L'
Unione
dopo
la bomba
a Nassiriya
Prodi:
"La
nostra
linea
non
cambia"
ROMA,
27.04.06
- E
adesso?
Un Romano
Prodi
addolorato
spiega
che
"è
il momento
di unirsi
al pianto
delle
famiglie.
Questo
è
il momento
del
dolore".
Poi
però
sulla
linea
da tenere
in Iraq
concede:
"È
da parecchio
tempo
che
noi
abbiamo
una
politica
molto
precisa".
Senza
ripensamenti
ma neanche
accelerazioni
sulla
road
map
irachena,
insomma.
Il Professore
conferma
il piano
di ritiro
delle
truppe
nei
"tempi
tecnici
necessari"
e in
"consultazione
con
le autorità
irachene",
come
è
scritto
nel
programma
dell'Unione.
Lo spiega
anche
con
una
nota
nella
quale
fra
l'altro
si dice
che
"la
nostra
posizione
non
è
affatto
diversa
da quella
che
oggi
sta
esprimendo
la maggioranza
dell'opinione
pubblica
americana
e non
è
nemmeno
lontana
da quella
che,
oggi,
sta
esprimendo
il governo
italiano
quando
dichiara
di ritirarsi
entro
la fine
del
2006".
Francesco
Rutelli
si allinea
al Professore:
"Deve
essere
chiaro
a tutti
che
l'agenda
dell'Italia
in Iraq
non
è
mai
stata
e mai
sarà
determinata
né
modificata
dai
gesti
criminali
dei
terroristi".
E il
diessino
Luciano
Violante
puntualizza:
"Il
governo
dell'Unione
attuerà
un rientro
concordato
dall'Iraq,
congiunto
all'assunzione
di responsabilità
politica",
perché
"anche
con
un impegno
di pace
si può
rendere
onore
ai caduti
di Nassiriya".
RITIRO
DELLE
TRUPPE
- Nel
centrosinistra
è
tempo
di riflessioni.
Come
capita
ogni
volta
che
c'è
un attentato,
e come
ogni
volta
quando
si tratta
di discutere
di ritiro
affiorano
divisioni
nella
nuova
maggioranza.
Stare
o non
stare
in Iraq?
Il leader
dell'Udeur
Clemente
Mastella
rimanda
la palla
a Prodi:
"Deciderà
il prossimo
governo
nell'investitura
piena,
sarà
Prodi
al governo
a valutare
in maniera
responsabile
e collegiale".
Alla
luce
di quanto
accaduto
a Nassiriya
Antonio
Di Pietro,
presidente
dell'Italia
dei
Valori,
chiede
il ritorno
in patria
dei
nostri
militari
"nei
tempi
tecnici
previsti".
Marco
Rizzo,
europarlamentare
del
Pdci
è
più
diretto:
"Altre
giovani
vite
spezzate
in nome
di una
guerra
di aggressione
ingiusta
e nata
sulla
menzogna.
È
un massacro
inaccettabile
di civili
iracheni
e di
truppe
straniere,
il prezzo
che
ha messo
in conto
da far
pagare
ad altri
il governo
Bush
per
mantenere
incontrastato
il dominio
unipolare
statunitense
sul
mondo".
L'orientamento
del
prossimo
governo
sulla
missione
Antica
Babilonia
lo illustra
Umberto
Ranieri,
responsabile
del
Dipartimento
esteri
dei
Ds:
"Rientro
del
contingente
militare
italiano
dall'Iraq,
conferma
invece
per
la presenza
delle
altre
missioni
italiane
all'estero:
Afghanistan,
Kosovo
su tutte".
Il segretario
del
Prc
Fausto
Bertinotti
dice
che
"per
parte
nostra,
sul
terreno
della
politica
non
possiamo
che
trarre
una
ulteriore
ragione
per
il nostro
impegno
contro
la guerra
e il
terrorismo".
MUSSOLINI
ALL'ATTACCO
- Normale
che
la destra
ne approfitti.
Alessandra
Mussolini
va giù
piatta:
"Ora
a sinistra
qualcuno
starà
brindando!
Gli
elettori
di Prodi
ed i
sostenitori
della
sinistra
non
più
tardi
di martedì
scorso
auspicavano
altri
dieci-cento-mille
attentati
contro
i militari
italiani:
sono
stati
accontentati".
Giulio
Andreotti,
senatore
a vita
e candidato
della
Cdl
alla
presidenza
di Palazzo
Madama
dice
che
il problema
della
missione
"esiste
e va
risolto"
aggiungendo
che
"però
bisogna
lasciare
l'Iraq
agli
iracheni".
Particolarmente
polemico
Francesco
Cossiga
che
commentando
la bomba
in Iraq
dice,
alludendo
alle
contestazioni
verificatesi
nel
corteo
della
Liberazione:
"Il
25 aprile
Milano
ha chiamato,
il 27
aprile
Nassiriya
ha risposto".