento
(come Theodor
Van Kirk,
uno dei
due sopravvissuti
dellequipaggio
dell«Enola
Gay»,
l'aereo
che sganciò
il «little
boy»,
nome in
codice della
bomba atomica
su Hiroshima),
e chi ritiene
che il 6
agosto 1945
fu l'inizio
dell'orrore
assoluto.
COME
IL TERRORISMO
DI OGGI
- Il
vescovo
William
Skylstad,
presidente
della Conferenza
episcopale
statunitense,
ha equiparato
le bombe
di Hiroshima
e Nagasaki
al terrorismo
odierno,
in quanto
entrambi
non distinguono
tra «combattenti
e non combattenti».
In una lettera
indirizzata
al presidente
della Conferenza
episcopale
giapponese,
Skylstad
ha scritto
che le atomiche
e il terrorismo
sono ingiustificabili:
entrambi
L' esplosione
atomica
su Hiroshima
«un
crimine
contro Dio
e l'umanità».
I reduci
della guerra
del Pacifico,
invece,
per la maggior
parte ritengono
che le atomiche
salvarono
più
vite di
quante ne
costarono
(140 mila
persone
tra coloro
che morirono
subito e
quelli che
morirono
negli anni
dalle radiazioni).
«Non
esistono
civili innocenti
in una guerra:
chiunque
fa qualcosa
per contribuire
allo sforzo
bellico»,
è
il pensiero
di Harold
Agnew, uno
scienziato
che quella
mattina
era a bordo
di un altro
B-29 che
accompagnava
l'Enola
Gay con
il compito
di sganciare
strumenti
che sarebbero
serviti
a registrare
i dati dell'esplosione.
I ricordi
di Agnew
sono molto
netti: «Nessuno
ricorda
mai quello
che ha portato
a Hiroshima:
il bombardamento
di Pearl
Harbor,
il massacro
di Nanchino.
Allora pensavo
che i giapponesi
se lo meritassero
e, onestamente,
lo penso
ancora oggi».
«SAPEVAMO
TUTTI COSA
AVREBBE
PROVOCATO»
- «Sapevamo
tutti cosa
aspettarci.
Avevamo
visto ciò
che la bomba
poteva fare
durante
i test precedenti»,
ha ricordato
Morris Jepson,
il militare
che armò
personalmente
l'atomica,
smentendo
chi dice
che non
si poteva
sapere esattamente
gli effetti
che avrebbe
provocato
il fungo
atomico.
Negli Stati
Uniti organizzazioni
private,
gruppi religiosi
e amministrazioni
locali hanno
programmato
cerimonie
e riti commemorativi.
Per ora
non è
annunciata
alcuna commemorazione
ufficiale
a livello
federale.
I SOPRAVVISSUTI
- A Hiroshima
sopra una
collina
di si trova
una casa
di cura
per le vittime
della bomba,
le cui condizioni
sono troppo
gravi per
essere curati
a casa.
L'età
media dei
99 pazienti
è
83 anni,
ma tra loro
c'è
Toshio Ueda,
59 anni.
Ueda quando
«il
sole scese
sulla terra»
non era
ancora nato.
Ricevette
le radiazioni
nel ventre
della madre
la quale,
dopo la
sua nascita,
gli nascose
il fatto
per trent'anni.
Ueda comunque
soffrì
a lungo
di un persistente
sanguinamento
dal naso
e dalle
gengive.
«Mi
svegliavo
e spesso
non potevo
andare a
scuola»,
ha detto
seduto su
una sedia
a rotelle
collegato
a tubi di
plastica
per l'ossigeno.
Ueda ha
sviluppato
problemi
ai reni
quando aveva
15 anni
e problemi
al cuore
quando ne
aveva 30,
prima di
avere disordini
alla tiroide
e diabete
a 40.