Calzaturifici,
fallimenti
record.
In sei
mesi hanno
chiuso
600 attività
La
Cina,
oltre
a farci
le scarpe,
uccide
i nostri
calzaturifici
a ritmi
impressionanti.
Se l'
importazione
di calzature
"made
in China"
nel nostro
Paese
sta correndo
a ritmi
impressionanti,
è
spaventosa
la velocità
con cui
stanno
chiudendo
le fabbriche
del "made
in Italy":
basta
pensare
che nei
primi
sei mesi
dell'anno
hanno
dovuto
chiudere
i battenti
in seicento.
D'altra
parte,
l'importazione
di calzature
in pelle
dalla
Cina in
Europa
è
aumentata
del 162%
rispetto
ai primi
mesi del
2004,
con punte
del 300%
per le
scarpe
da passeggio
e del
913% per
i sandali.
Questi
i dati
denunciati
dall'Anci,
l'associazione
dei calzaturifici
italiani,
durante
la presentazione
di Micam,
la fiera
dedicata
alle scarpe,
inaugurata
alla Fiera
di Milano
e in corso
fino al
25 settembre.
Nei
primi
cinque
mesi del
2005 le
esportazioni
italiane
di calzature
sono diminuite
del 14,4%
in quantità
(quasi
20 milioni
di euro
in meno
rispetto
ai primi
sei mesi
del 2004)
e del
4,3% in
valore.
Numeri
da brivido.
E così,
quella
chiusura
di 600
aziende
tra calzaturifici,
componentistica,
pelletterie
e concerie
appare
quasi
fisiologica.
"I
nostri
calzaturifici"
spiega
il presidente
dell'
Anci,
Rossano
Soldini
"stanno
abbandonando
in modo
forzoso
le produzioni
non difendibili
nei confronti
dell'
aggressione
commerciale
cinese:
si sta
avverando
la nostra
profezia
di una
continua
erosione
della
base manifatturiera
italiana
a fronte
dell'asimmetrica
competizione
asiatica".
Soldini
si dice
preoccupato
del fatto
che "ormai
da settimane
non si
riescono
ad avere
aggiornamenti
sul monitoraggio
delle
importazioni
cinesi
di calzature
nell'
Unione
europea.
Questo
definisce
chiaramente
quali
siano
gli orientamenti
della
Commissione
nell'
aggressione
commerciale
portata
avanti
dalla
Cina".
Per
tutelare
la produzione
europea,
l' Anci
si propone
di raggiungere,
nel giro
di qualche
mese,
alcuni
obbiettivi:
l' obbligatorietà
del marchio
di origine
per le
merci
prodotte
fuori
dall'
Unione,
la conclusione
delle
procedure
antidumping
con l'
applicazione
di dazi
provvisori,
la riattivazione
delle
quote
per le
calzature
in pelle
e l' introduzione
di un
certificato
europeo
obbligatorio.