BOMBA
A NASSIRIYA
Morti
tre
italiani
NASSIRIYA,
27.04.06
- Il
contingente
italiano
a Nassiriya
è
finito
di nuovo
nel
mirino
dei
terroristi.
Verso
le 7,30
ora
italiana
una
bomba
esplosa
al passaggio
di una
pattuglia
composta
da militari
italiani
e rumeni
ha provocato
la morte
di quattro
soldati,
tre
italiani
e uno
romeno.
DUE
RIVENDICAZIONI
-
Due
le rivendicazioni,
la cui
autenticità
è
ancora
tutta
da valutare.
L'intelligence
italiana
ha individuato
su internet
un primo
messaggio
che
attribuiva
l'attentato
di alle
Brigate
Imam
Hussein,
riconducibili
al terrorista
giordano
Abu
Musab
al Zarqawi.
In serata,
sempre
su Internet,
è
stato
trovato
un secondo
testo,
nel
quale
si legge
che
"l'Esercito
islamico
in Iraq
è
stato
capace
di distruggere
un veicolo
appartenente
alle
forze
di coalizione
...
uccidendo
tre
soldati
italiani
e un
rumeno".
LE
VITTIME
-
Tre
sono
le vittime
nel
contingente
italiano:
il capitano
dell'esercito
Nicola
Ciardelli,
del
185esimo
battaglione
dei
paracadutisti
di Livorno;
il maresciallo
capo
dei
carabinieri
Franco
Lattanzio,
38 anni
di Pacentro
(L'Aquila);
e il
maresciallo
capo
dei
carabinieri
Carlo
de Trizio,
37 anni
di Bisceglie
(Bari)
deceduto
in ospedale.
È
rimasto
gravemente
ferito
il maresciallo
aiutante
Enrico
Frassinito,
41 anni,
di Padova
ma residente
a Sommacampagna
(Verona):
ha riportato
con
ustioni
su circa
il 30%
del
corpo
ma pare
non
in pericolo
di vita.
Il rientro
delle
salme
è
previsto
forse
per
sabato
pomeriggio.
Nell'esplosione
ha perso
la vita
anche
un caporale
della
polizia
militare
rumena,
Bogdan
Hancu,
di 28
anni.
La Polizia
militare
rumena
ospitata
a Camp
Mittica
è
formata
da 100
uomini.
IN
IRAQ
DA SOLI
13 GIORNI
- Frassinito
e de
Trizio
si trovavano
in Iraq
da soli
13 giorni,
erano
giunti
a Nassiriya
il 14
aprile
scorso.
Mentre
Lattanzio
era
giunto
in Iraq
il 3
dicembre
del
2005.
Frassanito
è
stato
trasportato
in elicottero
dall'ospedale
della
base
militare
italiana
all'ospedale
militare
americano
Rol
3, che
si trova
a circa
150
chilometri
dalla
sede
della
missione
italiana.
L'ospedale
statunitense,
da quanto
viene
riferito,
sarebbe
più
attrezzato
ad affrontare
l'emergenza.
Nessun
altro
militare
italiano
è
rimasto
ferito
nell'attentato
Le persone
coinvolte
sono
state
esclusivamente
quelle
a bordo
del
secondo
veicolo
del
convoglio,
sotto
il quale
è
scoppiato
l'ordigno.
LA
MATRICE-
Non
è
ancora
chiara
la matrice
dell'attentato.
Gli
organismi
investigativi
e di
intelligence
sono
al lavoro
- analizzando
ogni
particolare
al microscopio,
dalla
particolarità
dell'esplosione
al tipo
di esplosivo
usato
- per
capire
chi
c'è
dietro
all'attacco
di una
violenza
inedita,
per
la "tranquilla"
provincia
di Dhi
Qar,
almeno
con
riferimento
agli
ultimi
mesi.
Secondo
gli
artificieri
che
hanno
analizzato
gli
ordigni
"improvvisati"
(come
quello
usato
oggi
a Nassiriya),
i cosiddetti
IED
(Improvised
Explosive
Device).
DINAMICA
-L'ordigno,
collocato
al centro
della
carreggiata,è
esploso
al passaggio
di un
convoglio
del
contingente
internazionale
e ha
colpito
una
camionetta
italiana.
Faceva
parte
di un
convoglio
che
marciava
lungo
una
strada
a sud
ovest
dell'abitato
di Nassiriyah,
e si
stava
recando
al PJOC
(Provincial
Joint
Operation
Centre,
la sala
operativa
integrata
delle
Forze
di sicurezza
della
Provincia).
Era
formato
da quattro
veicoli
protetti
del
Reggimento
carabinieri
della
Msu
(Multinational
Specilaized
Unit)
con
a bordo
un Ufficiale
dell'Esercito,
15 militari
dell'Arma
dei
carabinieri
e graduato
della
Polizia
Militare
rumena.
Lo scopo
del
traferimento
era
quello
di rilevare
il personale
in servizio
presso
un comando
locale
della
polizia
irachena.
L'attentato
è
avvenuto
in un
punto
di "un
percorso
stradale
noto
e che
i militari
italiani
percorrevano
da quasi
tre
anni"
ha riferito
il maggiore
Marco
Mele,
portavoce
del
contingente
italiano
in Iraq.
Mele
ha anche
sottolineato
che
benché
l'area
di Nassiriya
sembri
essere
più
tranquilla
rispetto
ad altre
del
Paese
iracheno,
"in
realtà
la situazione
è
sempre
potenzialmente
a rischio".
Quanto
infine
al clima
che
ora
si respira
tra
i componenti
del
contingente
italiano,
il portavoce
ha detto
che
"la
vigilanza
resta
alta,
è
questo
un colpo
da ko
e però
ci risolleveremo.
Ricordiamo
che
la nostra
è
una
missione
di sicurezza,
umanitaria
di collaborazione
con
le autorità
locali
per
la convivenza
civile
e andremo
avanti".
PRECEDENTI
-
L'ultima
"azione
ostile"
nei
confronti
dei
militari
italiani
si era
avuta
solo
5 giorni
fa:
un ordigno
posto
ai lati
della
carreggiata,
fatto
esplodere,
anche
in quel
caso,
al passaggio
di un
convoglio.
Ma si
parlò
di una
bomba
a basso
potenziale
e di
un'azione
che
poteva
dunque
essere
soltanto
dimostrativa.
In tre
anni
di operazioni
in Iraq
sono
morti,
compreso
l'attentato
di oggi,
29 militari
e 7
civili,
fra
i quali
il funzionario
del
Sismi,
Nicola
Calipari.