Che
Guevara,
l'ultimo
mistero
BUENOS
AIRES -
Quello che
era forse
l' ultimo
segreto
sulla morte
di Ernesto
Che Guevara
- le
sue mani
amputate
- è
stato rivelato
ieri sulle
pagine del
quotidiano
argentino
El Clarin.
In un articolo
firmato
dalla giornalista
Maria Seoane,
autrice
di diversi
libri sulle
guerriglie
latino-americane
degli anni
Sessanta
e Settanta.
Grazie
alla testimonianza
inedita
di tre periti
della polizia
scientifica
argentina,
Nicolas
Pellicari,
Juan Carlos
Delgado
ed Esteban
Rolzhauer,
la Seoane
ha potuto
ricostruire
la missione
segreta
compiuta
dai tre
funzionari
all'alba
del 12 ottobre
1967, quattro
giorni dopo
l' assassinio
del Che
in un' aula
della piccola
scuola di
La Higuera
in Bolivia.
Pellicari,
Delgado
e Rolzhauer
vennero
inviati
a Santa
Cruz de
la Sierra
dal dittatore
argentino
Juan Carlos
Ongania
su richiesta
del suo
omologo
boliviano,
René
Barrientos,
affinché
potessero
provare
al di là
di ogni
dubbio che
il guerrigliero
ucciso dal
ranger Mario
Teran, a
mezzogiorno
dell' 8
ottobre,
fosse davvero
Che Guevara.
Come
prova, i
tre avevano
l' impronta
digitale
di Ernesto
Guevara
stampata
vent' anni
prima sulla
sua carta
d' identità
argentina.
Ma non videro
mai il suo
corpo. Dopo
l' assassinio
il cadavere
di Guevara
venne sepolto
in forma
anonima,
insieme
a quello
di altri
tre guerriglieri
del suo
gruppo,
ai margini
della pista
dell' aeroporto
di Vallegrande,
il primo
centro abitato
nella zona
della selva
dove fu
catturato.
Ma la versione
ufficiale
volle che
fosse stato
cremato.
Dopo
la cattura
e la morte,
l' esercito
e il governo
boliviano
si affrettarono
a diffondere
notizie
false. La
prima fu
quella di
dire che
era stato
ucciso in
combattimento,
la seconda
che il suo
corpo non
esisteva
più.
Barrientos
era terrorizzato
sia dall'
idea di
dover dare
spiegazioni,
sia da quella
di dover
fare autopsie
pubbliche
e sia, infine,
dalla possibilità
che qualcuno
volesse
ricomporre
il cadavere
del guerrigliero
in un cimitero,
per poterlo
onorare.
Però,
dopo aver
fatto sparire
il cadavere,
il governo
boliviano
si trovò
nella difficoltà
di far credere
al resto
del mondo
che l' uomo
che aveva
ucciso fosse
effettivamente
il Che.
I primi
a dubitarne
furono i
familiari,
i secondi
i cubani,
e soprattutto
Fidel Castro.
All' inizio,
Barrientos
aveva pensato
di tagliare
la testa
di Guevara
e di spedirla
a Cuba,
ma gli americani
si erano
opposti.
Però,
come precauzione,
prima della
frettolosa
sepoltura,
a Ernesto
Guevara
erano state
tagliate
le mani
conservate
in un vaso
con un liquido
speciale
(formol)
insieme
ad altri
oggetti
personali
e al diario.
Sulle mani
e sul diario
lavorarono
i tre esperti
argentini
nella loro
missione
segreta.
I
primi due,
Pellicari
e Delgado,
esaminarono
le mani
del Che
e confrontarono
le impronte
digitali,
mentre il
terzo, Rolzhauer,
perito in
calligrafia,
si dedicò
ad esaminare
le pagine
del diario
e quella
scrittura
"minuta
e quasi
incomprensibile,
da medico".
Confrontare
le impronte,
raccontano
i tre periti
al Clarin,
non fu per
nulla facile.
La pelle
delle dita
del Che
era praticamente
distrutta.
"Le
dita erano
rattrappite
come l'
uva passa".
E, di più,
siccome
aveva vissuto
negli ultimi
mesi in
montagna
e in mezzo
alla selva
i polpastrelli
erano pieni
di piccole
cicatrici.
Così
per ottenere
un riconoscimento
dovettero
usare un
metodo abbastanza
complicato
che consisteva
nell'appoggiare
un dito
su una pellicola
per poi
fotografarla.
In questo
modo ottennero
comunque
un risultato
sicuro:
"Erano
le mani
del Che",
dicono oggi
pubblicamente
grazie al
permesso
che hanno
ricevuto
dai loro
superiori.
Stessa
conferma
venne dall'
esame della
calligrafia.
Fu così,
grazie a
questa missione
segreta,
che anche
Cuba si
convinse
della morte
del guerrigliero.
Quel che
accadde
poi è
un ultimo
mistero.
Gli agenti
boliviani
pretendevano
che i tre
argentini
si portassero
via le mani
di Guevara.
Ma i tre
si rifiutarono.
"La
nostra missione
finisce
qui",
dissero
prima di
abbordare
l' aereo
che li riportava
in patria
con il segreto
che hanno
conservato
per quasi
quarant'anni.
E di quelle
mani non
si seppe
più
nulla.
Una
versione
vuole che
siano state
trafugate
e portate
a Cuba,
insieme
alle pagine
del diario
(che poco
dopo verrà
pubblicato
da Fidel
Castro),
dal ministro
degli Interni
boliviano
Antonio
Arguedas.
Questi era
un doppio
agente,
al soldo
sia della
Cia che
dei servizi
segreti
cubani,
che dopo
la morte
di Guevara
fuggirà
all' Avana
con il diario
e altri
oggetti
personali.
Una seconda
versione
vuole che,
dopo il
riconoscimento
degli argentini,
vennero
sotterrate
vicino al
cadavere
mentre l'ultima
sostiene
che vennero
rubate da
Felix Rodriguez,
cubano anticastrista
e agente
della Cia
che partecipò
all' ultimo
interrogatorio
di Che Guevara,
e consegnate
a Miami
all' agenzia
Usa.
Di
simboli
e fantasmi
necrofili,
d' altra
parte è
colma la
storia argentina.
Come quelle
del guerrigliero
eroico nato
a Rosario
nel 1924,
anche le
mani di
Juan Peron,
il presidente
dei descamisados,
furono tagliate
dal suo
cadavere
per essere
rivendute.
E sorte
peggiore
toccò
alla sua
prima moglie,
la venerata
Evita. Quando
Peron nel
'55 venne
estromesso
da un colpo
di Stato,
il cadavere
di Evita
fu trafugato
dai militari
e spedito
via nave
fino a Milano
affinché
i peronisti
non avessero
un luogo
né
un simbolo,
il mausoleo
di Evita,
dove ricordare
i propri
leader.