Google
si "prende"
anche la
Nasa nascerà
la città
vicina allo
spazio
Città-Google,
il posto
più
vicino allo
spazio.
L' accordo
con la NASA,
annunciato
nella sera
californiana
di Mercoledì
28, apre
una strada
tutta nuova
per quello
che è
sempre più
difficile
chiamare
il "Motore
di ricerca".
Più
di 90 mila
metri quadri
di soli
uffici e
laboratori,
costruiti
a Mountain
View, molto
vicino al
centro strategico
NASA di
Ames, che
si trova
sulla famosa
e mitologica
"route
101".
L'
accordo
prevede
la collaborazione
con l' ente
spaziale,
sia per
quanto riguarda
la "potenza
di calcolo"
dei supercomputer
che i campi
di indagine
e costruzione
di nuove
tecnologie.
I settori
interessati
spaziano
dalle nanotecnologie
alla biologia,
dalla ricerca
sullo sfruttamento
dello spazio
alle indagini
e informazioni
sulla meteorologia
terrestre.
Ciò
che farà
di questo
grande laboratorio
una città
è
invece il
fatto che
Google costruirà
anche le
case per
i suoi dipendenti,
che andranno
a lavorare
negli uffici
di Mountain
View, una
strada e
un centro
commerciale.
In questi
mesi le
assunzioni
nella società
di Brin
e Page fioccano.
Il San Francisco
Chronicle
riferisce
di una stima
secondi
cui i programmatori
e i "computer
scientist"
assunti
dal motore
starebbero
aumentando
di dieci
unità
al giorno.
Ma
sono le
assunzioni
di vertice
quelle che
contano:
Google sta
reclutando
cervelli
di eccellenza
dovunque
si trovino,
tutti nei
settori
strategici
accennati.
Dello stesso
Vinton
Cerf,
uno dei
due "padri"
dei protocolli
internet,
si è
detto che
l' ingaggio
a Google
sarebbe
servito
per progetti
nel campo
delle nanotecnologie
e di "nuovi
protocolli".
Appunto.
Citando
fonti della
società,
Il Wall
Street Journal
di oggi
indica fra
gli obiettivi
dell'accordo
"la
creazione
di un protocollo
interplanetario
per facilitare
le comunicazioni
nello spazio".
Siamo nel
sogno allo
stato più
puro. Ma
se fosse
soltanto
questo,
o ci si
limitasse
a realizzazioni
di questo
tipo, a
guadagnarci
sarebbe
soltanto
la NASA.
La quale
ha indubbi
problemi
di rilancio
tecnologico
e di consenso,
per continuare
a garantirsi
i finanziamenti.
Tanto
è
vero che
all' interno
dell'area
dove andrà
Google,
chiamata
"Research
Park",
circa 400
mila metri
quadri di
uffici,
ci sono
altri istituti
di alta
ricerca
portati
qui da altrettanti
accordi
strategici.
Sono tutti
laboratori
finanziati
da università:
Carnegie
Mellon,
Stanford,
San Jose
State University
e Santa
Clara.
Ma,
per capirne
di più,
bisogna
guardare
all' accordo
dal "versante
Google".
I
responsabili
di Google
e della
Nasa hanno
fatto qualche
esempio
per dare
un' idea
di ciò
che verrà
realizzato:
"Ci
potranno
essere realizzazioni
nel campo
dei nuovi
materiali
e della
sperimentazione,
nel campo
della convergenza
fra bio,
info e nanobiologia"
ha detto
il direttore
del Centro
di Ames,
Scott Hubbard.
Più
divulgativo,
Eric
Schmidt,
amministratore
delegato
di Google:
"Se
avete presente
le mappe
satellitari,
potete immaginarvi
cosa potremo
fare con
le immagini
Apollo e
con le mappe
stellari".
E' quasi
una balla.
Meglio
pensare
che Google
abbia voluto
entrare
in una partita
strategica,
che ha a
che fare
con la supremazia
tecnologica
e scientifica
nel corso
del 21esimo
secolo e
lo fa per
ottenerne
un vantaggio
competitivo
che stronchhi
definitivamente
i concorrenti.
Facciamo
un passo
indietro
e vediamo
tutta la
scacchiera
su cui è
impegnata
la società.
1)
Google sta
provando
ad estendere
la sua tecnologia
di ricerca
ad ogni
campo del
sapere,
ma le resistenze
si moltiplicano,
a mano a
mano che
la sua "conquista
della società"
- dai libri
alle notizie,
dalla pubblicità
al commercio
elettronico
- tocca
gli interessi
dell'industria
e della
società.
La sua sola
annunciata
presenza
nei media
è
bastata
a scatenare
un'ondata
di acquisti
di siti
e motori
di ricerca
minori,
che ha portato
alle stelle
le valutazioni
anche di
siti mediocri.
E tuttavia
ci sta provando:
ha perfino
annunciato
di voler
trasmettere
una fiction
televisiva
in protocollo
IP, non
molto diversa
da Elisa
di Rivombrosa.
2)
Google si
è
impegnato
nel predominio
dei mercati
mondiali,
comprando
una partecipazione
nel motore
cinese "Baidu"
e sta studiando
il mercato
indiano.
Ma anche
qui Brin
e Page sanno
che la penetrazione
sarà
difficile
e il predominio
assai arduo
da realizzare,
perché
i due giganti
dell'economia
asiatica
fondano
il loro
miracolo
economico
anche sui
cervelli
e sulla
ricerca,
oltre che
sulle braccia
a poco prezzo.
E allora?
Allora,
e proprio
mentre porta
avanti la
sua "guerra
totale"
per aggiudicarsi
supremazia
nell'audience
internet
e nei fatturati
pubblicitari,
Google sa
di dover
lavorare
sull'allargamento
del gap
tecnologico
tra sé
e i concorrenti.
Sa di dover
stare dove
il cuore
della ricerca
"crea"
letteralmente
il futuro.
Per raggiungere
questo risultato
sta ingaggiando
i migliori
e facendo
accordi
con quanto
di più
vicino c'è
al big money
del denaro
privato
e statale.
Là
dentro c'
è
anche il
militare,
ma del resto
Internet
da dove
viene?
Google
sa di dover
tutto, ma
proprio
tutto, al
vantaggio
tecnologico,
allo scrigno
di potenzialità
messo a
punto con
la macchina
della conoscenza.
Quella macchina
va resa
sempre più
complessa
e nuova,
perché
nessuno
possa riprodurla
uguale.
E per continuare
a stupire:
oggi con
le mappe,
domani col
monitoraggio
in tempo
reale degli
uragani.
Dopo chissà.
Intanto
tutto questo
alla borsa
piacerà.
Piacerà
maledettamente.
Quindi va
bene così.
(29
settembre
2005)